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Politiche autoriali. Sceneggiatura contro regia, da Aristotele alle serie tv contemporanee

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Belcastro
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Linguaggi dello Spettacolo, del Cinema e dei Media
  Relatore: Marcello Walter Bruno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

Questa tesi nasce dall'osservazione della diffusa tendenza negli studi accademici e nella critica cinematografica di attribuire al regista tutti i meriti di un film, anche nel caso di lungometraggi evidentemente narrativi e nei quali la sceneggiatura non è scritta dal regista. Se ci appare operazione giusta e condivisibile dedicare volumi, saggi e articoli a Quentin Tarantino, Woody Allen, Sofia Coppola, Wes Anderson e tutti quei registi autori completi che curano con la stessa attenzione la sceneggiatura quanto la messa in scena, è altrettanto corretto allora continuare ad assegnare in maniera automatica la paternità al regista anche quando ci troviamo dinanzi a film nei quali sceneggiatore e regista non coincidono? E, soprattutto, come posizionare quest'ordine di discorso in un panorama contemporaneo dominato dall'eccellenza dei seriali televisivi, i quali paiono aver -secondo voci più che autorevoli -ormai superato il cinema stesso e nei quali sono, invece, gli sceneggiatori ad avere l'egemonia assoluta?
Nel corso dei cinque capitoli che compongono la tesi proverò a rispondere a queste ed altre domande, riportando esempi, teorie, contraddizioni e quant'altro possa essere utile per ricostruire (ipotizzandone risposte e sviluppi futuri) il dibattito sull'autorialità negli audiovisivi.

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INTRODUZIONE Questa tesi nasce dall'osservazione della diffusa tendenza negli studi accademici e nella critica cinematografica di attribuire al regista tutti i meriti di un film, anche nel caso di film evidentemente narrativi e nei quali la sceneggiatura non è scritta dal regista. Se ci appare operazione giusta e condivisibile dedicare volumi, saggi e articoli a Quentin Tarantino, Woody Allen, Sofia Coppola, Wes Anderson e tutti quei registi autori completi che curano con la stessa attenzione la sceneggiatura quanto la messa in scena, è altrettanto corretto allora continuare ad assegnare in maniera automatica la paternità al regista anche quando ci troviamo dinanzi a film nei quali sceneggiatore e regista non coincidono? E, soprattutto, come posizionare quest'ordine di discorso in un panorama contemporaneo dominato dall'eccellenza dei seriali televisivi, i quali paiono aver -secondo voci più che autorevoli -ormai superato il cinema stesso e nei quali sono, invece, gli sceneggiatori ad avere l'egemonia assoluta? Nel corso dei cinque capitoli che compongono la tesi proverò a rispondere a queste ed altre domande, riportando esempi, teorie, contraddizioni e quant'altro possa essere utile per ricostruire (ipotizzandone risposte e sviluppi futuri) il dibattito sull'autorialità negli audiovisivi. Questa indagine mi ha portato ad attraversare, anche se per sommi capi, l'intera storia del cinema: nel primo capitolo parto dai lavori dei fratelli Lumière, passando per gli esperimenti di Georges Méliès, alla ricerca di tracce autoriali e di una prima teoria sistematica di autorialità intesa come regia che trova espressione nei primi anni Cinquanta in Francia con la politique des auteurs sviluppata da François Truffaut nelle pagine della rivista francese Cahiers du cinéma prendendo spunto dalle teorie formulate qualche anno prima da Alexandre Asturc e Andrè Bazin. Seguendo i fortunati sviluppi di questa teoria (dai contributi di Jean-Luc Godard per finire con le varianti anglofone apparse negli anni Sessanta) proverò ad evidenziarne pregi e difetti, questi ultimi anche attraverso le perplessità esposte già all'epoca da Bazin e Barthélémy Amengual. Nel secondo capitolo sposto l'attenzione sugli sceneggiatori cercando di metterne in evidenza l'essenziale lavoro svolto – spesso sotto traccia – nelle più importanti filmografie mondiali: dal cinema hollywoodiano, al neorealismo (Cesare Zavattini) e la grande commedia italiana (Age&Scarpelli), passando per l'espressionismo tedesco e il cinema sovietico. Chiude il capitolo l'analisi di quella che, ad oggi, è l'unica vera contro-teoria sistematica che prova a riabilitare la figura dello 3

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Parole chiave

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regia
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politique des auteurs
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