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Diversabilità ed integrazione: riflessioni e strategie per la costruzione di un progetto di vita.

Il processo di integrazione delle persone diversamente abili in famiglia, nella scuola, nel lavoro rappresenta l’esito di un lungo percorso scientifico, culturale, istituzionale. In questo percorso non sempre lineare di avvicinamento al modello attuale, dai più indicato con il termine integrazione, si posso riconoscere alcune fasi contraddistinte da modi differenti di intendere e di trattare l’handicap e la persona in situazione di handicap: esclusione, medicalizzazione, inserimento, integrazione.
Dopo una breve presentazione degli aspetti generali e dell’evoluzione del concetto di diversabilità, ho soffermato la mia attenzione soprattutto sulla fase dell’integrazione, elaborando un’analisi storico-pedagogica e legislativa dell’integrazione scolastica dei soggetti portatori di handicap, prendendo in considerazione la ridefinizione degli assetti normativi e strutturali del sistema educativo e formativo italiano, e le diverse opzioni e i diversi disegni istituzionali, suddividendo il capitolo in due diverse vie: quella normativa e quella operativa.
L’integrazione però va vista come un progetto globale nel quale vanno a confluire non solo progetti di carattere didattico, ma anche riabilitativo e sociale. Essa infatti acquista un significato solo se si identifica con un processo di pieno sviluppo della persona umana. A tal proposito ho ritenuto opportuno parlare e approfondire il concetto di progetto di vita il che significa considerare la Programmazione Educativa Individualizzata in una dimensione orizzontale, che consideri non solo il tempo scolastico, ma l’intera giornata, comprensiva di una progettazione longitudinale che si estenda all’arco della vita. Bisogna pensare alla scuola e ai servizi come a uno dei contesti e bisogna vederli in continua interazione con gli altri, ad esempio la famiglia, il territorio, ecc. Bisogna quindi dare anche ai diversamente abili gli strumenti e le opportunità adeguate per poter progettare la loro vita anche se nei limiti del loro handicap.
A tal proposito ho dedicato il terzo capitolo all’importanza della continuità formativa, nonchè della costruzione di un progetto di vita. Ho analizzato il valore e la necessità del raggiungimento di un adeguato livello di autonomia che riesca a garantire il benessere complessivo della persona sia nella gestione del sé e del proprio ambiente di vita, che nei rapporti con la realtà esterna; nonché ho preso in considerazione l’importanza dell’inserimento lavorativo dei disabili affinchè tutto ciò non rimanga solo un’utopia, ma diventi realtà, e si possa quindi vivere effettivamente in una società senza esclusi.
Al fine di valutare e verificare, seppur in maniera semplicemente indicativa, in quanto riferita ad un singolo caso, l’efficacia e la validità degli interventi, degli aiuti e dei supporti che vengono offerti a partire fin dai primi momenti in cui una famiglia entra in contatto con la dura realtà della disabilità del proprio figlio, e per cercare di provare l’eventuale validità dei sostegni offerti alla famiglie, nonché allo stesso soggetto portatore di handicap, da parte delle figure professionali con le quali entrano in contatto, da parte del contesto scolastico e dalla società in generale ho deciso di concludere il mio elaborato intervistando la madre di una bambina down, Carola, riportando, così, la testimonianza di un genitore che vive questa realtà e che ha deciso di aprirsi raccontandomi la sua personale esperienza.

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5 INTRODUZIONE Migliaia di disabili lavorano, si alzano presto la mattina, usufruiscono di mezzi pubblici e raggiungono il loro posto di lavoro come qualsiasi cittadino. La persona con disabilità va al cinema, va al teatro, si reca al mare o in montagna, pratica sport anche se presenta deficit gravi; abbiamo visto gare splendide e molto combattute sul piano agonistico, ragazze non vedenti che discendono con sci ai piedi, giovani con la sindrome di Down divertirsi a nuotare in piscina. “La “normalità” della disabilità nei contesti sociali, culturali, lavorativi e sportivi è sempre più una realtà, ma ciò è dovuto al fatto che queste persone hanno incontrato nell’arco della loro vita, fin ai primi attimi della loro esistenza, un contesto educativo in grado di promuovere e di coordinare attività riabilitative e specialistiche indispensabili alla loro crescita e sono state inserite in un campo affettivo, sociale ed educativo capace di dare senso compiuto agli sforzi profusi, alla luce di un progetto di vita che fin dall’inizio occorre abbozzare e pensare in modo dinamico ed evolutivo.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Teresa Troise Contatta »

Composta da 101 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.