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Autismo in famiglia. Tra bisogni e risposte sociali

La bibliografia relativa alla Sindrome Autistica, della sua storia, sviluppi, delle più disparate teorie e studi sulle possibili cause è molto ampia. Ma in questo lavoro voglio porre l'accento su quello che ho spesso percepito come una zona d'ombra che è strettamente legata al mondo dell'Autistico ma che spesso passa in secondo piano. mi rivolgo quindi alle famiglie, che si trovano ad affrontare una situazione che mai nelle loro aspettative di vita avevano solo osato immaginare e che bisognano di un adeguato supporto in modo da potere essere di reale supporto a loro volta.. Voglio quindi sottolineare e mettere in luce le enormi difficoltà, disagi e problematiche di queste famiglie che si ritrovano drammaticamente a cozzare contro la diagnosi di sindrome autistica, in modo che prendendone realmente atto, si possano portare avanti delle valide iniziative volte a garantire la qualità e la continuità del percorso terapeutico individualizzato.
Insieme alla Dott.ssa Giovanna Maria Gambino, Dirigente funzionale Centro di diagnosi e terapia dell'autismo all'interna della struttura “Aiuto Materno” USL 6 Palermo, abbiamo strutturato un questionario (allegato 1) ; volto ad indagare come le famiglie con persone affette da autismo, vivono il loro quotidiano rapporto con la disabilità all'interno della società in cui sono inserite.
Il Questionario è stato somministrato in forma anonima ad un campione di 20 famiglie frequentanti il centro dell'associazione AGSAS Onlus di via don Orione 18. Palermo.
Inoltre sulla base del lavoro svolto ed i risultati ottenuti, ho potuto definire le linee guida di un possibile progetto circa l'organizzazione di un centro diurno per persone affette dalla disabilità causata dalla sindrome autistica. (allegato 2)

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Pag. 4 CAPITOLO 1 Evoluzione del termine AUTISMO – Cenni storici - La parola autismo deriva dal greco autòs che significa se stesso e, come modello particolare di struttura psichica, si evidenzia drammaticamente per l'isolamento, l'anestesia affettiva, la comparsa dell'iniziativa, le difficoltà psicomotorie, il mancato sviluppo del linguaggio. Il termine autismo viene utilizzato per la prima volta nel 1911 da Eugen Bleuler 1 , uno psichiatra che si servì di questo termine per indicare una particolare categoria del disturbo del pensiero , il “pensiero egocentrico” presente come sintomo fondamentale nella schizofrenia. Egli notò che l'autismo causava problemi a livello relazionale, portando il soggetto ad interessarsi solo ed esclusivamente di se stesso. Nel 1943 un pedopsichiatra americano, Leo Kanner 2 , pubblica un articolo nella rivista Nervous Child dove descrive 11 bambini di età compresa tra i 2 ed i 10 anni che presentano sindromi simili, in questo articolo, primo tentativo di spiegare l'autismo da un punto di vista teorico, Kanner differenzia da un punto di vista descrittivo la sindrome da lui denominata “autismo infantile precoce” dal deficit mentale innato, egli sottolinea come tutti i bambini da lui osservati non fossero in grado di mettersi in contatto con gli altri fin dalla prima infanzia, in particolare erano presenti gravi turbe del linguaggio e delle relazioni sociali; Kanner descrisse i suoi pazienti come :”tendenti all'isolamento, autosufficienti, felici se lasciati da soli, come in un guscio”. 1 Gillberg C., Coleman M. (2003). La biologia delle sindromi autistiche. Edizioni scentifiche Cuzzolin. Napoli. 2 Surian L. (2002). Autismo, indagini sullo sviluppo mentale. Laterza. Roma.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Lavinia Pinello Contatta »

Composta da 110 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2816 click dal 28/02/2013.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.