Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Le emozioni senza voce: alessitimia, disturbi del comportamento alimentare e dipendenze patologiche

Il mio elaborato è incentrato sul tema dell'alessitimia, un deficit della competenza emotiva, palesato dall'incapacità di mentalizzare e verbalizzare le emozioni.
Il lavoro è suddiviso in 2 parti: la prima parte consta di un capitolo nel quale si affronta il tema dell'alessitimia dal punto di vista storico ed eziologico.
Vengono approfondite le radici neurobiologiche, psicologiche e socio culturali del costrutto. In particolare, per quanto concerne le origini psicologiche, vengono esaminate le connessioni tra alessitimia e altri costrutti psicologici quali regolazione emotiva, attaccamento e coping.
L'ultima parte del capitolo affronta il tema degli strumenti di misurazione dell'alessitimia, analizzando sia strumenti di tipo quantitativo che qualitativo, e ponendo l'attenzione sull'importanza di un approccio multidisciplinare e multi-metodo.
La seconda parte del mio elaborato affronta una particolare declinazione delle origini psicologiche dell'alessitimia, alla luce dei Disturbi del Comportamento Alimentare e delle Dipendenze Patologiche. Nello specifico tali disturbi psicosomatici sono considerati come delle vere e proprie strategie di fronteggiamento dell'ingorgo emotivo, laddove il corpo diviene teatro della sofferenza che il soggetto alessitimico non è in grado di comunicare. Infine vengono descritte delle proposte di trattamento dell'alessitimia e delle sue conseguenze psicosomatiche, alternative alla terapia psicoanalitica, inefficace poiché incentrata sul prerequisito fondamentale della comunicazione, impossibile per il soggetto alessitimico.

Mostra/Nascondi contenuto.
1 INTRODUZIONE “Date voce al dolore: la pena che non parla sussurra al cuore affranto e gli dice di spezzarsi” (Macbeth, IV, 3) William Shakespeare Il termine “alessitimia” (dal greco “a”=assenza; “lexis”= parola; “thymos”= emozione), fu introdotto nel 1976 da John Nemiah e Peter Sifneos, e si riferisce all’incapacità rilevata in alcuni pazienti di “dare voce alle emozioni”. Il soggetto alessitimico, dunque, non è affatto privo di emozioni, dotazioni peraltro innate nella specie umana: ciò che caratterizza i pazienti alessitimici è l’incapacità di etichettare, elaborare e regolare le emozioni a livello cognitivo, e tutto ciò compromette le varie tappe di sviluppo della competenza emotiva. Il tema dell'alessitimia ha destato l'interesse di molti studiosi negli ultimi trent'anni. Questa profonda curiosità è comprensibile alla luce delle trasformazioni concettuali che hanno riguardato il costrutto stesso di alessitimia. Inizialmente infatti, il concetto indicava una dimensione discreta di personalità, alla pari di altre dimensioni psicopatologiche, come la depressione. Questa prima formulazione però riduceva l’alessitimia ad una serie di elementi cognitivi specifici di quei soggetti con disturbi attinenti alla sfera psicosomatica. Soltanto in occasione della XI Conferenza Europea sulle Ricerche Psicosomatiche, che si è svolta ad Heidelberg nel 1976, il costrutto dell'alessitimia viene definito operativamente. Si comincia a considerare l'alessitimia non più come un indice mono - tratto, bensì come un'espressione multi-variata della personalità, riconducibile ad uno stile cognitivo-affettivo connotato da incapacità nel verbalizzare il proprio vissuto emotivo, deficit nell'identificazione e

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Raffaella Attianese Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 12166 click dal 08/03/2013.

 

Consultata integralmente 5 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.