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La medicalizzazione della gravidanza e del parto

Nell’ambiente medico, si assiste ad un uso di procedure che sono state testate su gruppi a rischio, nella convinzione che se una procedura è efficace nell’assistenza del rischio, a maggior ragione sarà efficace nei casi “normali”: gli interventi, l’uso esclusivo di esami, test diagnostici (anche quelli invasivi) e i tagli cesarei si fanno sempre più numerosi. Ciò non si mostra funzionale ad un miglioramento effettivo dell’assistenza della gravidanza sino al parto, ma all’organizzazione della stessa struttura sanitaria.
Attualmente, in tutti i paesi sviluppati, incluso il nostro, si sta assistendo ad una crescente medicalizzazione della gravidanza e del parto, ovvero ad un aumento della frequenza di procedure diagnostiche e terapeutiche complesse e invasive estese alla totalità delle gravidanze senza nessuna prova scientifica della loro necessità ed efficacia.

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INTRODUZIONE  Il fenomeno Circa un secolo fa, la medicina andava di pari passo con la scienza e la fisica classica e meccanica, applicando queste discipline scientifiche al corpo umano e alle sue funzioni. Tale visione venne adottata anche nell’ambito della gravidanza e del parto. I sistemi occidentali di assistenza medica sono oggi caratterizzati dall’utilizzo del potere della scienza: essi, infatti, hanno una visione meccanicistica del corpo umano il quale può essere riparato meccanicamente, cioè mediante farmaci e chirurgia. Coerentemente a concezioni come queste, il periodo prenatale viene considerato come una fase che porta con sé un alto rischio di patologia e il parto è ritenuto un problema medico. Quindi, il presupposto sul quale si basa il modello medico è che la gravidanza e le fasi ad essa connesse sono patologie. La donna, vista come soggetto passivo, nel periodo che va dal concepimento al parto, è sotto stretto controllo medico, con esami preventivi e cure particolari per le pazienti ritenute ad alto rischio. Ciò fa sì che nelle soluzioni tecnologiche vi si ripone sempre più una maggiore fiducia ritenendole non tanto appropriate bensì necessarie. Non sono però da trascurare i fattori psicologici, sociali e ambientali che devono essere enfatizzati in quanto determinanti per la salute della donna in stato interessante e per il nascituro. Se si tiene conto di questa concezione la gravidanza non è una malattia, ovvero un processo puramente fisiologico e biochimico ma combinato ad elementi mentali e spirituali. Lo stesso dicasi per il parto. La gestante non deve essere necessariamente trattata come una paziente e non necessariamente il parto richiede una procedura chirurgica, naturalmente salvo i casi di gravidanze a rischio. Quindi la tecnologia non va rifiutata ma utilizzata in modo adeguata. Da quando la riproduzione umana è divenuta campo esclusivo della medicina, la gravidanza e il parto sono stati trasformati in eventi medici, da 3

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Maria Giovanna Esposito Contatta »

Composta da 58 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.