Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Violenza geografica, coercizione politica e organizzazione spaziale a Sarajevo. Mutamenti urbani tra l'assedio e la ricostruzione

All'interno di configurazioni territoriali complesse, anche le politiche della città, come politiche di controllo e di organizzazione dello spazio urbano, giocano un ruolo decisivo nell'orientare i legami solidaristi tra i gruppi e quindi nel condizionare le logiche di integrazione dei sistemi politici regionali o nazionali.
La città di Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, negli anni del conflitto e dell'attuale transizione ha partecipato, in una dinamica complessa, alle più importanti trasformazioni del paese. Durante la guerra nazionalista, la città, teatro della principale guerra urbana, è stato l'oggetto di un conflitto egemonico tra gli attori di guerra serbo-bosniaci e bosnjak per controllarne lo spazio e la popolazione e ridefinire le relazioni tra i gruppi. Durante i negoziati di Washington e di Dayton, la geografia della città è stata al centro delle trattative tra i gruppi nazionalisti e i rappresentanti della comunità internazionale e la sua attuale forma urbana è, in maniera decisiva, condizionata dai risultati di quegli accordi. Negli anni successivi, segnati dalle incertezze della ricostruzione e della triplice transizione del paese (post-conflittuale, post-socialista ed economica), Sarajevo è uno spazio polarizzato e traumatizzato, che partecipa alle difficoltà più generali dell'integrazione del paese e trova difficile fornire i suoi contributi alla ricostruzione delle relazioni tra i gruppi sub-nazionali.

Mostra/Nascondi contenuto.
Violenza geografica, coercizione politica e organizzazione spaziale a Sarajevo Mutamenti urbani tra l’assedio e la ricostruzione From behind lowered eyelashes I saw Sarajevo, so much ruined and so much loved- loved as never before- rising up from the earth, taking off and flying away, somewhere beyond, where everything is gentile and tranquil. It flew toward the deepest recesses of reality, where it can be loved and dreamed about, and from where it can shine back upon us, rich with meaning, like a beckoning destination. Karahasan D., 1994, Sarajevo, Exodus of a City, New York, Kodansha International. Introduzione L'urbanista statunitense Scott Bollens nei suoi recenti lavori sui conflitti nazionalisti ha evidenziato come le politiche e le leggi che riguardano la regolazione e la gestione dei territori possano avere conseguenze significative sul peggioramento o l'inasprimento delle relazioni tra i gruppi.“Il modo in cui i conflitti a sfondo nazionalistico si legano alla dimensione territoriale (e a specifiche aree in un dato territorio) può avere un'influenza importante sull'evoluzione dei conflitti stessi” 1 . Le riflessioni dell'autore valorizzano la definizione di Robert Sack del territorio come lo strumento attraverso il quale “un individuo o un gruppo riescono a condizionare, influenzare o controllare persone, fenomeni e relazioni, delimitando e controllando una data area geografica” 2 . Bollens, partendo da questa definizione del territorio come artefatto sociale e politico, individua gli obiettivi a cui tendono le politiche territoriali in contesti segnati da conflitti nazionalisti: “l'affermazione di potere, il soggiogamento dell'altro, la protezione dell'identità di gruppo, la 1 Bollens S.A., 2010, Trincee in città: muri, confini, costituzioni, in Storia urbana n.128, p. 25. 2 Sack R. D., 1986, Human territoriality: its theory and history, Cambridge, Cambridge University Press. 4

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Alberto Prioli Contatta »

Composta da 66 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 306 click dal 23/04/2013.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.