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Studio randomizzato controllato di una facilitazione in estensione di anca secondo metodica bobath. Studio preliminare.

Informazioni tesi

  Autore: Davide Gavioli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Fisioterapia
  Relatore: Francesco Lombardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 86

Introduzione: Sebbene la metodica Bobath rappresenti l’approccio più diffuso nella riabilitazione di pazienti emiplegici nel Mondo Occidentale, in letteratura non sono presenti studi che indagano l’efficacia di un singolo esercizio su paziente emiplegico. Questo è il primo studio che si propone di verificare l’efficacia di un singolo esercizio su paziente emiplegico con cammino stabilizzato. Nello specifico è stata somministrata una facilitazione in estensione di anca secondo metodica Bobath.

Materiali e Metodi: Per questo studio sono stati reclutati 13 pazienti, 3 dei quali hanno preso parte ad una fase di prova per definire i criteri di inclusione ed esclusione; i restanti 10 pazienti sono stati randomizzati in due gruppi di trattamento (gruppo di controllo A e gruppo sperimentale B) e sottoposti ad una valutazione del cammino mediante Laboratorio di Analisi del Movimento, prima del trattamento (T0), dopo il trattamento (T1) e ad un mese dal termine del trattamento (T2). In particolare sono stati indagati la velocità normalizzata all’altezza, l’indice di carico medio e l’indice di spinta medio dell’arto plegico a velocità spontanea e incrementata.

Risultati: Il confronto tra i due gruppi non ha evidenziato differenze statisticamente significative per gli outcomes considerati, a causa del numero di pazienti limitato.

Conclusioni: In un successivo studio volto ad aumentare la numerosità del campione, si verificherà l’ipotesi di un trend di miglioramento e stabilizzazione post – trattamento per la variabile velocità, nel gruppo sperimentale.

Parole Chiave: stroke – riabilitazione – Bobath - velocità di cammino - indici riassuntivi -

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1 1. INTRODUZIONE La deambulazione rappresenta il mezzo più naturale per muoversi da una posizione ad un'altra. E’ una delle attività che risultano maggiormente compromesse dopo stroke, con conseguenti restrizioni sulla partecipazione alla vita sociale. Una percentuale di pazienti intorno all’85% riesce a camminare dopo 6 mesi (Wade e al. 1987) e nonostante il trattamento riabilitativo, non presenta caratteristiche che consentano di camminare in condizioni ecologiche (Richards 1995; Salbach 2001; Salbach et al. 2004) o, comunque, di camminare a velocità medie sufficienti per attraversare la strada in sicurezza (Robinett e V ondran 1988). Per questi motivi la velocità rappresenta un indicatore oggettivo del grado di impairment di un soggetto vittima di stroke e, indirettamente, della capacità del soggetto di camminare (van de Port e al. 2008; Fulk e Echternach 2008). Essa non spiega tuttavia le competenze specifiche perse dal soggetto. Nell’evoluzione umana, infatti, il perfezionamento del cammino in termini di velocità e sicurezza è avvenuto grazie all’affinamento della capacità di mantenere un equilibrio dinamico, vale a dire la continua ricerca di un bilanciamento con le molteplici forze esterne ad opera dei vari sistemi articolari e muscolo-ligamentosi e di un Sistema Nervoso Centrale capace di avviare movimenti ripetitivi, di controllarli e di innescare al momento giusto le risposte a situazioni perturbanti. Tutto questo si traduce in termini pratici nell’attitudine ad accettare il carico e a progredire prima su un arto e poi sull’altro. Uno dei principali scopi della riabilitazione è trovare strumenti di valutazione standardizzati che permettano di stabilire un piano di

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Parole chiave

emiplegia
riabilitazione
indici
velocità
cammino
deambulazione
stroke
anca
bobath
randomizzato controllato

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