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Suggestionabilità Interrogativa ed Intelligenza: risvolti applicativi nell'ambito forense. Un contributo di ricerca

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Doria
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Psicologia
  Relatore: Antonietta Curci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

Le scienze cognitive hanno dimostrato come la memoria sia un fenomeno dinamico e largamente ricostruttivo che consta di diversi processi (percezione, codifica, immagazzinamento e recupero) su ciascuno dei quali possono agire fattori di distorsione cognitivi, emotivi, relazionali e culturali. Tra tali fattori di distorsione del ricordo, un ruolo centrale è giocato dal livello di suggestionabilità del testimone. Lo studio della suggestionabilità ha interessato gli studiosi già dal secolo scorso: Binet, Stern, Varendonck, Lipmann e MacDougall furono tra i primi ad approcciarsi a questa tematica. Successivamente Gudjonsson ha concettualizzato un tipo particolare di suggestionabilità strettamente legata ai contesti interrogativi, la suggestionabilità interrogativa (Gudjonsson e Clark, 1986), costruendo uno strumento in grado di fornirne una sua misura oggettiva: la Gudjonsson Suggestibillity Scale1 (GSS1), strumento principale utilizzato all’interno del presente lavoro.
Il presente lavoro di tesi, pertanto, prende spunto dagli studi di questi e di altri autori, con il duplice obiettivo di esplorare le proprietà psicometriche della GSS1 (Gudjonsson, 1984), osservarne la relazione esistente tra queste e quelle della scala della versione italiana per verificarne l’affidabilità e osservare la relazione esistente tra i punteggi di suggestionabilità interrogativa, così come misurati dalla GSS1, e i punteggi di intelligenza ottenuti con la somministrazione delle Advanced Progressive Matrices (APM Raven, 1969), ipotizzando, in linea con la letteratura esistente, la presenza di una correlazione negativa tra i due costrutti (Gudjonsson, 1983).
La volontà di approfondire tali tematiche nasce dal bisogno di ampliare la riflessione scientifica sulla complessità e la multidimensionalità della testimonianza (specie quando essa riguarda la rievocazione di eventi traumatici) e cercare di mettere appunto validi strumenti che possano aiutare gli esperti in questo complicato e delicato lavoro.
Il presente lavoro si propone di offrire una rassegna di studi scientifici in tema di rievocazione del ricordo ponendo l’attenzione sui molteplici fattori (individuali o contestuali) che possono suggestionare in qualche modo il testimone. Questi temi sono stati oggetto di discussione negli ambienti scientifico-professionali della psicologia giuridica sia internazionali (si vedano le recenti Guidelines on Memory and the Law della British Psychological Society, 2008), che nazionali (come ad esempio le recenti Linee Guida Nazionali sulla Testimonianza del minore, 6.11.2010). Il lavoro è pertanto diviso in due parti: una prima parte teorica ed una seconda parte, sperimentale, in cui troverà ampio spazio la descrizione della ricerca.
Il primo capitolo si propone di dare una definizione globale di cosa sia la memoria mettendo insieme le teorie più autorevoli che hanno cercato di spiegare il suo funzionamento a partire dalle prime teorizzazioni sulla Memoria a Lungo Termine di Tulving (1972) e sulla Working Memory di Baddeley e Hitch (1974), per arrivare alle più recenti definizioni di cosa sia e come funzioni, invece, la Memoria Autobiografica. L’ultima parte di questo capitolo è invece dedicata all’influenza che le emozioni possono avere sulla memoria dell’uomo e quindi sulla sua capacità di rievocazione di eventi passati. Proprio quest’ultimo fondamentale tema viene approfondito nel secondo capitolo, dove si è cercato di definire cosa sia il processo testimoniale e quali siano i molteplici fattori ai quali prestare attenzione nel momento in cui ci si avvicina a raccogliere una testimonianza, specie se ci si trova in un contesto giuridico. A tale proposito verranno descritte le principali cause di distorsione del ricordo e le tecniche che possono ridurre tali fonti d’errore. Il terzo capitolo è interamente incentrato sul problema della suggestionabilità e cerca di spiegare quali sono i diversi fattori individuali e situazionali che possono rendere la persona più suscettibile alla suggestione, sostenendo come spesso è l’incontro particolare tra determinate caratteristiche del testimone, dell’intervistatore e della situazione d’intervista a determinarla. Presenta altresì una spiegazione dettagliata dello strumento utilizzato all’interno di questa ricerca (la GSS1), sottolineando come possa essere un valido strumento d’ausilio nei contesti psico-forensi. Nel quarto capitolo verranno presentati i dati, così, ottenuti con le relative interpretazioni.
L’originalità di questo lavoro sta proprio nell’aver utilizzato per la prima volta su un campione italiano, normale, vasto ed eterogeneo, uno strumento in grado di fornire una misura oggettiva di suggestionabilità, infatti, il presente studio si inserisce all’interno di un lavoro più ampio di validazione della Scala di Suggestionabilità di Gudjonsson nel contesto italiano.

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1 Introduzione Le scienze cognitive hanno dimostrato come la memoria sia un fenomeno dinamico e largamente ricostruttivo che consta di diversi processi (percezione, codifica, immagazzinamento e recupero) su ciascuno dei quali possono agire fattori di distorsione cognitivi, emotivi, relazionali e culturali. Tra tali fattori di distorsione del ricordo, un ruolo centrale è giocato dal livello di suggestionabilità del testimone. Lo studio della suggestionabilità ha interessato gli studiosi già dal secolo scorso: Binet, Stern, Varendonck, Lipmann e MacDougall furono tra i primi ad approcciarsi a questa tematica. Successivamente Gudjonsson ha concettualizzato un tipo particolare di suggestionabilità strettamente legata ai contesti interrogativi, la suggestionabilità interrogativa (Gudjonsson e Clark, 1986), costruendo uno strumento in grado di fornirne una sua misura oggettiva: la Gudjonsson Suggestibillity Scale1 (GSS1), strumento principale utilizzato all’interno del presente lavoro. Il presente lavoro di tesi, pertanto, prende spunto dagli studi di questi e di altri autori, con il duplice obiettivo di esplorare le proprietà psicometriche della GSS1 (Gudjonsson, 1984), osservarne la relazione esistente tra queste e quelle della scala della versione italiana per verificarne l’affidabilità e osservare la relazione esistente tra i punteggi di suggestionabilità interrogativa, così come misurati dalla GSS1, e i punteggi di intelligenza ottenuti con la somministrazione delle Advanced Progressive Matrices (APM Raven, 1969), ipotizzando, in linea con la letteratura esistente, la presenza di una correlazione negativa tra i due costrutti (Gudjonsson, 1983). La volontà di approfondire tali tematiche nasce dal bisogno di ampliare la riflessione scientifica sulla complessità e la multidimensionalità della testimonianza (specie quando essa riguarda la rievocazione di eventi traumatici) e cercare di mettere appunto validi strumenti che possano aiutare gli esperti in questo complicato e delicato lavoro. Il presente lavoro si propone di offrire una rassegna di studi scientifici in tema di rievocazione del ricordo ponendo l’attenzione sui molteplici fattori (individuali o contestuali) che possono suggestionare in qualche modo il testimone. Questi temi sono stati oggetto di discussione negli ambienti scientifico-professionali

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Parole chiave

memoria
testimonianza
percezione
emozioni
intelligenza
memoria autobiografica
suggestionabilità
falsi ricordi
suggestionabilità interrogativa
misinformation effect

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