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Esperienze di rigenerazione urbana: il villaggio artigiano di Modena Ovest e la casa demaniale di Fiumana

Informazioni tesi

  Autore: Simone Parmeggiani
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia Urbana
  Relatore: Marco Castrignanò
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 202

Questa tesi nasce da una lunga riflessione, durata per tutto il mio periodo di studi, sul ruolo che il sociologo e la sociologia possono -e devono- avere di questi tempi. In particolare mi sono chiesto cosa possa voler dire, per un sociologo urbano, giocare il proprio ruolo nel mondo, nella società, per renderli qualcosa di migliore.
Queste domande, tanto semplici nella loro formulazione quanto difficili nella loro soluzione, mi hanno portato alla visione di uno studioso della città responsabile, che grazie alla sua professionalità possa fornire un contributo significativo alla realtà in cui vive, cooperando con altre professionalità e compenetrandole, per arricchire entrambe. Questa possibilità, dal mio punto di vista, si è manifestata nell'ambito dell'urbanistica, intesa come disciplina che guarda al proprio territorio come un bene comune, cercando di prendersene cura. Se aggiungiamo a questa idea l'importanza che da sempre attribuisco alla cooperazione e ai valori della democrazia, la progettazione partecipata che mi sono proposto di analizzare può essere vista come una diretta conseguenza del mio percorso individuale di uomo, prima ancora che di sociologo.
Sono partito da un’analisi principalmente storica della formazione degli aggregati oggetto di studio; nella fattispecie il Villaggio Artigiano MO-Ovest nel suo insieme, e il circolo di Fiumana, cercando di inserirli entrambi nel loro contesto più esteso (la città di Modena, intesa sia nella sua dimensione di zona urbana che in quella extraurbana, e l’abitato di Fiumana). Successivamente ho cercato di approfondirne gli aspetti socio-demografici tramite una trattazione quantitativa di dati statistici che, purtroppo, non è stato possibile reperire per intero, limitando così questo aspetto della ricerca ad una mera trattazione di macro-dati provenienti dall’ISTAT. I capitoli successivi (3, 4 e 5) analizzano e cercano di definire all’interno dei due processi partecipati in oggetto, tutte le varie tecniche proprie della progettazione concertata, cercando di evidenziare per ognuna pregi e difetti, e inserendole in un contesto preciso per mostrare come possano essere applicate in concreto. Il capitolo finale si pone come obiettivo quello di tracciare le linee guida per una teoria dello sviluppo sostenibile futuro, affidando questa formulazione alle proposte di alcuni tra i principali specialisti di programmazione del territorio. Lo scopo è stato quello di redigere un capitolo che avesse anche una funzione propositiva e non solo limitarmi all’analisi di quanto fosse già successo fino ad ora. Sono convinto che il lavoro possa offrire innumerevoli spunti alle ricerche future su questi argomenti che, a mio modo di vedere, dovrebbero entrare sempre più frequentemente nell’agenda di ogni cittadino che voglia definirsi “virtuoso”.

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3 INTRODUZIONE Questa tesi nasce da una lunga riflessione, durata per tutto il mio periodo di studi, sul ruolo che il sociologo e la sociologia possono -e devono- avere nei nostri giorni. In particolare mi sono chiesto cosa possa voler dire per un sociologo urbano giocare il proprio ruolo nel mondo, nella società, per renderli qualcosa di migliore. Queste domande, tanto semplici nella loro formulazione quanto difficili nella loro soluzione, mi hanno portato alla visione di uno studioso della città responsabile, che grazie alla sua professionalità possa fornire un contributo significativo alla realtà in cui vive, cooperando con altre professionalità e compenetrandole, per arricchirle entrambe. Questa possibilità, dal mio punto di vista, si è manifestata nell'ambito dell'urbanistica, intesa come disciplina che guarda al proprio territorio come un bene comune, cercando di prendersene cura. Se aggiungiamo a questa idea l'importanza che da sempre attribuisco alla cooperazione, i valori della democrazia (quella vera, proveniente dal basso, e non quella dei salotti mediatici) e quel concetto che Leo Strauss chiama “ragione critica” per indicare la capacità di tenere alta la guardia ideologica e non lasciarsi raggirare da semplici belle parole di facciata, la progettazione partecipata che mi propongo di analizzare in queste pagine può essere vista come una diretta conseguenza del mio percorso individuale di uomo, prima ancora che di sociologo. Nel corso delle mie ricerche per svolgere un periodo di tirocinio presso uno studio di architettura, ho avuto modo di valutare quanto questi professionisti siano tendenzialmente diffidenti verso una reale applicazione delle tecniche di ricerca sociologica al loro campo. D’altra parte, l’interesse mostrato dai pochi che mi hanno risposto e i colloqui che ne sono seguiti, evidenziano possibilità di rapporti e compenetrazioni tra le due discipline largamente inesplorate e sicuramente proficue. La differenza più evidente, e a mio avviso la principale causa del mancato amore tra sociologia e progettazione architettonica, sta nelle differenze di linguaggio usato dalle due scienze: molto articolato e

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