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Il licenziamento per Giustificato Motivo Oggettivo

Col presente elaborato si intende sottoporre ad una approfondita analisi la tematica del giustificato motivo oggettivo di licenziamento, alla luce delle novità legislative recentemente introdotte in materia, e dei maggiori orientamenti dottrinali e giurisprudenziali. L' elaborato è composto da tre Capitoli. Nel primo si è proceduto ad una ricostruzione storica dell' istituto in questione, del tutto fondamentale per una piena comprensione delle problematiche, storiche ed attuali, che stanno alla base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Il secondo capitolo è dedicato al commento della L. 604/66 che disciplina l' applicazione del g.m.o.: presupposti per l' applicabilità dello stesso, scelta del lavoratore da licenziare, eventuale controllo giudiziale sulla correttezza dell' operato del datore, obbligo del c.d. repechage. Infine nel terzo Capitolo sono state analizzate delle fattispecie peculiari di licenziamento per g.m.o. e particolarmente ricorrenti nella realtà pratica:sopravvenuta inidoneità fisica, eccessiva morbilità, causa maggiore o factum principis, e carcerazione preventiva. Si è data altresì evidenza a quelle che sono le novità normative introdotte dalla Legge di Stabilità del 2011.

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Introduzione Nell’esperienza giuslavoristica italiana, ci si rivolge al concetto di licenziamento individuale in contrapposizione al licenziamento colletti- vo, con riferimento alla distinzione così formalmente posta nella norma- tiva, che è stata, storicamente, la risultante dell’esperienza compiuta, pri- ma del 1966, sul piano della contrattazione interconfederale nel settore dell’industria. Il rapporto di lavoro, infatti, alla stessa stregua di qualsiasi altro rapporto obbligatorio, ha una sua cessazione: questa può essere “naturale”, connessa cioè al contenuto stesso del rapporto, come nel caso del contratto a tempo determinato, ovvero dipendere da altre cause. L’o- pinione tradizionale suole distinguere per l’appunto tra cause di estinzio- ne del rapporto e cause di risoluzione del contratto. Le prime si verificano quando la causa del contratto si sia di fatto realizzata (compimento del lavoro dedotto in obbligazione, scadenza del termine finale). Le seconde portano invece all’esclusione del rapporto, essendo connesse alla mancata realizzazione della causa (esempio tipico l’avveramento della condizone ovvero il caso di impossibilità sopravve- nuta o eccessiva onerosità della prestazione). 4

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Paolo Angelillis Contatta »

Composta da 143 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.