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La realtà concentrazionaria nella narrativa di Tadeusz Borowski

Informazioni tesi

  Autore: Simona Corrente
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Andrea De Carlo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

Nel lavoro, che è stato svolto in lingua italiana, si prende in esame l’universo concentrazionario nazista che emerge dal volume Da questa parte, per il gas, di Tadeusz Borowski, a cura di Giovanna Tomassucci, edizioni L’ancora del Mediterraneo, Napoli 2009. Nella trattazione si analizzano gli elementi di originalità che contraddistinguono questa opera rispetto a tutta la letteratura memorialistica dedicata ai lager.
Si affrontano temi quali la logica del campo – ossia le dinamiche che regolano i rapporti tra vittime e carnefici –, la spersonalizzazione dell’individuo e i meccanismi che accelerano tale processo, gli elementi esterni concreti (p. es. la natura) o concettuali (p. es. i numeri o la distorsione della parola) che possono condizionare l’esistenza umana. In particolare, nel primo capitolo si mostra cosa si intende per alienazione dell’individuo – elemento imprescindibile per garantire l’esistenza del sistema concentrazionario – e in che modo si realizza. Si affronta la problematica del rapporto tra vittima e carnefice, ma soprattutto si analizza un aspetto caratterizzante del pensiero borowskiano: l’identificazione di un processo di metamorfosi del prigioniero, il quale da vittima si trasforma in carnefice non solo degli altri ma anche di se stesso. Nel prosieguo della trattazione, si passa ad individuare l’approccio più corretto in grado di raccontare e affrontare lo spettro dell’esperienza concentrazionaria. Il secondo capitolo affronta la problematica della continua violazione della dignità dell’essere umano, mettendo in evidenza la “forza del numero” come strumento di spersonalizzazione.
A tal proposito risulta importante esaminare due similitudini: la prima tra prigioniero e animale; la seconda tra realtà concentrazionaria e mondo naturale.
Nel terzo capitolo si evidenzia il concetto di “lavoro” nel lager, il ruolo della lingua, la violenza della parola, la potenza della fede sia politica sia religiosa, la forza della speranza che da un lato favorisce il desiderio di sopravvivenza e dall’altro facilita l’intorpidimento delle coscienze e della forza di volontà.
In conclusione, Borowski mette in luce gli interessi finanziari che gravitano intorno al sistema concentrazionario – vera e propria macchina economica –, e mostra quali sono gli effetti che la storia – da sempre caratterizzata da soprusi e violenze – ha sulla società civile e sulla sua evoluzione, perché in fondo il mondo non è che un grande Auschwitz.

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1 INTRODUZIONE In questo lavoro di tesi si prende in analisi l’universo concentrazionario nazista che emerge dal volume Da questa parte, per il gas 1 di Tadeusz Borowski 2 . 1 T. Borowski, Da questa parte, per il gas, a cura di Giovanna Tomassucci, L’ancora del Mediterraneo, Napoli 2009. 2 Nato nel 1922 in Ucraina, precisamente a Žytomir, da genitori polacchi. Il padre, membro di un’associazione militare polacca, nel 1926 viene arrestato e deportato alla Carelia, al di sopra del Circolo Polare Artico, a scavare il famoso canale del Mar Bianco. Nel 1930 anche la madre viene inviata in un campo di lavoro in Siberia. Nel 1934 la famiglia si ricongiunge a Varsavia. Nonostante le difficili condizioni di vita e le difficoltà di sostentamento, Borowski riesce a proseguire i suoi studi all’interno di un collegio gestito da frati francescani. Quando scoppia la guerra nel 1939 non ha ancora diciassette anni. Ottiene un lavoro come guardiano notturno e magazziniere in una ditta che vende materiali da costruzione e nel frattempo continua a studiare. Frequenta scrittori e poeti, tra cui Czesław Miłosz, e nel 1942 esce la sua prima raccolta di poesie, Ovunque la terra. Nel 1943 la sua fidanzata Maria viene arrestata dai nazisti, poco dopo viene anch’egli arrestato e portato nel Pawiak, una prigione sul confine con il ghetto di Varsavia. Alla fine di aprile dello stesso anno viene trasportato ad Auschwitz. Sul suo braccio è tatuato il numero di matricola 119.198. Nell’estate del 1944 i detenuti di Auschwitz cominciano ad essere evacuati, Borowski viene trasferito prima in un campo fuori Stoccarda, poi a Dachau. Il primo maggio 1945 il campo viene liberato dalla VII Armata americana, i prigionieri vengono trasferiti in una ex caserma delle SS a Freimann, in Baviera. Dopo la liberazione, Borowski non riesce a riprendersi da quell’esperienza traumatica e nel 1951, probabilmente in preda ad una crisi ideologica, si suicida. (Cfr. J. Kott, Introduction, in Tadeusz Borowski, This way for the Gas, Ladies and Gentlemen, NY Penguin, New York 1976, pp. 11-26).

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Parole chiave

vittima
metamorfosi
aspetti finanziari
alienazione
lager
carnefice
borowski tadeusz
campo concentramento
realtà concentrazionaria
letteratura memorialistica

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