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Cooperazione e conflitto nel sistema internazionale e regolazione dei global commons

L’oggetto di questo studio è il concetto di global commons, inteso come spazi reali o virtuali non sottoposti al controllo di un unico attore. Normalmente col termine global commons ci si riferisce ad oceani, spazio aereo, spazio esterno e cyberspazio; che traggono la loro rilevanza strategica dalla possibilità di trasportare flussi di persone, beni o informazioni.
Nel primo capitolo si svolge un’analisi dei principali contributi teorici che, con diversi approcci derivanti da varie discipline, hanno portato alla definizione della nozione di global commons. Lo studio effettuato da Susan J Buck , basato a sua volta sul lavoro di Elionor Ostrom , risulta il più utile ad identificare dal punto di vista teorico i global commons. Utilizzando un approccio proprio della teoria economica Buck definisce l’oggetto come risorse caratterizzate da un’elevata sottraibilità ed una ridotta escludibilità.
Per quanto riguarda la rilevanza dal punto di vista strategico e l’impatto sugli equilibri geopolitici è fondamentale il contributo offerto dallo stratega americano Alferd Thayer Mahan nella sua opera “L’influenza del potere marittimo nella storia,1660-1783”. Mahan analizzando la contrapposizione tra potenze marittime e continentali giunge alla conclusione che le prime hanno più facilità ad affermarsi e riescono a mantenere intatta la posizione di potere rispetto alle seconde. Gli oceani rappresentano infatti lo spazio più esteso della superficie terrestre, e sono per questo fondamentali per il commercio e la prosperità di una nazione. Secondo Mahan l’obiettivo principale del potere navale è infatti quello di garantire la sicurezza degli scambi, lo stratega compie inoltre un’analisi storiografica inserendo i singoli scontri marittimi all’interno di un contesto più ampio e mettendo in luce i riflessi che hanno avuto sugli equilibri geopolitici.
L’importanza dal punto di vista economico e strategico viene poi analizzata nel terzo e quarto paragrafo del primo capitolo, alla luce dei dati ottenuti da varie fonti. L’ultimo paragrafo tratta infine degli elementi di cambiamento che concorrono a causare mutamenti nella gestione degli spazi comuni.
L’analisi si concentra poi, a partire dal secondo capitolo, su un ambito particolare dei global commons, i mari e gli oceani. Lo spazio marino rappresenta lo spazio comune da più tempo utilizzato dall’uomo, da prima che i progressi scientifici rende ressero utilizzabili aria, spazio e cyberspazio. Il regime legale che regola lo sfruttamento delle risorse ed il transito negli oceani si è evoluto nel corso dei secoli, cambiando di volta in volta a seconda degli equilibri di potere del periodo. Il diritto internazionale attuale identifica solo una porzione di mare limitata sula quale lo stato costiero può esercitare il pieno controllo, lasciando la grande maggioranza dello spazio marino privo di una sovranità esclusiva e perciò liberamente usufruibile da chiunque. La libertà di operare a proprio piacimento negli oceani dipende tuttavia da una serie di fattori tra cui sono importanti le risorse finanziarie e tecnologiche che rendono possibile attuare un controllo più diretto sulle aree di interesse.
Il terzo e quarto capitolo affrontano infine lo studio di due casi che in diverso modo causano delle tensioni all’interno dei global commons, in particolare nello spazio marittimo. Gli spazi comuni sono attualmente sottoposti a cambiamento a causa dell’azione di due tipi di attori: gli state e i non-state actors, gruppi di persone che non fanno direttamente capo ad alcuna nazione ed agiscono con diverse motivazioni e diversi scopi.
Nel terzo capitolo viene preso in esame un particolare caso di destabilizzazione da parte di attori non statali, la pirateria nel Corno d’Africa. I pirati si distinguono dai terroristi marittimi poiché il fine della loro azione è fondamentalmente economico e, almeno all’apparenza, privo di alcuna connotazione politica. Il ruolo di questo tipo di attori è progressivamente diventato più incisivo in virtù degli avanzamenti in campo tecnologico, che hanno permesso di accedere più facilmente a strumenti e dispositivi sofisticati. Questi gruppi, pur non essendo dotati di risorse rilevanti, sono in grado di causare ingenti danni sia umani sia economici. Grazie alla particolare situazione geografica e politica della zona in cui operano, di grande traffico marittimo e priva di un’entità statale che effettui il controllo a terra, i pirati agiscono con frequenza nonostante gli sforzi congiunti della comunità internazionale.
Oltre alle problematiche strettamente operative derivanti dalla vastità dell’area da prendere in considerazione, gli stati si sono trovati anche di fronte a seri problemi di natura legale, che hanno reso necessario l’intervento del Consiglio di Sicurezza.
Nel quarto e ultimo capitolo si svolge la trattazione dell’espansione dell’area di influenza cinese e delle sue ripercussioni sulla regolazione degli spazi comuni.

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1 Introduzione L’oggetto di questo studio è il concetto di global commons, inteso come spazi reali o virtuali non sottoposti al controllo di un unico attore. Normalmente col termine global commons ci si riferisce ad oceani, spazio aereo, spazio esterno e cyberspazio; che traggono la loro rilevanza strategica dalla possibilità di trasportare flussi di persone, beni o informazioni. Nel primo capitolo si svolge un’analisi dei principali contributi teorici che, con diversi approcci derivanti da varie discipline, hanno portato alla definizione della nozione di global commons. Lo studio effettuato da Susan J Buck 1 , basato a sua volta sul lavoro di Elionor Ostrom 2 , risulta il più utile ad identificare dal punto di vista teorico i global commons. Utilizzando un approccio proprio della teoria economica Buck definisce l’oggetto come risorse caratterizzate da un’elevata sottraibilità ed una ridotta escludibilità. Per quanto riguarda la rilevanza dal punto di vista strategico e l’impatto sugli equilibri geopolitici è fondamentale il contributo offerto dallo stratega americano Alferd Thayer Mahan nella sua opera “L’influenza del potere marittimo nella storia,1660-1783”. Mahan analizzando la contrapposizione tra potenze marittime e continentali giunge alla conclusione che le prime hanno più facilità ad affermarsi e riescono a mantenere intatta la posizione di potere rispetto alle seconde. Gli oceani rappresentano infatti lo spazio più esteso della superficie terrestre, e sono per questo fondamentali per il commercio e la prosperità di una nazione. Secondo Mahan l’obiettivo principale del potere navale è infatti quello di garantire la sicurezza degli scambi, lo stratega compie inoltre un’analisi storiografica inserendo i singoli scontri marittimi all’interno di un contesto più ampio e mettendo in luce i riflessi che hanno avuto sugli equilibri geopolitici. 1 Susan J Buck, The Global Commons: An Introduction, Washington, Island Press, 1998 2 Elionor Ostrom, Governing the Commons, Cambridge, Cambridge University Press, 1990

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Paolo Gotelli Contatta »

Composta da 97 pagine.

 

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