Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Le molestie sessuali sul luogo di lavoro

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso (…). E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che (…) impediscono il pieno sviluppo della persona umana, e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività e una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.(…).
Così recita la nostra Costituzione rispettivamente agli artt. 1, 3, 4 e 35. Il diritto al lavoro, alla dignità professionale, nonché alla realizzazione di una carriera lavorativa, è quindi un diritto di rango costituzionale, garantito dalla nostra Carta.
Purtroppo però, molti, sicuramente troppi, sono i casi in cui ciò non accade. Il lavoro per molte persone finisce per diventare fonte di angoscia e turbamento, creando stati di ansia e insicurezza che certo non aiutano quella realizzazione personale e lavorativa che tanto auspica la nostra Costituzione, perché, e questo è da sottolineare, l’uomo lavora per vivere, ma proprio perché questi due aspetti sono così vicini ed interscambiabili, l’uno va ad influenzare l’altro, a volte positivamente, altre negativamente ma in entrambi i casi, come in un’equazione, il risultato è lo stesso: l’uomo si sente realizzato come individuo se ha la possibilità di esprimere se stesso in un ambiente lavorativo sano e stimolante, e viceversa.
Il contesto entro cui ho deciso di sviluppare la mia tesi è proprio questo: il luogo di lavoro come ambiente che può essere gravemente inquinato da fenomeni di molestie sessuali e di mobbing.
Il lavoro che segue si snoda lungo un percorso formato da quattro capitoli.
Nel primo vengono definiti in termini abbastanza generali, i fenomeni del mobbing e delle molestie sessuali sul luogo di lavoro attraverso l’analisi e il confronto delle due fattispecie, per arrivare poi a concentrarsi sulle diverse tipologie di molestie sessuali, e sui soggetti che ne vengono coinvolti, analizzando infine la pericolosità sociale del fenomeno, anche per le sue ricadute economiche.
Nel secondo capitolo si esamina il difficile iter legislativo e giurisprudenziale che ha portato ad una chiara definizione della fattispecie, analizzando l’evoluzione di tale fenomeno sia nella legislazione italiana che in quella comunitaria.
Nel terzo viene approfondita la recente figura della Consigliera di parità, alla luce di quanto previsto dal D. Lgs. 198/2006. Ho voluto dedicare a tale figura un intero capitolo perché ritengo che la sua creazione abbia dimostrato una chiara e soprattutto attesa, presa di posizione dello Stato di fronte a tale problema. E’ stato analizzato il ruolo della Consigliera di parità, sia nella sua funzione di aiuto e conforto ai soggetti vittime di molestie, che di mediazione con le aziende e i datori di lavoro, sia, infine, come figura dotata di “potere processuale”, avente cioè la capacità di agire in giudizio a tutela e difesa dei soggetti vittime, in sede civile penale ed amministrativa.
Nel quarto ed ultimo capitolo si è trattato della tecnica risarcitoria: partendo dalla nuova disciplina riguardante l’onere della prova, più favorevole al ricorrente, e concentrandosi soprattutto sulle diverse tipologie di danno risarcibili al soggetto mobbizzato, dal danno patrimoniale al danno psichico.
Attraverso la stesura dell’elaborato, sono emersi due caratteri peculiari del tema affrontato: da una parte l’esistenza di fonti diverse che cercano di trovare un piano di compresenza, dall’altro una molteplicità di beni e interessi che vengono toccati e in alcuni casi minacciati attraverso il compimento delle molestie sessuali. Per quel che riguarda il primo versante ho cercato di individuare il contributo fornito da ciascuna fonte, evidenziando come solo l’unione e la coerenza normativa, giurisprudenziale e dottrinale possono portare ad una tutela piena. Sul secondo punto, relativo alla natura dei beni da salvaguardare, è emerso come lo stesso fatto illecito produca effetti lesivi sia sul piano individuale, minacciando il diritto a dignità, sicurezza e integrità psico-fisica, sia sul piano collettivo perché c’è il rischio che vengano pregiudicati i diritti all’uguaglianza e alla parità di trattamento, sia infine, sul piano dell’interesse pubblico a che non venga compromessa la libertà morale e sessuale.

Mostra/Nascondi contenuto.
9 CAPITOLO PRIMO LE MOLESTIE SESSUALI ALL’INTERNO DELLA PIÙ AMPIA FATTISPECIE DEL MOBBING 1. Mobbing e molestie sessuali: fattispecie a confronto. Il D. Lgs n. 81 del 2008 1 , ha accolto all’art. 2 la definizione di “salute” fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, quale «stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità» 2 , inoltre, con il successivo art. 28, ha inserito tra i rischi lavorativi oggetto della valutazione che ogni datore di lavoro è obbligato ad effettuare ai sensi del medesimo decreto, quelli: «riguardanti gruppi di lavoro esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegata allo stress da lavoro, quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, nonché quelli connessi a differenze di genere» 3 . La normativa prevede quindi la protezione dei lavoratori dai rischi sociali, tra i quali, in primis, quelli legati al mobbing e alle molestie sessuali, perché in grado di incidere sulla salute psicologica e sulla dignità del lavoratore, rendendo l’ambiente di lavoro un luogo di emarginazione ed umiliazione. Anche se l’ordinamento distingue i due fenomeni, essi presentano punti di 1 Testo Unico in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. 2 La definizione è inserita in apertura dell’Atto costitutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità, ratificato l’11 aprile 1946 dall’Italia, ed entrato in vigore il 7 aprile dell’anno successivo. 3 NADIA GIRELLI, La protezione del benessere psicofisico dei lavoratori: mobbing, molestie sessuali, straining, LG, 2012.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Elisa Campana Contatta »

Composta da 98 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2414 click dal 22/03/2013.

 

Consultata integralmente 4 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.