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Studio della Biodiversità delle specie vegetali componenti la dieta di Lepre Italica in un ecosistema dell'Appennino Meridionale

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Cardinale
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi della Basilicata
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze Forestali ed Ambientali
  Relatore: Pierangelo  Freschi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 61

La biodiversità della dieta della Lepre Italica è stata valutata secondo l'alfa diversità.
Il lavoro che si espone si colloca all'interno di un ampio contesto caratterizzato da più fasi dalla raccolta dei campioni all'analisi in laboratorio. Le informazioni ricavate verranno successivamente sottoposte ad elaborazioni di tipo analitico.

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1 INTRODUZIONE Nel 1898 fu il naturalista inglese De Winton a descrivere per la prima volta la lepre italica analizzando delle pelli provenienti dalla Corsica nelle quali notò alcune differenze di tipo cromatico rispetto alla lepre comune. Per la provenienza dei reperti ad essa attribuì il nome di Lepus corsicanus. Si trattava di una lepre, con caratteri distinti dalla lepre europea (Lepus europaeus), fra cui la taglia più piccola, le tonalità fulve del mantello, la colorazione grigiastra della nuca e del collo. Tuttavia, gli altri autori contemporanei e successivi al De Winton continuarono a considerare questo taxon una sottospecie della lepre europea (Lepus europaeus corsicanus) ancora per molti decenni e fino alla fine degli anni Sessanta, la lepre italica è stata ritenuta una specie estinta per effetto dei continui incroci con le lepri europee introdotte per i ripopolamenti a fini venatori. Solo l’impiego delle tecniche di biologia molecolare negli ultimi due decenni ha permesso di individuare la sua presenza in tutta la Sicilia, in cui è l’unica specie di lepre presente in forma stabile, e in alcune aree residuali dell’Appennino centrale e meridionale. Inquadramento normativo La lepre italica tuttora, non figura negli strumenti normativi internazionali per la tutela e la conservazione delle specie in quanto il suo riconoscimento quale “buona specie” (Palacios et al., 1996) è successivo alla Convenzione di Berna 1981, alla direttiva Habitat CEE (1992/43). Anche a livello nazionale, al momento della promulgazione della legge 157 dell’11 dicembre 1992, la specie non era ancora stata riconosciuta come tale. Tuttavia, in conseguenza del precario stato di conservazione e della completa scomparsa dai territori d’origine, con D.P.C.M. del 7/5/2003, di concerto con i ministeri competenti (Gazz. Ufficiale 3 luglio 2003, n. 152), è stata riconosciuta come specie protetta sul territorio peninsulare mentre è attualmente cacciata nel territorio siciliano. Attualmente, per la tutela della specie a livello europeo, sono stati fatti importanti passi avanti, in quanto il taxon è stato inserito nella Red List, mentre a livello nazionale è stato redatto uno specifico “Piano d’azione nazionale per la lepre italica (Trocchi e Riga, 2001). Questo atto rappresenta l’unico documento ufficiale disponibile per il coordinamento delle iniziative di tipo conservazionistico, applicabile dagli Enti preposti per la conservazione, e la gestione della specie, con azioni volte a promuovere iniziative che garantiscano la sua

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Parole chiave

dieta
lepus corsicanus
lepre italica
biodiversità
comportamento alimentare
biologia della specie
ciecotrofia
cugno del pero
dieta della lepre

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