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Aborto terapeutico e tutela della vita privata di fronte alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo

Informazioni tesi

  Autore: Laura Veneziano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Diritto e organizzazione internazionale
  Relatore: Alessandra Viviani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 49

Con il presente lavoro si intende analizzare la recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo Tysiąc contro Polonia , riguardante la violazione dell’art. 8 della Convenzione Europea in un caso di aborto terapeutico negato.
Com’è ben noto, l’interruzione volontaria di gravidanza dà luogo a problematiche e discussioni controverse, poiché implica un necessario bilanciamento tra interessi confliggenti. Da un lato, l’imprescindibile diritto all’autodeterminazione della donna, il diritto di disporre del proprio corpo ed il diritto ad una maternità e ad una vita familiare serena. Dall’altro, i potenziali diritti del nascituro, considerato, in relazione alle diverse concezioni sul momento in cui inizia la vita, come “persona” a tutti gli effetti o meno.
Proprio a causa di queste divergenti opinioni, gli Stati membri del sistema della CEDU, a seconda delle maggioranze al loro interno, delle pressioni della società civile, delle convinzioni etiche e religiose, hanno adottato differenti legislazioni in materia di aborto.
Attualmente, più del 60% della popolazione mondiale vive in nazioni in cui l’aborto medicalmente indotto è permesso o per un’ampia serie di ragioni oppure senza limiti di sorta ( il cosiddetto aborto “on demand” o “a richiesta” ). Al contrario, circa il 26% della popolazione risiede in Stati in cui l’aborto è generalmente proibito .
Il presente elaborato non intende affrontare il problema da un punto di vista etico-politico; si effettuerà, piuttosto, un esame dei casi presentati in materia di fronte alla Corte Europea e dei relativi articoli della Convenzione, per verificare se il diritto alla vita privata e familiare sancito dall’art. 8 può essere interpretato in modo tale da garantire o meno un diritto all’aborto.
Si procederà ad una sintesi dei punti di fatto e di diritto del caso Tysiąc, per poi passare alla valutazione delle sentenze riguardanti l’art. 2 della Convezione, il quale protegge il diritto alla vita degli individui, per capire se esso può essere applicato al nascituro.
Seguirà un’analisi della prassi applicativa dell’art. 8, in particolare dei due fondamentali precedenti Brüggemann e Scheuten contro Germania e D. contro Irlanda, riguardanti casi di aborto, e del recente caso Evans contro Regno Unito, in materia di fecondazione in vitro, per giungere infine all’esame della decisione della Corte nel caso Tysiąc ed alle relative osservazioni conclusive.

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4 Capitolo 1 1.1 Caso Tysiąc : i fatti La sig.ra Alicia Tysiąc è una cittadina polacca nata nel 1971, residente a Varsavia e, all’epoca dei fatti, madre di due figli. Dal 1977 la ricorrente ha sofferto di grave miopia ed è stata dichiarata da un collegio statale di medici invalida di media gravità. E’ rimasta, per la terza volta, incinta nel Febbraio 2000 e, preoccupata per il possibile impatto del parto sulla sua salute, ha deciso di consultare tre oftalmologi, i quali hanno concluso che, a causa di cambiamenti patologici nella retina, la gravidanza e il parto avrebbero costituito un grave rischio per la sua vista. Tuttavia, essi, nonostante la richiesta della ricorrente, non hanno emesso un certificato che autorizzasse l’interruzione della gravidanza, poiché sostenevano che la retina avrebbe potuto staccarsi come conseguenza della gravidanza, ma non ne avevano la certezza. La ricorrente ha richiesto, così, ulteriori pareri medici ed ha ottenuto il certificato in cui un medico generico dichiarava che la terza gravidanza costituiva una minaccia alla salute della paziente, poiché questa fronteggiava il rischio di rottura dell’utero a causa dei suoi due precedenti parti, avvenuti con intervento cesareo. Inoltre, lo stesso medico ha fatto riferimento alla scarsa vista della ricorrente ed ai significativi cambiamenti patologici della retina, per cui ella avrebbe dovuto evitare sforzi fisici; cosa che non le sarebbe stata possibile in quanto la ricorrente stava crescendo due figli piccoli da sola. La ricorrente ha dedotto che sulla base di questo certificato avrebbe potuto legittimamente interrompere la gravidanza.

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