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La Class Action contro la Pubblica Amministrazione

Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Vanni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Gianfranco D''Alessio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 49

Il passo più importante che ha portato alla costituzione delle class actions nel settore pubblico è stato il mutamento dell’idea stessa di amministrazione, da “funzione autoritativamente esercitata” a “servizio reso” nell’interesse dei cittadini, che mira alla soddisfazione dell’intera collettività.
La normativa tocca aspetti fondamentali dell’ordinamento amministrativo, di carattere processuale e sostanziale, perché l’Azione collettiva si fonda sulla concezione dell’amministrazione di risultato, in cui domina il principio di buon andamento, espressione di una moderna visione di amministrazione. L’intervento regolativo dello Stato nel mercato e l’assunzione di prestazioni di servizi pubblici hanno profondamente inciso sui caratteri dell’azione amministrativa: alle espressioni imperative e unilaterali della sovranità sono stati affiancati moduli del diritto comune. Ciò ha fatto sorgere un problema: l’assenza del controllo su un’amministrazione che opera sempre più all’interno del mercato. Se l’amministrazione può operare nel mercato, possono gli strumenti del mercato correggere il malfunzionamento delle amministrazioni e guidarla verso la tutela del cittadino?
Da questo lungo percorso è scaturito il decreto legislativo n. 198 del 20 dicembre 2009, che ha dato voce alla legge 4 marzo 2009 n. 15, entrata in vigore l’1 gennaio 2010.

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Introduzione Se si pensa, di primo impatto, ad una class action, il pensiero va immediatamente alla vendita di un prodotto fallato, alla costruzione di un impianto inquinante, a un viaggio disastroso venduto a cifre da capogiro, quindi ad uno strumento tipicamente privato che mira al risarcimento di un danno ingiustamente causato ad una moltitudine di individui. Non c’è nulla di sbagliato in questa associazione, ma di recente l’ordinamento italiano, dopo una serie di dibattiti, ha voluto introdurre tale strumento anche nell’ambito pubblico, e la disciplina risponde per certi aspetti all’ex art.140bis del codice del consumo, ma per altri se ne discosta. Osserveremo poi come al termine class action corrispondano diversi significati, differenti per ogni stato preso in considerazione: ad esempio in America non solo questo strumento è utilizzato più frequentemente, ma l’iter è anche assai differente dal nostro. Nonostante, dunque, rispondano tutti al nome di azioni di classe, poco hanno a che fare con la class action amministrativa introdotta dalla Legge 15/2009 e poi ufficialmente disciplinata dal decreto legislativo 198/2009. Non che le precedenti siano di poco valore o di poca importanza, ma l’istituto entrato in vigore il 1° gennaio 2010 ha il merito di aver toccato le radici del diritto amministrativo italiano. La disciplina è stata il frutto di anni e anni di profondi cambiamenti in seno al concetto di amministrazione pubblica, prima autoritativa e insindacabile, oggi citabile in giudizio innanzi al giudice amministrativo. Non poche critiche ha dovuto affrontare il nuovo istituto, sotto diversi profili, prime fra tutte: perché non prevedere il risarcimento? Perché affidarla al giudice amministrativo? Per alcuni aspetti invece si può essere meno critici, perché, a prescindere dalla mancanza della riparazione, la class action amministrativa è anche uno strumento capace di garantire ai cittadini più controllo sull’attività 3

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