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Forma e realtà nella genesi dell'arte moderna e della filosofia analitica

La mia ricerca prende spunto dalla constatazione di un'analogia procedurale che intercorre tra due importanti eventi della cultura novecentesca, in ambito artistico e in ambito filosofico: la nascita dell'arte “astratta”, da una parte, e la cosiddetta “svolta linguistica” con il conseguente sviluppo della filosofia “analitica”, dall'altra.
L'analogia consiste nel fatto che, in entrambi i casi, il mezzo (o la “forma”) d'espressione propria della disciplina in questione viene elevato a contenuto (in campo artistico, l'utilizzo del termine “astratto” in questo senso è quantomeno problematico; tuttavia mi servo di questa definizione per indicare una tendenza di fondo, che, nel corso della storia, si è declinata in metodologie e pratiche anche radicalmente differenti fra loro; questa definizione va quindi intesa in senso lato, comprensiva anche delle cosiddette “avanguardie storiche” che rappresentano il primo passo della nuova tendenza). Le due esperienze segnano, dunque, una frattura all'interno del campo di sapere loro proprio, determinando un cambio di “paradigma” che impone la necessità di introdurre nuovi criteri e categorie per una corretta valutazione.

La prima questione che intendo pormi è, allora, relativa alle condizioni di possibilità che stanno alla base delle due rotture: perché due procedimenti molto simili fanno irruzione nella scena del sapere più o meno negli stessi anni, ma in campi differenti, senza che ci sia un'influenza diretta ed esplicita fra loro?
La mia risposta è che la quasi contemporanea nascita della filosofia analitica e dell'arte astratta può avere luogo soltanto a partire dal foucaultiano “cambio di episteme” che è avvenuto sulla soglia dell'età moderna, della quale fonda positivamente le condizioni di conoscimento. Con il criticismo kantiano, l'uomo si scopre allo stesso tempo soggetto e oggetto della propria indagine sul mondo e si costituisce in questo modo come un “allotropo empirico-trascendentale”, esigenza epistemologica difficile da soddisfare se non a patto di una perpetua oscillazione fra i suoi due poli. L'uomo è, appunto, forma e contenuto del suo sapere.

È dunque proprio a partire da questa “frattura”, da questo meccanismo duale del processo di formazione del sapere che i concetti di “forma” e “contenuto” possono esplicitarsi e acquisire uno statuto potenzialmente autonomo. L'episteme moderno scioglie i due poli dall'intreccio che nell'età classica li teneva indissolubilmente legati, cosicché ognuno di essi possa agire da “principio fondante” per le scienze umane. Queste si trovano infatti costrette a doversi “posizionare”, sebbene certamente in misura maggiore o minore a seconda dei casi, o sul “versante” empirico, scoprendo l'uomo nelle caratteristiche che fondano la sua finitezza, o su quello trascendentale, analizzando le condizioni che lo rendono capace di qualsiasi conoscenza.

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1. INTRODUZIONE La storia del Novecento è, principalmente, storia degli opposti principi di forma e contenuto e delle differenti articolazioni che essi assumono all'interno delle discipline che costituiscono il tessuto culturale del secolo appena trascorso. L'epoca contemporanea nasce dunque nel solco di una frattura, di cui si è preso coscienza verso il termine degli anni '60 e per la quale è stata prospettata una fine prossima che, tuttavia, deve molto probabilmente ancora avvenire. L'archeologia foucaultiana ha messo in luce quanto questa frattura fosse profonda, sia nel senso del suo potere di influenzare l'intera disposizione dei saperi, sia nel senso di riuscire a restare sempre subalterna ad essi, nascosta fra le pieghe delle epistemologie succedutesi in superficie. La rivoluzione copernicana di Kant inaugurava un dualismo inedito in campo gnoseologico: l'uomo diventava allo stesso tempo soggetto e oggetto del suo proprio conoscere. Da allora, i diversi momenti dell'apparire delle cose alla coscienza, ora sotto l'aspetto empirico, ora sotto quello trascendentale, hanno formato un particolare circolo dal quale l'illusione lineare del progresso non ha mai smesso di trarre la propria linfa vitale. L'oscillazione fra i due poli, e l'alterno prevalere dell'uno sull'altro, rappresentano dunque il modo di produzione essenziale delle scienze umane e di qualsiasi atto di conoscenza che proceda dall'orientamento conoscitivo proprio dell'età moderna. La configurazione dei campi del sapere e i pregiudizi ontologici, tramite i quali ci avviciniamo al mondo cercando di modificarlo, si trovano totalmente compromessi con uno schematismo di fondo che, seppur non in maniera univoca, ne indirizza i discorsi e le asserzioni, veicolando il senso che queste devono assumere all'interno del contesto generale. Il post-strutturalismo francese, in primo luogo, assieme ai lavori di altri pensatori anche distanti da quell'ambiente culturale, ha intravisto e descritto la matrice profonda che segna il funzionamento del pensiero di ogni epoca storica, 5

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesco Brusa Contatta »

Composta da 145 pagine.

 

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