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Internet, social network e propaganda politica: il caso delle Primavere Arabe

L’avvento di Internet e, più recentemente, la nascita e la diffusione dei social network ha indubbiamente costituito una rivoluzione nel mondo dei media e della comunicazione. Una rivoluzione dagli effetti dirompenti, con implicazioni di enormi proporzioni nel modo di comunicare, relazionarsi, aggregarsi, fare politica e giornalismo, resistere ed opporsi. Da Wilson a Obama, fino ad arrivare al recentissimo ed emblematico caso delle Rivolte Arabe del 2011.
Caso studio esemplare del ruolo principe svolto nella scena politica da media e social network sono le cosiddette Primavere Arabe. Una rivoluzione che è stata da alcuni denominata twitterised, in cui i social network hanno garantito un livello di comunicazione che non sarebbe mai stato permesso da determinati regimi. Chiaramente la democrazia non si può costruire solo con Internet, ma sarebbe ipocrita ignorare il ruolo fondamentale da esso svolto.

Il mio lavoro si propone di analizzare la rilevanza di Internet e dei social network come fonte e strumento per costruire una narrativa alternativa, a sua volta punto di partenza di un nuovo giornalismo e di un nuovo modo di fare opposizione, ponendo l’accento sul caso della Rivoluzione Egiziana del 2011. Strumenti che hanno e stanno tutt’ora rappresentando nuove sfide su molteplici livelli: personale, sociale, politico, istituzionale, mediatico e linguistico. Partendo da un fatto: l’avvento di Internet e dei social network, si esaminerà come questo fatto abbia rappresentato una rivoluzione sui sopraccitati livelli. Una rivoluzione nella rivoluzione, ovvero il caso del linguaggio (inglese) di Twitter usato dagli attivisti durante i giorni caldi di Piazza Tahrir. Un nuovo rivoluzionario strumento, scelto dai coraggiosi eroi rivoluzionari per lavorare sui propri sogni.

Trattandosi di fenomeni e processi tuttora in corso non si cercherà in questa sede di arrivare a conclusioni esaustive e finali. Questo lavoro non può che costituire un incipit di un processo i cui bilanci finali dovranno ancora attendere ulteriori sviluppi. Tuttavia, pur ribadendo la natura estremamente ridotta e circoscritta di questa piccola analisi, questo lavoro dimostra una serie di caratteristiche proprie dell’inglese della digitally mediated communication usato dai giovani egiziani durante il sit-in di Tahrir. Un nuovo strumento e un nuovo linguaggio che giocano un ruolo principe nell’evoluzione della langue e che pertanto necessitano di essere studiati più nel dettaglio. Non possono e non devono togliere nulla ai meriti degli attivisti, unici attori e protagonisti della rivoluzione, ma hanno permesso agli attivisti di dare nuovo vigore alla più potente delle armi: la comunicazione.

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7 Prefazione Il linguaggio è forse il piø potente strumento a portata dell’uomo: è attraverso il linguaggio che l’essere umano ha la facoltà di comunicare le sue idee e di interagire col prossimo. E’ la base di ogni relazione e di ogni processo di cooperazione. Un gesto apparentemente così banale e “normale”: che differenza potrà mai fare una semplice parola? In un mondo in cui si è ormai letteralmente inondati da fiumi di parole, trasmissibili con sempre piø mezzi di comunicazione e in tempo reale da una parte all’altra del globo, il “dono della parola” sta forse perdendo di importanza? La risposta non può che essere un deciso “No!”. Basti pensare al ruolo decisivo delle narrazioni storiche per la nascita e la legittimazione dei moderni stati nazione, senza citare il ruolo delle narrazioni entro cui incaselliamo ogni azione ed avvenimento della nostra vita, meccanismo base del funzionamento del nostro cervello. Considerando che tutta la propaganda politica non fa altro che usare sapientemente il linguaggio per trasmettere determinati messaggi, che possono essere espliciti o meno, e gli effetti che la propaganda ha sulle nostre vite, si evince chiaramente il ruolo centrale svolto dal linguaggio e dalla comunicazione. Cosa diciamo e come lo comunichiamo, cosa ci viene detto e come ci perviene tale messaggio: agenti e pazienti di uno scambio continuo che costruisce e decostruisce costantemente le nostre vite, tanto a livello privato quanto a livello pubblico. Linguaggio e mezzi di comunicazione sono alla base della propaganda politica, che è a sua volta alla base della politica, ovvero dell’insieme delle linee guida che determinano le decisioni e il futuro dei governi. La propaganda è alla base tanto della politica interna quanto di quella estera: possiamo dunque considerare il linguaggio alla base delle sorti del mondo? Sicuramente costituisce il mezzo che ne determina il futuro. Citando Lakoff a tale proposito: “Language is far more than a means of expression and communication. It is the gateway to the mind. […] Language can be used to change minds, which means it can change

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Chiara Morabito Contatta »

Composta da 170 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6535 click dal 05/04/2013.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.