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L'organizzazione della conoscenza sensitiva umana

Informazioni tesi

  Autore: Paolo Carlani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1991-92
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Francesca Rivetti Barbò
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 386

Non c’è niente di più facile e consueto che vedere e riconoscere un amico, udire la sua voce, sentire il calore della sua mano mentre la si stringe; niente è più semplice e naturale che immaginare il volto di una persona cara e ricordare il timbro della sua voce. Sono questi degli atti di conoscenza che tutti compiamo un numero così grande di volte e con una tale spontanea facilità che spesso non ci rendiamo neanche conto di farlo.
Eppure in questi atti così apparentemente semplici si cela una complessità tanto grande quanto insospettata.
Il nostro intento è indagare filosoficamente questa complessità, la molteplicità di funzioni, di atti di contenuti, cioè, che si cela negli atti umani di percezione e di rappresentazione di realtà del mondo dell’esperienza.

Questo studio vuol essere, dunque, una analisi filosofica, in prospettiva psicologica, di alcuni momenti del conoscere umano.
L’adozione del punto di vista psicologico, innanzitutto, significa che cercheremo di studiare il conoscere come fatto reale, nella sua genesi e nel suo processo, come attività che si manifesta in un dato ente, il soggetto umano appunto, sotto determinate condizioni. Analisi del conoscere, dunque, quale attività che si manifesta in certe condizioni, ed analisi di queste condizioni.
Il conoscere umano, però, anche considerato solo dal particolare punto di vista psicologico, è pur sempre un campo d’indagine immenso; così la nostra ricerca avrà quale principale oggetto un aspetto ben definito del conoscere stesso, si concentrerà cioè in particolare sulle componenti sensitive dell’atto e del contenuto di percezione e rappresentazione. Non si trascurerà tuttavia la prospettiva generale: essa infatti consente di collocare l’ambito specifico appena descritto nel suo contesto naturale.
Si cercherà, inoltre, di affrontare il tema appena enunciato secondo un’ottica ben precisa, quella determinata dall’uso, quale principio esplicativo, della nozione di organizzazione. Questa è normalmente utilizzata come chiave per interpretare la peculiarità degli esseri viventi: ciò che distingue e spiega il vivente è il fatto che è un essere organizzato. A noi sembra che possa essere proficuo servirsene, con gli opportuni adattamenti, anche per comprendere il conoscere umano. Parleremo perciò dell’organizzazione del conoscere ed in particolare dell’organizzazione della conoscenza sensitiva umana.

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III INTRODUZIONE Non c’è niente di più facile e consueto che vedere e ricono- scere un amico, udire la sua voce, sentire il calore della sua mano mentre la si stringe; niente è più semplice e naturale che immagi- nare il volto di una persona cara e ricordare il timbro della sua voce. Sono questi degli atti di conoscenza che tutti compiamo un numero così grande di volte e con una tale spontanea facilità che spesso non ci rendiamo neanche conto di farlo. Eppure in questi atti così apparentemente semplici si cela una complessità tanto grande quanto insospettata. Il nostro intento è indagare filosoficamente questa com- plessità, la molteplicità di funzioni, di atti di contenuti, cioè, che si cela negli atti umani di percezione e di rappresentazione di realtà del mondo dell’esperienza. Questo studio vuol essere, dunque, una analisi filosofica, in prospettiva psicologica, di alcuni momenti del conoscere u- mano.

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