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Osservazioni sulla danza e il balletto a Venezia, nella prima metà del '500, tratte dai Diarii di Marino Sanuto, concernenti notizie storiche di Commedie, Mumarie e Feste

Informazioni tesi

  Autore: Elena Stringa
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 1988-89
  Università: Accademia Nazionale di Danza - Roma
  Facoltà: Musicologia
  Corso: Storia della Danza
  Relatore: Alberto Testa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

Uno spaccato della Venezia rinascimentale pre-barocca in cui danza, musica, e spettacolo colorano la vita quotidiana, ricostruita attraverso la lettura e la ricerca delle notizie concernenti la danza all'interno dell'immensa opera "Diarii", preciso e fedele lavoro di un cronista veneziano del XVI secolo, Marino Sanuto.
In Venezia, crocevia di pensieri e culture, si scontrava la licenziosità del veneziano con la moralità del clero, tuttavia i due aspetti convivevano. I primi maestri di ballo, con i loro trattati, coinvolgevano plebe e patriziato ad esibirsi in pudiche o lascive coreografie. Una breve storia della danza veneziana inizio XVI secolo che si attiene rigorosamente alle notizie del cronista.

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CAPITOLO I LA DANZA NELLE CORTI "(la danza) ... è congionta con la Poesia, e con la Musica, facultà fra l'altre molto degna; e è parte di quella imitatione che rappresenta gli effetti dell'animo con movimento del corpo". Tale definizione, tutt'ora attualissima, fu data nel 1600 dal "maestro di ballo" Marco Fabrizio Caroso 1 e ciò sta a dimostrare l'alta concezione che nel Rinascimento, nell'Umanesimo e nel Barocco si ebbe per questa arte, praticata sì per scopi di piacere e di intrattenimento, ma anche come mezzo, sia che ci si ponesse come esecutori, che come spettatori, utile a raggiungere stati sociali più elevati e gestire relazioni diplomatiche. Le danze "macabre", tenebrose, religiose, sacre e profane che troviamo nel Medio Evo, si evolvono socialmente e tecnicamente nel Rinascimento, si sviluppano in parallelo con le altre arti, raggiungendo quasi lo stesso grado di dignità. I pesanti vestiti medioevali dalle lunghe code richiedenti evoluzioni calme e strisciate, si alleggeriscono per dar modo alla coreografia di tendere verso figurazioni più brillanti, più leggere, saltate; nella misura in cui il rapporto politico feudatario-contadino va via via perdendo peso, alcune danze popolari vengono inglobate dalla nobiltà e trasportate nella vita fastosa di corte. Tuttavia la classificazione tra la danza nobile e la danza del popolo rimane sempre molto evidente: occorre distinguere la "bassa danza", elegante e ricercata, dalla "danza alta" o 1 MARCO FABRIZIO CAROSO, Nobiltà di dame, 1605, Bologna, Ed. Forni, 1970 2

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Parole chiave

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