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L'incontro degli opposti: la ricezione critica de "La Machera del Demonio" di Mario Bava

Informazioni tesi

  Autore: Federica Farace
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Augusto Sainati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 63

Il presente lavoro di tesi intende analizzare la ricezione critica del film La Maschera del Demonio, opera prima di Mario Bava, mettendo in luce aspetti veritieri e fasulli della grande rivalutazione che se ne sta facendo da qualche anno a questa parte; tale analisi verrà condotta operando un confronto oggettivo e imparziale tra l’accoglienza che la critica riservò al film, uscito nel 1960, e le considerazioni successive. Nel testo verrà avanzata l’ipotesi di una nuova chiave di lettura per il lavoro di Bava, evidenziando la natura dualistica che permea l’opera del regista. Ogni cosa nel film è presentata nel suo aspetto doppio: l’oggetto e il suo opposto. Allo stesso modo, seguendo questo principio, è possibile rileggere le recensioni sotto una luce nuova.
Il testo è composto di tre capitoli. Nel primo vengono analizzate le recensioni pubblicate parallelamente all’uscita del film nelle sale. Tali scritti provengono non solo da riviste cinematografiche e quotidiani italiani, ma anche da testate straniere. A differenze di quanto accadde in Italia, infatti, all’estero il film fu accolto calorosamente sia dal pubblico sia dalla critica. Le recensioni del 1960 e del 1961 (il film uscì nella primavera dell’anno successivo in tutti i Paesi dell’Europa Occidentale e in America)evidenziano le stesse tematiche e gli stessi punti nodali, per quanto le critiche straniere propongano argomentazioni assolutamente differenti e, in certi casi, diametralmente opposte.
All’interno del testo, le tematiche in questione sono organizzate in coppie dicotomiche, riscontrate e validate dalle successive affermazioni dei critici recensori. Ad esempio, uno dei temi fondamentali, sicuramente il più discusso, è stato quello che vedeva contrapposto lo script all’atmosfera. Il testo analizza la posizione diametralmente opposta assunta dai critici italiani e da quelli stranieri; tale approccio viene adottato anche in merito ad altre tematiche.
Nel secondo capitolo, il medesimo lavoro di analisi e comparazione in chiave dicotomica verrà applicato alle pubblicazioni successive, dagli anni ’70 fino ai giorni nostri. Molti critici italiani hanno assunto il ruolo di portavoce dell’opera di Bava, mettendo in atto un processo di riabilitazione di un regista che per molti si era trasformato in un incompreso. Il prolifico lavoro del regista gli ha consentito di essere sempre più presente nel panorama cinematografico di quegli anni; di conseguenza, tale operosità ha fatto crescere il numero dei suoi sostenitori sia tra il pubblico sia tra i critici più giovani. Già a partire dagli anni ’70 cominciano a moltiplicarsi sia sui giornali, sia sulle riviste di settore, le recensioni dei suoi nuovi lavori e le rivalutazioni dei vecchi, in particolare La Maschera del Demonio. Intervistato nel 1978 da La Rivista del Cinematografo, Mario Bava illustra alcuni dei suoi trucchi: tra questi, si segnala l’invecchiamento di un personaggio attraverso il solo utilizzo delle luci di scena (espediente utilizzato per la prima volta proprio ne La Maschera del Demonio). A pochi mesi dalla sua morte, avvenuta il 25 aprile 1980, viene inaugurato il primo festival del cinema horror e fantastico (Cattolica ’80 Horror Show), a lui dedicato. Il festival si apre proprio con la proiezione del film che, in quegli anni, veniva considerato il suo capolavoro: La Maschera del Demonio.
Nel terzo e ultimo capitolo, al lavoro di ricezione sincronica che avrà caratterizzato i precedenti capitoli verrà affiancato un processo di ricezione diacronica: i temi riscontrati e analizzati precedentemente verranno messi a confronto ricorrendo alla stessa rigorosa metodologia.

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3 INTRODUZIONE Il presente lavoro di tesi intende analizzare la ricezione critica del film La Maschera del Demonio, opera prima di Mario Bava, mettendo in luce aspetti veritieri e fasulli della grande rivalutazione che se ne sta facendo da qualche anno a questa parte; tale analisi verrà condotta operando un confronto oggettivo e imparziale tra l’accoglienza che la critica riservò al film, uscito nel 1960, e le considerazioni successive. Nel testo verrà avanzata l’ipotesi di una nuova chiave di lettura per il lavoro di Bava, evidenziando la natura dualistica che permea l’opera del regista. Ogni cosa nel film è presentata nel suo aspetto doppio: l’oggetto e il suo opposto. Allo stesso modo, seguendo questo principio, è possibile rileggere le recensioni sotto una luce nuova. Il testo è composto di tre capitoli. Nel primo vengono analizzate le recensioni pubblicate parallelamente all’uscita del film nelle sale. Tali scritti provengono non solo da riviste cinematografiche e quotidiani italiani, ma anche da testate straniere. A differenze di quanto accadde in Italia, infatti, all’estero il film fu accolto calorosamente sia dal pubblico sia dalla critica. Le recensioni del 1960 e del 1961 (il film uscì nella primavera dell’anno successivo in tutti i Paesi dell’Europa Occidentale e in America) evidenziano le stesse tematiche e gli stessi punti nodali, per quanto le critiche straniere propongano argomentazioni assolutamente differenti e, in certi casi, diametralmente opposte. All’interno del testo, le tematiche in questione sono organizzate in coppie dicotomiche, riscontrate e validate dalle successive affermazioni dei critici recensori. Ad esempio, uno dei temi fondamentali, sicuramente il più discusso, è stato quello che vedeva contrapposto lo script all’atmosfera. Il testo analizza la posizione diametralmente

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demonio
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