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Marx, Engels e la questione italiana

Fra il 1848 e il 1860 Marx ed Engels dedicarono parte del loro impegno politico rivoluzionario all’analisi delle contemporanee vicende italiane, dal biennio riformista 1846-1847 alla guerra franco-piemontese contro l’Austria del 1859, alla “gloriosa” spedizione dei Mille e al suo seguito rivoluzionario. La testimonianza di questo impegno nei confronti della “questione italiana” ci è data dai numerosi articoli giornalistici, da brevi accenni negli epistolari e dai due opuscoli, ''Po e Reno'', del 1859, e ''Nizza, Savoia e Reno'', del 1860, che Marx ed Engels scrissero a proposito degli avvenimenti, delle situazioni e delle questioni politiche che caratterizzarono il periodo storico più importante del Risorgimento italiano.
Il mio lavoro si è proposto di ricostruire, di commentare, di dare una visione più chiara e organica dei giudizi e degli atteggiamenti di Marx ed Engels verso la questione italiana, dato che la maggior parte di questi ci sono stati tramandati nella forma frammentaria degli articoli giornalistici e non in un’opera unitaria. È facile intuire come questa operazione non possa prescindere dalla storiografia e dalla filosofia marx-engelsiane, ossia dalla concezione materialistica della storia, dal correlato umanesimo positivo (il fine era l’emancipazione sociale e politica di tutti gli uomini), e dalle sue prospettive rivoluzionarie (quel fine si poteva raggiungere solo attraverso una lotta proletaria mondiale, l’abolizione dell’economia capitalistica e la costituzione di una società comunista). Solo relazionandoci alla teoria della prassi marx-engelsiana possiamo comprendere l’ottica dalla quale i nostri autori giudicavano le vicende italiane e il vero significato dei loro commenti, spesso espressi in forma sintetica.
Se il primo obiettivo concreto della filosofia di Marx ed Engels era dunque la rivoluzione proletaria, da compiersi prima a livello nazionale e poi internazionale, è allora facile comprendere che, come tutti gli avvenimenti europei, anche quelli relativi al Risorgimento italiano venivano interpretati dal punto di vista rivoluzionario. Di conseguenza le questioni importanti della storia italiana, quali la liberazione dal dominio straniero e l’unità del Paese, erano certo prese in considerazione, ma in ogni caso subordinate alla prospettiva rivoluzionaria, ossia al cammino che il popolo italiano doveva compiere, contemporaneamente agli altri popoli europei, affinché si raggiungessero nel modo più rapido quelle determinate condizioni storiche, ossia economiche e sociali, che in ogni Paese rendevano possibile la rivoluzione comunista.
È quindi evidente che i nostri autori affrontano la “questione italiana” mettendo in pratica la loro teoria storico-filosofica, applicando, ma nello stesso tempo sottoponendo alla verifica della storia i punti cardine del materialismo storico-dialettico.
L’importante risultato di questo confronto sta anche nell’ampliamento e nell’approfondimento di alcune delle tematiche appena accennate nelle opere classiche dei nostri autori, quali il Manifesto del Partito comunista o L’Ideologia tedesca, come la questione della nazionalità, certamente di fondamentale importanza in gran parte dell’Europa in quel periodo storico, ma attuale anche oggi.
Sarà quindi nostro compito anche quello di verificare la coerenza di queste particolari prese di posizione, suscitate dall’analisi degli avvenimenti italiani, con la teoria portante del materialismo storico, anche nel caso in cui i giudizi riguardino questioni immediatamente pratico-politiche, come si ebbe a proposito del ruolo della Germania nella guerra del 1859.
Mettere in luce l’interpretazione marx-engelsiana del Risorgimento italiano è oltremodo interessante dal punto di vista storiografico e politico, in quanto, eccettuata una tarda e retrospettiva considerazione di Engels presente in ''Violenza ed economia nella formazione del nuovo impero tedesco'' (1887-88), essa si discosta dalla lettura tradizionale della storia italiana, presentando una critica radicale della soluzione monarchica con cui il Risorgimento italiano si venne compiendo.

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3 INTRODUZIONE Fra il 1848 e il 1860 Marx ed Engels dedicarono parte del loro impegno politico rivoluzionario all’analisi delle contemporanee vicende italiane, dal biennio riformista 1846-1847 alla guerra franco-piemontese contro l’Austria del 1859, alla “gloriosa” spedizione dei Mille e al suo seguito rivoluzionario. La testimonianza di questo impegno nei confronti della “questione italiana” ci è data dai numerosi articoli giornalistici e dai due opuscoli, Po e Reno e Nizza, Savoia e Reno, che Marx ed Engels scrissero a proposito degli avvenimenti, delle situazioni e delle questioni politiche che caratterizzarono il periodo storico più importante del Risorgimento italiano. Questo lavoro si propone di ricostruire, di commentare, di dare una visione più chiara e organica dei giudizi e degli atteggiamenti di Marx ed Engels verso la questione italiana, dato che la maggior parte di questi ci sono stati tramandati nella forma frammentaria degli articoli giornalistici e non in un’opera unitaria. Si può intuire come questa operazione non possa prescindere dalla storiografia e dalla filosofia marx-engelsiane, ossia dalla concezione materialistica della storia, dal correlato umanesimo positivo, e dalle sue prospettive rivoluzionarie. L’attività giornalistica e pubblicistica di Marx ed Engels, come del resto il loro costante impegno politico, sono infatti parte integrante della loro filosofia, non essendo questa una sterile teoria interpretativa ma una teoria che deve farsi immediatamente prassi, una teoria- prassi al servizio della storia.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Stefania Basei Contatta »

Composta da 246 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.