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Congedo di maternità e paternità, congedi parentali e strategie di conciliazione

Informazioni tesi

  Autore: Perla Colzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Claudia Faleri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

Da sempre, la questione della donna madre all’interno del mercato del lavoro ha attirato l’attenzione del legislatore, il quale fin dagli inizi del novecento si è impegnato a creare delle condizioni che la tutelassero prima durante e dopo il periodo della gravidanza (ad esempio attraverso l’astensione obbligatoria che consiste nell’assentarsi dal lavoro obbligatoriamente per 5 mesi fruibili con la formula due più tre o uno più quattro).
Con le prime leggi ci si rende conto del fatto che questo importante evento nella vita di una donna era considerato come evento fisiologico, mero dato biologico, col passare del tempo la concezione cambiò e si pensò di dover tutelare non solo la madre ma anche il bambino e quindi si comincia a parlare di insieme delle relazioni affettive da tutelare per l’interesse dell’equilibrio psico-fisico del bambino.
Allo stesso modo il legislatore pensò di dover riequilibrare le responsabilità all’interno della famiglia e quindi si estese il diritto all’astensione facoltativa, oggi chiamata congedo parentale, anche al padre ma inizialmente soltanto in alternativa alla madre, ovvero al verificarsi di tre situazioni che dimostravano l’impossibilità per la madre di prendersi cura del figlio, decesso o grave infermità di questa, abbandono innominato sempre da parte della madre e affidamento esclusivo del bambino al padre.
Oggi come specificato nell’art.32 del d.lgs. 151 del 2001 il padre ha un diritto iure proprio, ossia può decidere di avvalersi del diritto al congedo fin dalla nascita del bambino anche in concomitanza col periodo di astensione obbligatoria della madre.
Con la recente riforma Fornero si è addirittura concesso un giorno di astensione obbligatoria per il padre interamente retribuito da parte del datore di lavoro e due giorni di astensione facoltativa anch’essi intermante retribuiti dall’inps da poter usufruire entro 5 mesi dalla nascita del bambino.
Inoltre per poter conciliare attività lavorativa e familiare e quindi equilibrare le responsabilità di entrambi i genitori in questi due importanti ambiti sono fondamentali le politiche di conciliazione che mirano a tutelare la vita familiare, la donna lavoratrice e la garanzia della parità di trattamento tra sessi.
Le più importanti strategie di conciliazione riguardano misure di sostegno alla maternità e alla paternità, appunto i congedi parentali, riduzione o organizzazione dei tempi di lavoro, ad esempio il part-time, orari più flessibili e introduzione della banca delle ore ovvero di quello strumento nel quale vengono accantonate le ore di lavoro al di fuori di quelle stabilite da poter usufruire come permessi o ferie e l’introduzione del telelavoro, ossia di quel lavoro strettamente legato alle tecnologie informatiche, è un modo flessibile di lavorare applicabile ad un’ampia gamma di attività lavorative che consiste nello svolgere il lavoro per la maggior parte del tempo in un luogo diverso da quello del datore di lavoro.
Nonostante tutto ciò possiamo affermare che ancor oggi in Italia l’essere madre è una causa di disuguaglianza e di svantaggio all’interno del mercato del lavoro, per questo si è cercato di introdurre il padre alle stesse tutele della madre sempre tenendo conto della diversità dei ruoli ma rimane comunque una disparità di trattamento tra il padre lavoratore subordinato e il padre lavoratore autonomo in quanto i congedi parentali sono stati pensati nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato e tra lavoratrice autonoma e lavoratore autonomo in quanto soltanto a favore della lavoratrice autonoma si prevedono forme di congedo analoghe al congedo parentale.
Sarebbe auspicabile che il legislatore italiano assumesse come modello quello di altri paesi dove i problemi posti in essere da questa questione sono oggetto non solo di disquisizione ma di serie sperimentazioni, oppure dove l’impegno a garantire una conciliazione condivisa si basa su misure concrete di sostegno.

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Capitolo 1 I CONGEDI DI MATERNITÀ 1.1 Congedi di maternità e astensione obbligatoria La maternità è uno degli eventi più importanti della vita di una donna e in materia di lavoro rappresenta una delle cause di sospensione del rapporto di lavoro. Il periodo della gravidanza e successiva nascita del bambino è tutelato dalla legge e dalla Costituzione italiana. La donna ha diritto all’astensione da lavoro obbligatoria, prima, durante e dopo il parto, per un totale di 5 mesi, in alcuni casi prorogabile. La Costituzione italiana riconosce la funzione fondamentale della donna nella famiglia e ne sancisce i diritti nel periodo di gravidanza ed, in generale, in tutta la propria vita lavorativa. Sulla base del principio costituzionale, l’ordinamento italiano in materia di maternità ha tutelato l’evento quando ricade durante il periodo lavorativo della donna. Il percorso legislativo che ha portato alla tutela della maternità e della paternità, è iniziato negli anni ’70 con le leggi 30 Dicembre 1971, n. 1204 sulla “Tutela delle lavoratrici madri” e 9 Dicembre 1977, n. 903 sulla “Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro”, è proseguito con la legge 8 Marzo 2000, n. 53 sulle “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi della città” e si è concluso con il “Testo Unico della maternità” col Decreto legislativo 26 Marzo 2001, n. 151. La lavoratrice ha diritto al congedo di maternità durante il periodo di astensione obbligatoria di 5 mesi e in questo periodo di assenza dal lavoro ha diritto a percepire l’indennità di maternità dal proprio ente previdenziale, cioè una prestazione che viene erogata tramite il datore di lavoro o direttamente tramite l’INPS. Si tratta di un’indennità sostitutiva della retribuzione ed è pari all’80% della retribuzione media giornaliera percepita nel mese immediatamente precedente l’inizio dell’astensione. L’istituto dell’astensione obbligatoria può essere inteso come composto di due sotto-fattispecie autonome, l’astensione pre-parto e quella post partum. 5

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