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Aristotele, libro Lambda della Metafisica: natura e causalità del primo motore immobile

Informazioni tesi

  Autore: Serena Trivelloni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Francesco Fronterotta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 50

Con il libro XII della Metafisica di Aristotele, il libro Lambda, si affronta uno dei punti cruciali del testo aristotelico, in quanto presenta quello che è considerato il “problema per eccellenza“ della sua interpretazione: l’esistenza e la funzione della sostanza sovrasensibile. Il mio lavoro verte sull’individuazione e la spiegazione delle caratteristiche del primo principio e su come esso effettivamente possa dare movimento al primo cielo e conseguentemente a tutti i successivi.
Prima di delineare le caratteristiche e la funzione del primo motore mi sono soffermata su alcuni filosofi presocratici come gli atomisti Leucippo e Democrito e successivamente su Platone. I primi con l’eterno movimento degli atomi nel vuoto, il secondo con l’anima del mondo descritta nel Timeo, sembrano riconoscere l’eternità del movimento ma non spiegarlo correttamente. Ho successivamente, seguendo il testo aristotelico, analizzato le caratteristiche che il primo motore deve necessariamente avere. Dopo aver definito le caratteristiche del medesimo, Aristotele descrive come questo principio primo possa provocare movimento. Da qui il dibattito, ancora oggi aperto, tra l’interpretazione tradizionale, che riconosce esclusivamente la causa finale del motore come “oggetto d’amore e di desiderio” a cui tutto tende, e un’interpretazione alternativa che ne riconosce la causa efficiente.
Per la prima interpretazione mi sono soffermata su Alessandro di Afrodisia, il primo ad affrontare il problema e ad attribuire al motore una causalità esclusivamente finale. Ho quindi preso in considerazione le interpretazioni moderne di David Ross, che riprende l’interpretazione classica di Alessandro, di Carlo Natali, che riconosce nel primo principio una funzione causale con scopo finale discostandosi tuttavia dal modello d’imitazione platonico, e quella di David Sedley, che opera un confronto specifico tra la teleologia platonica e quella aristotelica.
Per l’interpretazione più recente ho esaminato la posizione di Carlo Giacon, Sarah Broadie ed Enrico Berti. Secondo questa interpretazione la ragione per la quale il primo motore agisce non può che essere esso medesimo, vale a dire l’atto del suo vivere che è piacere; il movimento che produce è dunque “noetico”. La causa efficiente inoltre, come sostenuto con grande chiarezza da Berti, non sembra implicare il concetto di creazione, per cui il motore non “crea” l’universo aristotelico, che in questo senso è sempre esistito, ma lo muove eternamente. Esso muove in quanto principio motore ed efficiente,ed in quanto “attività” e vita: dunque è causa finale verso se stesso e causa efficiente verso il primo cielo.

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2 Introduzione Con il libro XII della Metafisica di Aristotele, il libro Lambda, si affronta uno dei punti cruciali del testo aristotelico, in quanto presenta quello che è considerato il “problema per eccellenza“ della sua interpretazione: l’esistenza e la funzione della sostanza sovrasensibile. In questo libro Aristotele dimostra che si deve ammettere l’esistenza di una sostanza sovra-empirica e spiega quale essa sia. Per lungo tempo la critica ha affrontato e discusso la collocazione cronologica di questo libro; oggi il problema è passato in secondo piano, concordando tutti sul fatto che comunque, qualunque sia l’epoca di composizione, questo libro è fondamentale per la comprensione del pensiero aristotelico. Giovanni Reale sostiene che il genio metafisico dello Stagirita si riveli nell’aver compreso e affermato che «il movimento dei cieli, in quanto movimento, non è autosufficiente e ha bisogno di un principio primo e ulteriore che lo spieghi. » 1 Il mio lavoro verte sull’individuazione e la spiegazione delle caratteristiche del primo principio e su come esso effettivamente possa dare movimento al primo cielo, e conseguentemente a tutti i cieli successivi; quest’ultimo è un punto cruciale che ha visto succedersi diverse interpretazioni, che possono dividersi in quella tradizionale ed una più recente ed alternativa. Prima di delineare le caratteristiche e la funzione del primo motore, Aristotele si sofferma su alcuni filosofi presocratici come Empedocle e Anassagora o gli atomisti Leucippo e Democrito i quali sembrano aver ammesso e riconosciuto un’attività eterna, ma non la spiegano correttamente: infatti sia Leucippo, con l’eterno movimento degli atomi nel vuoto, che Platone, ammettono 1 Aristotele, Metafisica, testo greco a fronte, a c. di G. Reale, Bompiani, Milano, 2000 , p.728

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