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Profili penali in tema di premeditazione

L’istituto giuridico della premeditazione si è nel corso degli anni evoluto identificando una modalità della condotta che non ricostruisce necessariamente un “tipo normativo d’autore”. La condotta premeditata può essere infatti posta in essere da soggetti della più diversa estrazione sociale e culturale, ma soprattutto da soggetti non ipodotati sul piano morale.
Rimane il maggior disvalore di un atto che nelle sue caratteristiche strutturali presenta una maggiore pericolosità sociale, cui corrisponde una maggiore severità retribuitiva.
Vengono quindi superate le posizioni di quanti cercavano una diversa strutturazione biologica dell'individuo premeditante, mentre trovano maggior favore quelle concezioni orientate alla ricerca dell’identificazione di un atto premeditato, prescindendo dalla ricerca di una specifica conformazione celebrale che possa identificare soggetti più o meno portati alla sua realizzazione.
“Per dire che è materiale la premeditazione bisogna dire che è materiale il pensiero”.
In effetti la neuropsicologia moderna ha dimostrato che un gran numero di processi cognitivi ed elaborativi delle informazioni provenienti dall'esterno o dettate dalla sfera istintuale dell’individuo (“pensieri”) ha una precisa sede all'interno del Sistema Nervoso Centrale (SNC). La surriportata affermazione di Carrara illustra il legame che riconnette una impostazione scientifica notevolmente evolutasi nel corso dell’ultimo secolo ad una diversa chiave d’analisi dell’istituto, che non può prescindere dal considerare l’atto materialmente nella sua essenza, a discapito di una concezione della premeditazione come specchio dell’individuo e della sue attitudini.

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8 Introduzione “Durante il pleistocene, vi erano due compiti principali per i membri maschi di un gruppo di australopithecus : cacciare e programmare la caccia. Un gruppo ottimale doveva avere molti cacciatori e pochi abili programmatori” 1 . Enunciati simili delineano come nella stessa struttura biologica dell’ essere umano, sia presente una radicale differenza fra i possibili atti che un individuo può porre in essere, differenza che si riflette nelle strutture sociali fondamentali in cui lo stesso opera. “Premeditare” un atto indica una modalità della condotta che non si al- lontana molto dal concetto del “programmare” lo stesso. Ambedue i ter- mini designano un’ attività diretta a calcolare, ridurre al minimo lo scarto di errore fra ciò che si intende realizzare e l’ effettiva esecuzione dell’ atto. Se nel pleistocene un intelletto poco raffinato si affidava a compiti manuali, allo stesso modo oggi una minore profondità d’ analisi e una maggiore approssimazione nell’ esecuzione di compiti delicati relegano il soggetto allo svolgimento di compiti prettamente manuali, negandogli quelle maggiormente gratificate mansioni lavorative riservate all’ interno della moderna società civile a soggetti caratterizzati da spiccate qualità intellettive. Restringendo il campo d’ analisi alla sfera degli atti antigiuridici, si osserva come quest’ istintività possa rientrare fra gli elementi di catego- rie giuridiche quali il dolo d’ impeto. D’ altra parte, una maggiore valu- tazione dell’atto compiuta dall’ agente, implica una progressiva graduazione dell’ elemento soggettivo che l’ ordinamento, simmetrica- mente alla tendenza valorizzatrice della sfera psichica presente nella so- cietà civile, considera meritevole di una pena più consistente. Una simile impostazione è tuttavia, nell’ ambito dell’ analisi dei fonda- menti della premeditazione, da rigettarsi. 1 Umiltà “I due cervelli: Neurobiologia dei processi cognitivi” ed. 1978, pag. 379

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giuseppe Sernia Contatta »

Composta da 210 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.