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Circuiti di solidarietà e cooperazione nelle migrazioni dei senegalesi. Dalla Sardegna al Senegal e ritorno

Informazioni tesi

  Autore: Gaspare Messana
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Felice Tiragallo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

La presenti tesi è stata sviluppata alternando la ricerca di campo e l'esame delle fonti bibliografiche in riferimento al tema della solidarietà nelle migrazioni dei senegalesi.

La stesura della tesi si articolerà in tre capitoli; nel primo verrà presentato lo Stato senegalese nella sua dimensione storico-geografica e verranno forniti i dati socio-culturali secondo le ultime statistiche fornite da fonti ufficiali. Nel Capitolo 2 si passerà ad approfondire l'etnia numericamente più importante tra le trenta di cui si compone la popolazione nazionale, quella Wolof, con particolare riferimento alla struttura familiare e alla religione islamica, principale fede in cui si riconoscono i membri di tale gruppo etnico e della nazione. La questione religiosa verrà ulteriormente analizzata in quanto, stando ad autorevoli fonti, nonché alla mia esperienza diretta, «esser musulmano in Senegal vuol dire quasi automaticamente essere affiliato a un ordine sufi» e ancora, come disse nel 1981 il politologo Coulon, «nel Senegal si è prima taalibe(“discepolo”) di qualcuno prima di essere cittadini di uno Stato»; verrà pertanto presentata una panoramica sulla storia delle confraternite sufi e, più dettagliatamente, verrà presentata la Muridiyya. La decisione di focalizzare l'attenzione su questa confraternita nonostante la presenza di altre è da ricondurre a due motivi principali: il primo è che è l'unica di origine prettamente senegalese, il secondo è che la comunità presso la quale ho svolto tale ricerca, come la maggior parte della popolazione nazionale, appartiene ad essa. L'argomento della trattazione del terzo e ultimo capitolo sarà un'analisi diacronica del fenomeno migratorio nell'ottica di evidenziare la solidarietà che la comunità senegalese, e nello specifico quella parte appartenente alla confraternita mouride, riesce a far vivere all'estero . Sulla scia di Pace e Chantal «si trattava di comprendere se anche nel contesto dell'immigrazione, credenze e condotte religiose erano in grado di esercitare una funzione integratrice oppure no». Essendo frutto del confronto e dello scambio con persone che hanno preso la dura decisione di lasciare la famiglia nella speranza di migliorare le condizioni di vita, ho ritenuto necessario parlare di tutte e tre le fasi che caratterizzano ogni progetto migratorio: la partenza, l'arrivo nel paese prescelto (in questo caso l'Italia e per essere ulteriormente più precisi la regione Sardegna) e le prospettive per il futuro. In quest'ultimo capitolo lo spazio maggiore sarà dedicato a ciò che è stato per più tempo oggetto della mia osservazione partecipante, quindi la parte di vita trascorsa all'estero, la rete informale che sta alla base della migrazione, la fede religiosa che ne fa sopportare i disagi e le condizioni di vita generali da cui questi ultimi traggono origine.
Ciò che in sostanza mi sono prefisso con questa tesi è stato di descrivere, nell'ottica di un'“etnografia multilocale”, un quadro generale sul popolo senegalese. Considerato il fenomeno migratorio in quanto condizione senza la quale non avrei avuto la fortuna di conoscere gli “usi e costumi” di un popolo che vive così lontano dall'Italia semplicemente continuando ad abitare nella mia città natale, e considerata la personale voglia di conoscere culture diverse, ritengo che questa prospettiva teorica si sia automaticamente imposta lungo il percorso di ricerca.

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INTRODUZIONE La presente ricerca è dedicata a una delle tante comunità migranti che costellano da più di un ventennio il panorama demografico italiano: quella proveniente dal Senegal. Nello specifico ho deciso di approfondire i rapporti solidaristici che, legando a vari livelli tra loro i senegalesi che decidono di emigrare, ritengo costituiscano una parte fondamentale del bagaglio culturale che il migrante porta con sé; tale indagine si è mossa attraverso tre differenti, ma complementari, aspetti: la famiglia, la religione e il contesto sociale che viene a costituirsi dal vivere nell'una e sulla base dell'altra. Il motivo della scelta di lavorare con questo gruppo deriva dall'aver recensito durante il secondo anno del corso di Laurea la storia di vita di un uomo di origine senegalese, stabilitosi nel corso degli anni Novanta a Nuoro, in qualità di integrazione relativa al corso di Etnologia. Tale decisione era dipesa, a sua volta, dal fatto che i senegalesi fossero il gruppo più identificabile per tratti somatici tra quelli extraeuropei presenti nel contesto cittadino e provinciale, e che, in relazione alla frequente pratica del commercio ambulante, fossero quello più avvicinabile. Da allora il rapporto con il gruppo risiedente nel capoluogo barbaricino si è andato via via intensificando sotto la spinta costante della mia volontà di conoscere i molteplici aspetti della cultura di un popolo così lontano dal nostro. Il metodo impiegato per effettuare tale ricerca ha compreso due parti: una teorica, nella quale mi sono preoccupato di ricostruire gli aspetti storico-sociali della realtà di provenienza, e una pratica, per la quale ho fatto ricorso a uno degli strumenti specifici della ricerca antropologica: l'osservazione partecipante. Questa ha avuto luogo come già detto a Nuoro, a Cagliari in quanto mia sede universitaria, in qualche occasione a Genova e, la scorsa estate, in Senegal, grazie all'opportunità offertami da un uomo di nome Abdou 1 di accompagnarlo nel suo viaggio di ritorno annuale. 1 Abdou è un uomo di 40 anni, originario di Kaolack, che all'inizio degli anni Novanta ha deciso di lasciare il Senegal, in cui aveva già una moglie e un figlio, per provare a fare fortuna in Europa. Dopo un primo periodo passato in Francia si è visto costretto, in seguito alla chiusura della frontiere a entrare da clandestino in Italia (dove ancora non esisteva una normativa univoca sull'immigrazione essendo prevalentemente un Paese dal quale si emigrava) per evitare di nullificare gli immani sacrifici compiuti fino a quel momento. Dopo quasi vent'anni trascorsi in Sardegna si può dire che abbia raggiunto il suo scopo di migliorare notevolmente la situazione di partenza. Prova tangibile di questo è data dal fatto che la sua famiglia si è andata via via allargando. 3

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Parole chiave

senegal
solidarietà
reti etniche
wolof
teranga
mouridiyya
migrazioni transnazionali
islam
ricerca multilocale
dahira

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