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Oltre la crisi della carta stampata: analisi e strategie

Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Li Volsi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Informazione e sistemi editoriali
  Relatore: Alessandro  Ferrara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

L'avvento di Internet ha sconvolto radicalmente tutto "l'ecosistema mediatico" e sta minacciando l'esistenza stessa dei giornali. Tuttavia, la carta stampata probabilmente non scomparirà e sarà uno dei tanti strumenti con cui sarà possibile informarsi in futuro.
Essa dovrà far fronte a un'informazione che non circola più come prima, in unità controllate e confezionate, bensì immateriale e fluida.
In questo contesto così definito, giornali e giornalisti, tentano di reinventare il loro ruolo, di definire le tendenze di un nuovo modo di informare e di informarsi. Ciò che cambia radicalmente, non è tanto la figura del giornalista in sé, mediatore che seleziona e gerarchizza le notizie, il cui dovere è sempre quello di informare nel rispetto delle regole deontologiche proprie della professione, quanto piuttosto il suo modo di lavorare. Oggi, i giornalisti devono tenere ben presente che il lettore, grazie all'interattività - ingrediente fondamentale del Web 2.0 - acquisisce una centralità nel processo di costruzione dell'agenda setting che non aveva con i vecchi media.
I professionisti del settore dovranno essere in grado di interfacciarsi con gli utenti, di saperli ascoltare.
Il giornalista del XXI secolo è "social media editor". Una figura innovativa, che nella circolarità della Rete, offerta da Internet, in cui non vi sono gerarchie particolari, è abile a intrattenere un rapporto diretto e non filtrato con i propri lettori.
Il presente studio è, quindi, un'analisi utile a tracciare i tratti distintivi di un nuovo e plausibile giornalismo che sa sfruttare nel modo adeguato il potere offerto da Internet.
In particolare, partendo da un'osservazione approfondita sulle ragioni strutturali della crisi che sta mettendo a dura prova il mercato editoriale con il costante calo delle vendite dei giornali e i tagli alla pubblicità, si evince un cambiamento di rotta nel giornalismo tradizionale. Non poche testate, infatti, sono emigrate verso il supporto digitale che ha fatto esplodere il fenomeno del "giornalismo online".
Una cosa è certa nell'epoca del Web 2.0: non sono più i giornalisti ma gli internauti a definire le nuove leggi della comunicazione e dell'informazione.
I nuovi media incarnano un modello bidirezionale e circolare della comunicazione, in cui l'emittente e il ricevente costruiscono, nell'interazione, un dominio condiviso di significato.
Le persone non hanno più bisogno a tutti i costi di mediatori, dal momento che la società in Rete sta imparando a comunicare, a informarsi e a condividere cultura.
Il giornalismo assume volti diversi: nascono i "blog", piazza virtuali in cui chiunque può esprimere il proprio punto di vista, si inizia a parlare di "citizen journalism" e del fenomeno del "reporter diffuso".
E' chiaro che stiamo vivendo una rivoluzione in cui i grandi gruppi editoriali sono costretti ad adattarsi, se vorranno sopravvivere a questa bufera. In che modo? E' ciò che ho provato a dimostrare nell'ultima parte di questo lavoro, esaminando una serie di strategie adottate da alcune tra le più importanti testate giornalistiche, nazionali e internazionali.
Libera interpretazione, quindi, alla domanda: i giornali si salveranno?
Il buon giornalismo dovrà trovare il modo di re-inventarsi, adeguarsi e sopravvivere anche in altre forme, perché - a distanza di pochi secoli - è rimasto la principale garanzia per i cittadini di una società che si possa definire civile e democratica.

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7 Introduzione L’avvento di Internet ha sconvolto radicalmente tutto l’ “ecosistema mediatico” e sta minacciando l’esistenza stessa dei giornali. Tuttavia, la carta stampata probabilmente non scomparirà e sarà uno dei tanti strumenti con cui sarà possibile informarsi in futuro. Essa dovrà far fronte a un’informazione che non circola più come prima, in unità controllate e confezionate, bensì immateriale e fluida. In questo contesto così definito, giornali e giornalisti, tentano di reinventare il loro ruolo, di definire le tendenze di un nuovo modo di informare e di informarsi. Ciò che cambia radicalmente, non è tanto la figura del giornalista in sé, mediatore che seleziona e gerarchizza le notizie, il cui dovere è sempre quello di informare nel rispetto delle regole deontologiche proprie della professione, quanto piuttosto il suo modo di lavorare. Oggi, i giornalisti devono tenere ben presente che il lettore, grazie all’interattività – ingrediente fondamentale del Web 2.0, acquisisce una centralità nel processo di costruzione dell’agenda setting che non aveva con i vecchi media. I professionisti del settore dovranno essere in grado di interfacciarsi con gli utenti, di saperli ascoltare. Il giornalista del XXI secolo è social media editor. Una figura innovativa, che nella circolarità della Rete, offerta da Internet, in cui non vi sono gerarchie particolari, è abile a

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