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Costruzioni della "razza" attraverso la lingua: dal Volksgeist al nazionalsocialismo

Informazioni tesi

  Autore: Gemmita La Peruta
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Lingue e Culture Straniere
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Beatrice Wilke
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

All’inizio del XIX secolo nacque, con il contributo del romanticismo tedesco, la linguistica comparativa, tramite la quale furono scoperte delle profonde connessioni lessicali e sintattiche fra le maggiori lingue europee e il sanscrito, la lingua dei testi sacri indiani. La scoperta della famiglia linguistica indoeuropea e le dottrine razziali che iniziarono a imporsi nel dibattito scientifico con l’avvento dell’illuminismo portarono alla costruzione artificiale di un concetto di razza ancestrale superiore partendo da mere speculazioni linguistiche. Lingua e razza divennero così oggetto di dispute pseudo-scientifiche che funsero da base ideologica della dottrina razziale del nazionalsocialismo.

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3 Introduzione Oggi, quando pensiamo alla parola “ariano”, subito colleghiamo quest’aggettivo al sostantivo ”razza” e il concetto che ne deriva dal semplice accostamento, “razza ariana”, ci porta immediatamente col pensiero al nefasto movimento politico del nazionalsocialismo e al suo capo carismatico, Adolf Hitler. In realtà questo concetto ha una storia molto più lunga che vede nel nazismo soltanto la sua tragica conclusione. Diversamente da quello che si crede, la costruzione dell’uomo ariano ha le sue radici nella filologia e non nelle scienze naturali. A cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, in pieno romanticismo, il meglio dell’intellighenzia tedesca concentrò i suoi sforzi sullo studio della famiglia linguistica che abbraccia quasi tutte le lingue europee, alcune del Medio Oriente e del Caucaso fino ad arrivare all’India: la famiglia linguistica indoeuropea. Qual è il nesso tra lingue indoeuropee e razza ariana? Studiosi come Franz Bopp, Wilhelm von Humboldt, Friedrich e August Schlegel, Jakob e Wilhelm Grimm, grazie alla linguistica comparativa che in quegli anni vedeva la luce, intuirono che dietro questa parentela genetica fra le lingue più disparate doveva esserci stata una lingua comune parlata da un popolo di cui si sono perse le tracce. Secondo questi luminari, gli indoeuropei erano questo popolo. Essi portarono la loro lingua nel Vecchio Continente durante le loro ondate migratorie fondendosi con le civiltà preistoriche ivi stabilitesi in tempi immemori. Ripercorrendo il cammino della storia a ritroso per mezzo della ricostruzione della lingua comune, si credette di poter stabilire come questo popolo di conquistatori chiamava se stesso: arii o ariani. Le ricerche linguistiche del tempo fecero in fretta a vedere negli ariani i progenitori di tutti i popoli europei, i quali adesso condividevano un’origine comune, se non lo stesso spirito, lo stesso sangue. Il romanticismo, quindi, assistette alla creazione di un mito che avrebbe stimolato speculazioni di ogni tipo da parte di tutte le discipline che avevano a che fare con l’uomo. Il pensiero dominante che ne venne fuori era il seguente: tutte le lingue europee, salvo qualche eccezione (basco, ungherese, finlandese, lappone, samoiedo), derivano da una lingua comune parlata da un unico popolo il quale non solo imponeva la sua lingua alle popolazioni che sottometteva, ma trasferiva anche istituzioni familiari, leggi, culti e riti religiosi. Le scoperte scientifiche in campo biologico (leggi dell’ereditarietà dei caratteri, teoria dell’evoluzione della specie), completarono il quadro: essendo gli europei bianchi, devono esserlo stati anche i progenitori ariani. Da mere ricerche filologiche si arrivò alla teorizzazione di una razza che

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