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Modalità di definizione e gestione della psicopatologia adolescenziale negli Istituti Penali Minorili: il caso dell'IPM “Cesare Beccaria” di Milano

Il problema dei minori autori di reato e della criminalità adolescenziale infiamma periodicamente gli addetti ai lavori e l’opinione pubblica, portando a semplificazioni ed eccessi di spettacolarità mediatici spesso inopportuni. La questione si fa ancora più spinosa quando nel dibattito entra la variabile della “psicopatologia”, da molti considerata una mera strategia legale per evitare la reclusione in carcere, da altri come la determinante principale delle forme più gravi e violente di criminalità. Il confine che separa la patologia dalla criminalità tout court è, in realtà, molto meno netto e lineare di quanto tali semplificazioni inducano a pensare, ed in modo specifico lo è nell’adolescenza.
La letteratura scientifica è ampia in tema di psicopatologia minorile e di delinquenza giovanile ma mancano ricerche che si occupino dell’incontro tra il problema psicopatologico e le misure penali in ambito minorile e non è stato possibile trovare studi sulle modalità di definizione e gestione della psicopatologia all’interno di un Istituto penale per i minorenni, che forniscano esempi di buone prassi e fungano da stimolo per superare le criticità e sfruttare le potenzialità di alcuni approcci pratici.
Lo scopo di questa ricerca è, pertanto, quello di produrre un quadro descrittivo del fenomeno, ovvero della psicopatologia adolescenziale, all’interno dell’Istituto penale per i minorenni “Cesare Beccaria” di Milano, iniziando con il fornire dati circa la sua rilevanza in termini statistici, centrando poi l’attenzione sulla descrizione delle modalità con cui tale fenomeno viene definito e gestito e delle tipologie di intervento elaborate ed attuate per minori con disagio psichico sempre all’interno di questo Istituto. Gli strumenti di ricerca utilizzati sono stati l'osservazione-partecipante svolta durante il mio tirocinio presso il "Beccaria - tra Febbraio e Maggio 2007 - e la somministrazione di interviste semi-strutturate ad alcuni operatori dell’area tecnico-pedagogica del “Beccaria”.
I riscontri ottenuti con entrambi gli strumenti di conoscenza qualitativa hanno contribuito a creare un’immagine piuttosto univoca dell’approccio indagato e, più in generale, dell’IPM “Beccaria” con riferimento a questo specifico fenomeno.
L’approccio seguito nella gestione dei minori con disagio psichico risulta essere il frutto essenzialmente delle capacità, della professionalità, dell’investimento di risorse e dell’assunzione di responsabilità da parte dei singoli operatori coinvolti in ogni singola situazione. Un intervento costruito volta per volta, re-inventato e ri-adattato sulla base del buon senso e della flessibilità e discrezionalità degli operatori dell’area tenico-educativa, non sempre supportate, però, da un’altrettanta flessibilità da parte dell’Istituzione.
Questa ricerca ha voluto essere – pur nei limiti della stesura di una tesi di laurea – un’occasione per “aprire” un Istituto penale al mondo esterno, rendere nota una realtà sconosciuta ai più, pur essendo di notevole rilevanza sociale.

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INTRODUZIONE Il problema dei minori autori di reato e della criminalità adolescenziale infiamma periodicamente gli addetti ai lavori e l’opinione pubblica, portando a semplificazioni ed eccessi di spettacolarità mediatici spesso inopportuni. La questione si fa ancora più spinosa quando nel dibattito entra la variabile della “psicopatologia”, da molti considerata una mera strategia legale per evitare la reclusione in carcere, da altri come la determinante principale delle forme più gravi e violente di criminalità: il confine che separa la patologia dalla criminalità tout court è, in realtà, molto meno netto e lineare di quanto tali semplificazioni inducano a pensare, ed in modo specifico lo è nell’adolescenza. Tale problema acquista una particolare rilevanza sociale dal momento che recenti studi di psicopatologia e ricerche svolte nell’ambito dei Servizi penali minorili [Ingrascì – Picozzi 2002; Maggiolini 2002] mostrano come le variabili psicologiche e psicopatologiche siano sempre più determinanti nel dare una spiegazione dei reati gravi o della tendenza a persistere nel comportamento delinquenziale da parte degli adolescenti e, ancor più nello specifico, è stata rilevata la tendenza all’emergere di una “devianza minorile con rilevanti problemi di ordine sanitario, tra i quali particolare rilevanza assume quello del disagio psichico” [Circolare ministeriale n. 5391 del 17/02/2006, Ministero della giustizia – Dipartimento di giustizia minorile]. 6

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Sociologia

Autore: Silvia Randazzo Contatta »

Composta da 158 pagine.

 

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