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Evoluzione delle tematiche di sicurezza e delle normative in risonanza magnetica

Informazioni tesi

  Autore: Roberto Pivotto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia
  Relatore: Gianni Pellicanò
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

La storia della Risonanza Magnetica Nucleare presenta una moltitudine di aspetti interessanti dal punto di vista della ricerca scientifica, dello sviluppo tecnologico e dei conseguenti approcci normativi sotto il profilo della sicurezza del paziente e dell’operatore.
La sua invenzione, che nel 1952 ha portato alla duplice vittoria del premio Nobel i fisici Edward Purcell e Feliz Bloch, è stata solo il punto di partenza di un percorso di ricerca ancora aperto ad orizzonti inimmaginabili. Lo sviluppo clinico della Risonanza Magnetica d’altronde è piuttosto recente, in Italia solo dagli anni ’80 è iniziata l’installazione in massa nei presidi ospedalieri. Nonostante la RM non presenti emissione di radiazioni ionizzanti al pari di altre metodiche di diagnostica per immagini, ci si rese ben presto conto delle problematiche di sicurezza connesse ad altri aspetti fisici: i campi magnetici ed elettromagnetici. Nel nostro Paese la normativa sul tema è stata in passato, e probabilmente lo sarà nel futuro, sempre un passo indietro rispetto all’incredibile sviluppo tecnologico dell’imaging clinico; ricerca ed innovazione che, con l’obiettivo di una qualità di immagine migliore, spingono case costruttrici alla produzione di tomografi RM con campi magnetici standard di intensità sempre più elevata; da ciò ne deriva inoltre l’esigenza di strutture architettoniche adatte, l’uso di radiofrequenze ad intensità maggiore e la presenza sempre più ingente di gas criogeni, fonte di pericolo per il paziente e gli operatori. Sebbene nessuno studio clinico abbia mai evidenziato rischi diretti dall’esposizione ricevuta durante un esame diagnostico di RM, la legislazione italiana è stata sempre più propensa a limitarne lo sviluppo, inserendo dei limiti di uso e di intensità di campo magnetico standard ai presidi sanitari; infine l’architettura legislativa italiana contribuisce all’empasse normativo creando un conflitto di attribuzioni tra i vari enti ed una sovrapposizione tra le varie leggi emanate nel corso degli anni.
In questo elaborato è sintetizzata la storia legislativa della Risonanza Magnetica in Italia, evidenziando dapprima i fattori di rischio fisicobiologico e indicando, successivamente, i comportamenti che l’operatore deve tenere nell’esecuzione dell’esame diagnostico; particolare attenzione è dedicata alla figura del Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (TSRM), il quale, nella quasi totalità dei reparti di radiologia, è la figura professionale che più di ogni altra si trova in contatto diretto con la macchina e con il paziente.

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4 INTRODUZIONE La storia della Risonanza Magnetica Nucleare presenta una moltitudine di aspetti interessanti dal punto di vista della ricerca scientifica, dello sviluppo tecnologico e dei conseguenti approcci normativi sotto il profilo della sicurezza del paziente e dell’operatore. La sua invenzione, che nel 1952 ha portato alla duplice vittoria del premio Nobel i fisici Edward Purcell e Feliz Bloch, è stata solo il punto di partenza di un percorso di ricerca ancora aperto ad orizzonti inimmaginabili. Lo sviluppo clinico della Risonanza Magnetica d’altronde è piuttosto recente, in Italia solo dagli anni ’80 è iniziata l’installazione in massa nei presidi ospedalieri. Nonostante la RM non presenti emissione di radiazioni ionizzanti al pari di altre metodiche di diagnostica per immagini, ci si rese ben presto conto delle problematiche di sicurezza connesse ad altri aspetti fisici: i campi magnetici ed elettromagnetici. Nel nostro Paese la normativa sul tema è stata in passato, e probabilmente lo sarà nel futuro, sempre un passo indietro rispetto all’incredibile sviluppo tecnologico dell’imaging

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campo magnetica statico
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