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Dai sottotitoli ai corpora paralleli: un percorso metodologico

Nell’ambito della traduzione audiovisiva, la sottotitolazione (subtitling) è considerata una modalità traduttiva estremamente rispettosa nei confronti della realtà linguistica originaria, oltre che uno strumento utile per l’apprendimento delle lingue straniere (Danan, 2004; Caimi, 2009; Ghia, 2012). Il prevalere in Italia della tradizione del doppiaggio ha fatto sì che, per lungo tempo, la sottotitolazione sia stata sottovalutata o confinata nell’ambito della modalità per non udenti. Tuttavia, più di recente e in special modo da parte delle generazioni più giovani, il sottotitolo è stato rivalutato, come forma di mediazione linguistica che lascia inalterato il prodotto filmico o televisivo e consente di apprezzare pienamente le variazioni fonetiche e diastatiche della lingua originaria, la quale, in larga misura è rappresentata dall’inglese. L’allargamento del mercato degli audiovisivi ha poi rappresentato un ulteriore fattore di ampliamento della richiesta di prodotti sottotitolati nelle diverse lingue, compreso l’italiano. L’uso di questa modalità traduttiva è giustificato proprio dall’abbattimento dei costi che, nel doppiaggio, fanno capo a un lavoro complesso di riscrittura della traccia sonora, oltre che di adattamento dei dialoghi, che richiede la collaborazione di numerosi professionisti. Un fatto è certo: l’esposizione del pubblico e in particolare delle giovani generazioni al prodotto sottotitolato sta cambiando le scelte e i gusti dello spettatore anche in Italia in una forma che probabilmente renderà evidenti le sue conseguenze solo tra qualche anno. Il presente lavoro scaturisce dunque da una serie di riflessioni, nate all’interno dell’esperienza del Master, ma che riguardano anche alcune domande relative alla figura del traduttore in un mondo condizionato dalla tecnologia e dai bisogni del mercato. La prima questione riguarda proprio lo standard qualitativo della traduzione audiovisiva e, in particolare, quello relativo alla sottotitolazione, per il significato che ha, anche in prospettiva e in quanto testo scritto. Ma, prima di tutto occorre domandarsi: esiste uno standard? Vi sono dei mezzi per poterlo misurare? La risposta è sembrata più negativa che positiva, nonostante gli studi nel settore della screen translation abbiano fatto, in questi ultimi venti anni, notevoli passi in avanti (Orero, 2004; Paolinelli & Di Fortunato, 2005; Chiaro et al., 2008) anche solo per acquisire maggiore riconoscibilità in ambito traduttologico. A partire da questa prima, provvisoria, risposta ci si è chiesti allora se le metodologie linguistiche più aggiornate fossero in grado di offrire nuovi spunti finalizzati all’organizzazione e all’analisi di un materiale che già esiste e che necessita unicamente di essere strutturato. Alcuni spunti per avviare questo lavoro sono poi stati ricavati da iniziative che, in altre Università italiane, hanno portato alla creazione di vere e proprie banche-dati di tipo multimediale (Valentini, 2009), senza, ovviamente, la pretesa di imitarne l’estensione e le implicazioni a livello di ricerca. Una notazione a parte va fatta invece sulla scelta di utilizzare gli strumenti della linguistica computazionale per delineare un percorso metodologico, più che una vera e propria analisi, su materiale sottotitolato originale. I tempi molto ristretti e la necessità di approfondire un argomento così complesso non hanno consentito di pervenire all’organizzazione di un corpus parallelo di sottotitoli dall’inglese verso l’italiano di dimensioni tali da poter essere considerato rappresentativo (Cfr. Par. 3.3). La scelta è stata dunque quella di far emergere soprattutto le potenzialità insite, sia nei materiali testuali stessi, anche come prova di un’autorialità (quella del traduttore di prodotti multimediali) tutta da definire e da discutere, sia nello strumento della statistica testuale. Il risultato è sicuramente un percorso incompiuto, come quello di chi ha scelto di tradurre per professione. Il lavoro è organizzato come segue: nel primo capitolo viene presentata la tecnica della sottotitolazione accanto ad alcune sue implicazioni dal punto di vista traduttologico; nel secondo capitolo vengono individuate le origini della linguistica computazionale e delle metodologie che han fatto uso di corpora, per giungere, attraverso i linguaggi di mark-up, agli strumenti della statistica testuale. Nel terzo capitolo viene presentato il materiale empirico sul quale si è deciso di operare (la serie televisiva statutinense tuttora in onda The Big Bang Theory), prima producendo la traduzione in italiano dell’originale inglese e poi sperimentando il software TaLTaC2, al fine di delineare un percorso metodologico, più che una vera e propria analisi di dati testuali rappresentativi, utile a chi eventualmente intenda proseguire in questa direzione. Nelle conclusioni si è tentato, oltre che di tirare le fila dell’intero percorso, anche di individuare le future potenzialità di questo tipo di approccio.

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5 INTRODUZIONE Nell’ambito della traduzione audiovisiva, la sottotitolazione (subtitling) è considerata una modalità traduttiva estremamente rispettosa nei confronti della realtà linguistica originaria, oltre che uno strumento utile per l’apprendimento delle lingue straniere (Danan, 2004; Caimi, 2009; Ghia, 2012). La conoscenza di altre lingue, oltre quella materna, varia infatti da paese e paese e, in alcuni casi, da regione a regione all’interno del medesimo paese. Studi recenti (Media Consulting Group, 2011) hanno, a tale proposito, evidenziato il legame che esisterebbe tra paesi che mostrano un elevato livello di conoscenza delle lingue straniere e preferenza per la sottotitolazione piuttosto che per il doppiaggio. Il prevalere in Italia della tradizione del doppiaggio ha fatto sì che, per lungo tempo, la sottotitolazione sia stata sottovalutata o confinata nell’ambito della modalità per non udenti. Tuttavia, più di recente e in special modo da parte delle generazioni più giovani, il sottotitolo è stato rivalutato, come forma di mediazione linguistica che lascia inalterato il prodotto filmico o televisivo e consente di apprezzare pienamente le variazioni fonetiche e diastatiche della lingua originaria, la quale, in larga misura è rappresentata dall’inglese. L’allargamento del mercato degli audiovisivi ha poi rappresentato un ulteriore fattore di ampliamento della richiesta di prodotti sottotitolati nelle diverse lingue, compreso l’italiano. L’uso di questa modalità traduttiva è giustificato proprio dall’abbattimento dei costi che, nel doppiaggio, fanno capo a un lavoro complesso di riscrittura della traccia sonora, oltre che di adattamento dei dialoghi, che richiede la collaborazione di numerosi professionisti. Molte emittenti televisive in lingua italiana (come Discovery Channel, MTV, Gambero Rosso, Fox, ecc.), che sono solite importare format televisivi in altre lingue, optano infatti per questa modalità anche per accorciare i tempi di post-produzione e messa in onda. Un esempio può essere costituito dalla trasmissione di serie televisive statunitensi, molto amate da un certo target di pubblico, che vengono trasmesse in contemporanea con il paese d’origine proprio per fidelizzare la quota di ascolti. Quando, invece, la trasmissione in Italia non è sincronizzata, vi è spazio per quelle comunità di fan e di amatori per produrre in proprio la sottotitolazione che, di fatto, si accumula sul WEB, costituendo una vasta mole di materiale tradotto, il cui standard qualitativo è variabile, se non proprio discutibile. Un fatto è certo: l’esposizione del pubblico e in particolare delle giovani generazioni al prodotto sottotitolato sta cambiando le scelte e i gusti dello spettatore anche in Italia in

Tesi di Master

Autore: Ilaria Icardi Contatta »

Composta da 134 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2771 click dal 23/05/2013.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.