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"Misurare la felicità": opportunità e limiti degli indici di benessere tra Pil e democrazia

Informazioni tesi

  Autore: Davide Daghia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale
  Relatore: Giancarlo Gasperoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

Si tratta di un approfondimento sulle ricerche contemporanee compiute dalle amministrazioni e dai governi mondiali in tema di benessere e felicità dei cittadini, con la conseguente possibilità di ricavare una sorta di “Pil sulla qualità della vita”.

In sei capitoli, risponde alle seguenti domande:
- Perché misurare la crescita economica tramite il Pil è riduttivo e impreciso?
- Per quale ragione i governi dovrebbero preoccuparsi di “misurare” la qualità della vita e la felicità dei suoi cittadini?
- La felicità è una questione politica? E’ un dovere della democrazia?
- Che rapporto c’è tra benessere, qualità della vita, felicità e benessere soggettivo? Come possono essere misurati?
- Quali sono gli attuali metodi di ricerca sociale nel mondo per rilevare benessere e felicità?
- E’ possibile ottenere un unico indice di benessere universale, facilmente calcolabile (esattamente come il Pil)?
- Quali sono le variabili che concorrono a “misurare” la felicità?
- Siamo sicuri che non sarà il governo a dirci “come essere felici”?

La prima parte illustra le più recenti iniziative che propongono uno sviluppo “oltre il Pil”, prendendo in esame le attività dell’Ocse e della commissione incaricata da Sarkozy nel 2008, con i successivi sviluppi. Largo spazio è riservato alla spiegazione rapporto storico tra democrazia e felicità dei cittadini.
La seconda parte esamina dunque i migliori esempi contemporanei di indagine sul benessere: dai laboratori di partecipazione del Consiglio Europeo ai questionari del Bhutan, dagli obiettivi per il millennio stabiliti dall’Onu ai nuovi progetti di grande valore di Italia, UK, Australia e Canada. Oltre ai metodi di rilevamento e di scelta degli indicatori, si affrontano le difficoltà legate all’esprimere il benessere e la felicità per mezzo di un numero, le differenze culturali e l’attuale impossibilità di arrivare ad un unico indice internazionale.

Infine, una panoramica degli elementi di indagine più ricorrenti e sui quali è prioritaria la “misurazione”, fra entusiasmi e polemiche.

Offre un quadro completo, aggiornato e accurato sulle misurazioni del benessere e della felicità, un fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio fra i principali paesi democratici.
Evidenzia i punti in comune e le possibilità circa la costruzione di un futuro indice unico. Inoltre, larga parte è riservata ai metodi per la misurazione del benessere soggettivo e della felicità, con nozioni di psicologia sociale.

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4 Introduzione La commission estime que loin de clore le débat, son rapport ne fait que l’ouvrir J. Stiglitz, A. Sen, J. P. Fitoussi, Rapport de la Commission sur la mesure des performances économiques et du progress social, 2009. Occuparsi di “misurazione della felicità” richiede, ancor prima di presentare numeri e dati, la premessa di una serie di punti fermi e di non poche opinioni contrastanti. Obbliga, inoltre, a tener conto della natura in corso d’opera di questa operazione che coinvolge statistica, ricerca sociale, economia e politica. L’espressione stessa, se vogliamo, per quanto comoda a esperti e giornalisti, è in realtà a rischio di fraintendimento sul reale oggetto della ricerca. Non solo: sembra quasi facilitare l’ulteriore equivoco per il quale si teme che negli anni a venire il Pil sarà interamente sostituito da nuovi indici che riferiranno il benessere anziché la ricchezza. Non è così, è bene chiarirlo già in partenza: anche a prescindere dalle difficoltà economiche dell’Occidente, alle quali si tende a reagire chiedendo di “fare più Pil”, un indice relativo alla ricchezza tout court, alle risorse economiche di un Paese, costituisce un punto di riferimento imprescindibile. Anzi, a partire dai Forum dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e dal rapporto della commissione degli economisti Stiglitz, Fitoussi e Sen – rapporto che, come si vedrà, costituisce la pietra miliare delle ricerche in tema di benessere – il ruolo del Pil è stato riconfermato e accresciuto in termini di importanza e responsabilità. Ciononostante, sono sempre più numerose le voci fuori dal coro che evidenziano i limiti di questo indice e richiedono piuttosto maggiore attenzione alle disparità di reddito, alle forme di lavoro non misurabili, a grandezze non necessariamente economiche ma tuttavia indicative della ricchezza in senso lato di un Paese. Benessere, qualità della vita, progresso, sostenibilità, felicità: sono tutti termini fra loro assai differenti, ma spesso e volentieri raggruppati in espressioni ad effetto con lo scopo di proporre una visione al di là del Pil. Basti, per ora, considerare che la parola inglese ‘happiness’ si riferisce e

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Parole chiave

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