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La crisi dei mutui subprime e il salvataggio delle banche americane

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Cicala
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Studi internazionali
  Relatore: Alessandro Volpi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 291

La bolla immobiliare che ha investito il sistema finanziario degli Stati Uniti nell’estate 2007 attraverso lo sviluppo del fenomeno della cartolarizzazione dei mutui subprime ha travolto l’economia e la finanza del mondo occidentale e ha provocato il rischio di liquidità nonché la diffusione di asset tossici.
Questi strumenti derivati, grazie ai quali i mutui venivano concessi a soggetti che non avevano accesso al credito ordinario, non erano nel bilancio della banca che li erogava ma venivano trasformati in titoli negoziabili, ovvero “cartolarizzati”. Tali mutui erano raggruppati in base alla rischiosità e classificati da agenzie di rating che non ne hanno saputo valutare la stessa, determinando la bolla immobiliare e causando il collasso di colossi bancari arrivati spesso al fallimento. Numerose sono state le acquisizioni e i salvataggi promossi dalle politiche nazionali in favore degli istituti di credito, fautori dell’emissione di questi titoli ad alto rischio. L’implosione del sistema economico occidentale ha coinvolto rapidamente l’intero sistema finanziario prima degli Stati Uniti e poi europeo, i cui effetti si sono riverberati su risparmiatori e contribuenti producendo anche a livello sociale numerose contestazioni.
Un ruolo fondamentale è svolto dalla governance internazionale, dalle determinazioni della Federal Reserve e della BCE, dai vertici di Basilea 3 e da numerose altre istituzioni internazionali; una funzione rilevante è inoltre assunta dalla nuova locomotiva finanziaria, i BRICS, i Paesi in via di sviluppo, immuni dalle conseguenze della crisi occidentale.
Occorre ripensare la finanza internazionale, approntando riforme che contrastino il verificarsi di collassi e scongiurino salvataggi bancari da milioni di dollari da parte degli stati; riforme ispirate a maggiore trasparenza, non solo oltreoceano ma anche in Europa, la cui stabilità monetaria è messa in mano a potenti istituti finanziari degli Stati Uniti.

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1 Premessa La crisi dei mutui subprime segna una svolta storica per l’economia globale, rappresenta la conseguenza dell’esplosione di una bolla speculativa nel mercato immobiliare, iniziata negli Stati Uniti nell’estate del 2007 e diffusasi a cascata in molti altri paesi sotto forma di fallimenti finanziari e di una stretta creditizia globale 1 . Il dissesto dei mercati finanziari ha raggiunto proporzioni storiche con considerevoli conseguenze non soltanto economiche, la crisi ha innescato cambiamenti sociali fondamentali che influenzano abitudini di consumo, nel mondo occidentale. Un mercato deregolamentato ed invaso di liquidità, con tassi di interesse bassi, una bolla immobiliare globale e il considerevole aumento della concessione dei mutui subprime costituivano una combinazione dannosa. Il conseguente disavanzo fiscale degli Stati Uniti ed il corrispondente accumulo di ingenti riserve in dollari da parte della Cina, hanno creato le condizioni chiare per il verificarsi di un’economia globale in pieno squilibrio 2 . Negli anni dal 1995 al 2006 negli Stati Uniti era in corso una bolla immobiliare, i prezzi degli immobili sono crollati dai livelli che avevano raggiunto, trascinando un numero sempre maggiore di piccoli proprietari con un mutuo da pagare superiore al valore dell’immobile; questi mutui venivano suddivisi in base al gradi di rischio e classificati da agenzie di rating che li hanno valutati come affidabili, determinando la bolla immobiliare e causando il collasso di colossi bancari, arrivati spesso al fallimento. Le loro valutazioni non sono state esenti dal sospetto di scarsa trasparenza, i loro giudizi sono apparsi spesso favorevoli ai grandi speculatori internazionali. Il più colossale fallimento bancario dovuto all’uso spropositato di derivati, classificati dalle agenzie di rating con tripla A, vide come protagonista l’istituto Lehman Brothers. Prima e dopo questo 1 Andrew Ross Sorkin, “Too Big to fail”, Deagostini, 2010, p. 27. 2 R. Schiller, “Finanza shock”, Egea Editore, 2008, pp.16-17.

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