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''Casta'', ''Cortigiana'', ''Giusta'': Mito e Antimito della Serenissima nel Merchant of Venice di William Shakespeare

Informazioni tesi

  Autore: Mirko De Montis
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Maria Grazia Dongu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 105

La città di Venezia vanta una straordinaria biografia. Dall’inizio del primo millennio, la Serenissima inizia il suo sviluppo economico, grazie anche alla fitta rete di scambi commerciali che si andava costituendo. Contestualmente, la città lagunare istituisce una forma di governo originale, che amalgamava idealmente – soprattutto agli occhi degli stranieri – il potere. Il Doge era l’autorità massima, ma coesisteva con altri due organi vitali per lo Stato: il Senato e il Maggiore Consiglio.
La bellezza della città, la sua opulenza, il profondo senso di giustizia e la tolleranza verso le diverse culture, senza contare il sapiente lavoro di propaganda svolto dagli ambasciatori veneziani, resero la Serenissima invidiata e ammirata da tutto il mondo, creando un vero e proprio mito. Venezia, inoltre, oltre essere considerata la porta per l’Oriente, fungeva da baluardo del Cristianesimo, pronta a mitigare l’espansione turca verso l’Occidente.
Il fenomeno del mito di Venezia non era però l’unico racconto esistente riguardo la Serenissima. Esiste, infatti, un diverso tipo di letteratura, denominata dell’antimito, che mira a evidenziare i lati più o meno oscuri della città. Tra i vari documenti, numerosi diari di viaggio dipingono una realtà opposta a quella ben più diffusa: bagordi, prostituzione, omosessualità, ma anche una finta tolleranza per il diverso. William Thomas, primo inglese a scrivere un libro di storia italiana – The Historie of Italie – fu un’importante testimonianza dei lati positivi e oscuri della Repubblica di Venezia. L’opera di Thomas (influenzata probabilmente dal saggio di Gaspare Contarini Della Repubblica e Magistrati di Venezia) contribuisce ad alimentare il mito veneziano in Inghilterra, che stava vivendo un florido periodo culturale, nel periodo che è chiamato età elisabettiana.
In questo periodo così vivo dal punto di vista culturale, fu il teatro ad avere il maggiore sviluppo, la cui massima espressione si manifestò in William Shakespeare. Il teatro era un potente mezzo di comunicazione di massa, che raggiungeva velocemente un gran numero di persone di diversa estrazione sociale. Rappresentava, quindi, una grande opportunità d’indottrinamento politico, ma allo stesso tempo la City e i vari poteri politici temevano questo fenomeno perché favoriva l’organizzazione di atti di ribellione e la disseminazione d’idee alternative rispetto a quelle favorite da quelli che erano al tempo i poter forti. Per questo motivo si rafforzò la censura teatrale, nella figura del Master of the Revels, che aveva il compito di concedere le licenze o bloccare le opere. Gli spettacoli erano quindi sottoposti a un controllo, e venivano adattati e modellati secondo il volere della Regina.
Agli autori teatrali e agli scrittori, forzatamente privati di libertà artistiche, per evitare la forbice della censura e le conseguenti pene previste non rimaneva che conformare i propri testi secondo il volere del governo. Esisteva però un’altra possibilità: gli autori, nel nostro caso specifico William Shakespeare, erano costretti ad ambientare le loro opere in un altrove lontano, o da un punto di vista temporale o da un punto di vista geografico. The Merchant of Venice, come evidenziato in questa tesi, appartiene a quest’ultima categoria. [...]

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- 6 - Il «mito» di Venezia La Serenissima tra il XV e XVI secolo L’Europa nei decenni precedenti al XV secolo fu scossa da molteplici rivoluzioni sociali e contestazioni delle istituzioni, con conseguenze profonde sulla sua evoluzione politica e sociale. Se l’Inghilterra conobbe frequenti rivoluzioni contadine, il re francese dovette affrontare la perdita del controllo del regno. In Italia, Firenze fronteggiò assidue rivolte e colpi di stato e nello Stato della Chiesa diversi governi furono guidati da piø papi in contemporanea. 2 Venezia non fu esente da tali sconvolgimenti. La Serenissima dovette, infatti, affrontare svariate difficoltà, prima fra tutte la peste nera, che dal 1347 dimezzò la popolazione veneziana in soli due anni. Seguì il conflitto con la Repubblica di Genova, la cui espressione massima fu la guerra di Chioggia (1379-1381) terminata con la vittoria della Serenissima, anche se con ingenti perdite. 3 Nonostante le difficoltà attraversate da Venezia nel corso di questi anni, la Serenissima continuava a esercitare la funzione di intermediaria nelle relazioni commerciali tra Oriente e Occidente, pur volgendosi maggiormente verso quest’ultimo durante il primo Quattrocento. Questa scelta influenzò sia la politica che l’attività marittima, ma si manifestò anche a livello culturale, nello sviluppo delle arti e delle scienze. 4 Venezia dedicò, quindi, maggiori energie agli affari in territorio italiano, per i quali era fondamentale il controllo e l’espansione in terraferma. La caduta di Costantinopoli (1453), considerata come una seconda capitale, sarà un ulteriore stimolo a protendersi sempre piø verso la terraferma veneta. Venezia estese i suoi domini fino al raggiungimento di alcune parti della Lombardia (1428), ma, contestualmente, si ritrovò a dover affrontare nuovi rivali marittimi: le flotte turche e quelle spagnole. 5 Il controllo del Mediterraneo, per motivi commerciali e militari, era un’importante chiave strategica e Venezia lo comprese da subito, ma se nell’Adriatico il suo 2 Frederic C. Lane, Storia di Venezia, Einaudi, Torino, 1978, pp. 205 3 Ivi, pp. 205-224. 4 Ivi, pp. 243-253. 5 Ivi, p. 265.

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