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L'autonomia privata nella procreazione assistita in Italia e in Spagna

Informazioni tesi

  Autore: Monica Cacace
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Valentina Maria Donini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 279

Nella mia trattazione ho preso avvio da che cosa si intende per autonomia privata nella procreazione assistita, prendendo in considerazione la legislazione nostrana e quella spagnola che si sono pronunciate, attraverso i rispettivi Parlamenti, in questa delicata materia. ANALIZZANDO sulla diversa impostazione delle due leggi, HO OSSERVATO COME la normativa italiana, contenuta nella legge n. 40/2004, APPAIA molto restrittiva e lasci pochissimo spazio all'autonomia privata, alimentando inevitabilmente il fenomeno del turismo procreativo.
DI CONTRO, la normativa spagnola, scolpita nella ley n. 14/2006 SEMBRA distinguersi per la sua permissività che tocca aspetti fondamentali. La mia tesi, dunque, si è concentrata sulla comparazione tra due discipline giuridiche, quella spagnola, la ley 14/2006, Tecnicas de reproduccion humana asistida, e quella italiana, la l. 40/2004, intitolata Norme in materia di pma. La legge n. 40 appare restrittiva perché, consentendo l’accesso ai trattamenti di pma esclusivamente a coppie che presentano problemi riproduttivi derivanti da sterilità o infertilità, lascia pochissimo spazio all’autonomia privata, limitandosi esclusivamente come rimedio all'infertilità, mentre in Spagna le distinte finalità della ricerca, della prevenzione, del trattamento e della sperimentazione sono collocate sullo stesso piano. La fecondazione assistita contenuta nelle due leggi viene concepita diversamente: il legislatore del 2004 la concepisce come un metodo terapeutico volto alla cura della sterilità, mentre quello spagnolo del 2006 lla concepisce non solo come un metodo terapeutico volto alla cura della sterilità ma anche alla prevenzione e al trammento di malattie di origine genetica, a favorire la ricerca e la sperimentazione, la spagna infatti dove è consentita la donazione e l'utilizzo di embrioni soprannumerari nella ricerca scientifica
Le due normative presentano sostanziali differenze nei requisiti soggettivi ed oggettivi per l’accesso alle tecniche di PMA.
L’art 5 della l. 40/2004 stabilisce che possono fare ricorso alle tecniche di pma: coppie di maggiorenni, di sesso diverso, coniugate o conviventi, entrambi viventi, in età potenzialmente fertile; mentre l’art 6 della ley 14/2006 la estende ad ogni donna di maggiore età, con piena capacità di agire, che abbia prestato proprio consenso ai trattamenti in maniera libera, cosciente e scritta,indipendentemente dal suo stato civile e orientamento sessuale.
La scelta del legislatore italiano di consentire l’accesso alle tecniche di pma solo a coppie eterosessuali rappresenta un limite per la donna single che intenda ricorrere all’utilizzo delle tecniche di PMA. La sua esclusione dalle tecniche di pma sembrerebbe essere giustificata non dalla tutela all’interesse del minore, che dovrebbe invece accertarsi in concreto, bensì
da un presunto principio secondo cui la coppia è modello di genitorialità.
Vi sono casi in cui la tutela dell’interesse del minore potrebbe essere garantita in maniera più completa consentendo l’accesso alle tecniche di PMA ad una persona sola, capace ed affidabile, piuttosto che ad una coppia che risulti impreparata all’evento .
Non sussiste alcuna certezza che la famiglia monoparentale mini la personalità della prole più di quanto non facciano alcuni contesti familiari bi-genitoriali. L’accesso alle tecniche di PMA da parte delle donne single non violerebbe neanche il diritto dei figli, sancito dall’art. 30 Cost., ad essere mantenuti, istruiti ed educati da entrambi i genitori, poiché tale precetto costituzionale stabilisce semplicemente i diritti-doveri dei genitori nei confronti dei figli, ma non si esprime sulla legittimità della famiglia monoparentale.
La stessa Corte Costituzionale ha negato l’automatica coincidenza tra l’interesse del minore e l’acquisizione di una doppia figura genitoriale, perché è necessaria una valutazione caso per caso.
Il legislatore spagnolo, al contrario, non pone alcun limite alla volontà della donna single che intenda ricorrere alle tecniche di pma, poiché l’art 6.1. della l.14/2006 stabilisce, infatti, che la donna potrà avvalersi delle tecniche di procreazione assistita indipendentemente dal suo stato civile o orientamento sessuale, in virtù del diritto di eguaglianza tra donne coniugate e non.
Un’ulteriore differenza tra le due normative riguarda la possibilità per le coppie conviventi di accedere alle tecniche.
La legislazione spagnola ci pone di fronte a delle incertezze. La legge 14/2006, infatti, attribuisce scarsa rilevanza alla situazione delle coppie stabili o unioni di fatto. L'elaborato analizza anche le differenze che riguardano la fecondazione post-mortem, la diagnosi genetica preimpianto(e i relativi problemi di costituzionalità) e la maternità surrogata.

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II INTRODUZIONE Il tema della procreazione medicalmente assistita ha sempre suscitato numerose polemiche per via dei problemi di natura giuridica, etica e religiosa che lo accompagnano. L’obiettivo della presente trattazione consiste nell’analisi comparata di due discipline giuridiche, quella italiana e quella spagnola, in tema di procreazione medicalmente assistita (di seguito PMA), le quali appartengono a due modelli normativi distinti. Il contesto legislativo che delimiterà il campo d’indagine sarà, per quanto riguarda l’ordinamento italiano, la legge n. 40/2004, “Norme in materia di procreazione assistita”, mentre per l’ordinamento spagnolo verrà presa in considerazione la recente riforma introdotta dalla Ley 14/2006, “Sobre Técnicas de Reproducción Humana Asistida”, la quale ha integralmente sostituito, abrogandole, le precedenti leggi in materia, le ley 35/1988 e la successiva legge di riforma parziale, la ley 45/2003.

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