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Rischi e opportunità dell'integrazione commerciale Italia-Cina

Informazioni tesi

  Autore: Federico Brunelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Politica
  Relatore: Maria Luigia Segnana
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 105

Nel mondo dell’interdipendenza economica la crescita e l’inserimento progressivo nei circuiti commerciali internazionali del Paese più popoloso del mondo genera necessariamente conseguenze importanti per tanti altri attori.
La Cina ha saputo uscire dal suo stadio di Paese arretrato in breve tempo, oggi cresce a ritmi forsennati e con l’ingresso nel WTO ha completato il suo processo di apertura alle relazioni e agli investimenti esteri.
Cosa produce la Cina? Semplificando, sappiamo che i Paesi in via di sviluppo concentrano le loro attività economiche nei settori tradizionali, in cui si utilizza intensivamente lavoro non qualificato. Questa è pure la specializzazione della Cina, che sta comunque facendo progressi anche in settori più avanzati. La Cina sfrutta il suo grande bacino di manodopera a basso costo e la sua capacità attrattiva nei confronti degli investitori esteri per produrre beni altamente concorrenziali destinati in buona parte e in misura sempre maggiore ad essere esportati.
Ci chiediamo in questo lavoro come influirà questo fenomeno sul sistema economico italiano. L’Italia è fra i primi Paesi industrializzati del mondo ma ha un modello di specializzazione particolare, diverso da quello degli altri Paesi avanzati: è rimasta infatti specializzata nei settori tradizionali e su essi ha costruito la sua fortuna, creando il cosiddetto made in Italy fatto di prodotti di qualità che non avevano rivali sui mercati internazionali.
Ora un Paese come la Cina insidia questo modello: l’analisi svolta dimostra che i due Paesi esportano in molti casi prodotti appartenenti agli stessi settori. La Cina punta sui vantaggi di costo, riuscendo a vendere a prezzi molto bassi, l’Italia ha finora avuto un netto vantaggio di differenziazione qualitativa, percepito dai consumatori, che le ha permesso di collocarsi su segmenti di mercato diversi e di “salvarsi” in qualche misura dalla concorrenza cinese.
L’interrogativo che nasce è se questa situazione durerà nel tempo, assicurandoci un futuro tranquillo, o se la Cina riuscirà invece a colmare il gap qualitativo con i beni italiani, mettendo quindi in grave crisi la competitività del nostro sistema economico, a meno che non si registri una reazione che si sostanzi in una strategia italiana per cogliere le grandi opportunità che l’integrazione commerciale della Cina offre, che potrebbero più che compensare le perdite da aumentata concorrenza sui mercati internazionali.
Questi temi vengono affrontati nella tesi, che è articolata come segue: nel capitolo 1 si raccolgono i risultati relativi al modello di specializzazione italiano e se ne mettono in luce gli elementi di forza e di debolezza; il capitolo 2 inquadra lo sviluppo cinese sul piano storico, economico ed istituzionale sottolineandone gli elementi di novità degli anni più recenti; il capitolo 3 mette a confronto il modello di specializzazione italiano e quello cinese evidenziando sia la sovrapposizione effettiva o potenziale sia i problemi che emergono dalle modalità di competizione delle merci cinesi sul mercato italiano.

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3 CAPITOLO I LA MISURAZIONE DELLA SPECIALIZZAZIONE. IL CASO ITALIANO 1.1. Introduzione Questo capitolo ha una duplice finalità: dare brevemente conto di alcuni degli strumenti utilizzati per misurare la specializzazione di un Paese che intrattiene relazioni commerciali con l’estero e definire il posizionamento attuale dell’Italia nel contesto globale, esponendo le ragioni di chi la descrive come in una posizione privilegiata e di chi invece sostiene che vi sia un rischio concreto di crisi per il nostro modello di sviluppo, se non si decide di cambiare strada. L’Italia è un caso controverso e interessante dacché, pur essendo a pieno titolo annoverata tra i Paesi più industrializzati del mondo, mantiene nel tempo abilità produttive in settori tradizionali che si servono principalmente di lavoro non qualificato e che sono di solito caratteristici di Paesi arretrati o nelle prime fasi del loro sviluppo. Vedremo però, nel paragrafo 4, che è fondamentale caratterizzare le produzioni di un Paese con il livello qualitativo che incorporano, per poterle confrontare con quelle di altri Paesi e verificare quindi se vi sia competizione. E’ questo lo scopo dell’analisi del modello di specializzazione italiano. 1.2. Che cos’è un modello di specializzazione Se una nazione non intrattiene rapporti commerciali con l’estero essa deve ovviamente provvedere da sé alla produzione di tutti i beni necessari. E’ noto, tuttavia, che oggi i Paesi sono partecipi di una rete mondiale di scambi di beni, per cui essi possono sfruttare i vantaggi comparati che detengono in alcuni settori e concentrarsi principalmente nelle produzioni che riescono ad eseguire meglio di altri. Questo permette loro di creare beni appetibili per il resto del mondo, che saranno prodotti in

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