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La sostenibilità economica per le imprese agricole nelle aree protette

Informazioni tesi

  Autore: Paolo Giannico
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Agraria
  Corso: Sviluppo rurale sostenibile
  Relatore: Rocco Roma
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

Gli obiettivi del mio lavoro di tesi, sono stati quelli di verificare la sostenibilità economica delle imprese agricole nelle aree protette analizzandone la redditività e valutandone le opportunità innescate dall’istituzione del Parco, promuovendo la creazione di un Marchio e ipotizzando i redditi futuri a seguito degli interventi.
Negli ultimi anni, il settore agricolo si è trovato al centro di forti turbolenze economiche, dovute al mancato equilibrio tra i prezzi delle materie prime e i prodotti agricoli che, combinati con gli effetti della crisi globale, hanno portato al risultato che oggi, le imprese agricole, risultano essere le figure più deboli della filiera, con riduzione dei redditi e conseguente calo dei consumi.
Oltre alla funzione produttivistica, che spesso ha generato danni a seguito di una sregolata gestione del territorio, negli ultimi anni, all’agricoltura è stato riconosciuto il ruolo di conservazione, valorizzazione e salvaguardia del territorio.
Sorge, dunque, il problema della contrapposizione di finalità, cioè, da una parte c’è la necessità di mantenimento del reddito da parte delle imprese e, dall’altra, la necessità di salvaguardare e tutelare l’ambiente, da parte dei Parchi.
Per poter coesistere sviluppo rurale ed aree protette, è necessario, dunque, un confronto tra le parti, instaurando un rapporto sinergico basato su obiettivi comuni. Che veda, ad esempio, che da una parte lo sviluppo rurale sia garanzia di conservazione e manutenzione dei valori delle aree tutelate e, dall’altra, i Parchi e le aree protette capaci di valorizzare la specificità dei luoghi e delle produzioni determinandone così un valore aggiunto.
In ambito di sviluppo sostenibile, ci possono essere, dunque, opportunità nel far parte di un Parco, quali ad esempio: la valorizzazione dei prodotti tipici mediante marchi, incentivi alla tutela di specie autoctone e dei metodi di produzione tradizionali, valorizzate da iniziative promozionali con il patrocinio dell’Ente gestore del Parco.
Per quanto concerne la metodologia adottata, abbiamo predisposto un questionario per raccogliere i dati necessari alla determinazione del reddito, che è stato sottoposto ad un campione di produttori.
E’ stata analizzata, dunque, la redditività delle aziende nel Parco e, a seguito di interviste informali ad un operatore della Coop, questa redditività, è stata confrontata, con quella che potrebbe verificarsi a seguito della fidelizzazione di un operatore della Grande Distribuzione Organizzata già operante nell’Arco Jonico.
Sono state rilevate 22 unità produttive nell’area circoscritta ai Comuni di Castellaneta, Ginosa, Laterza, Palagiano e Massafra. Queste aziende hanno caratteristiche esogene ed endogene omogenee, sono caratterizzate dallo stesso indirizzo produttivo, sono tutte con terreni in proprietà e forma di conduzione coltivatrice-capitalistica.
il Parco, quale Organismo Collettivo ed organizzato, può intervenire: promuovendo l’aggregazione a livello produttivo delle imprese con il marchio; integrando il sistema agricolo nella filiera agro-alimentare e numerosi altri interventi, in modo da determinare la concentrazione dell’offerta ottenendo come risultato l’aumento del potere contrattuale per le imprese agricole.

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4 INTRODUZIONE Come è noto, da alcuni anni il settore agricolo si trova al centro di turbolenze. Dapprima, tra la fine del 2006 e l’inizio del 2008, è venuto a mancare l'equilibrio dei prezzi delle materie prime e delle commodities agricole (in particolare cereali). Successivamente, mentre i prezzi agricoli erano in discesa, si sono aggiunti gli effetti della crisi economica, con notevole contrazione del Pil (nel 2009 in Italia del -5,1%. Fonte: Istat diffuso il 01/03/2010). Nonostante gli indicatori congiunturali indichino che il punto più basso del ciclo economico sia stato raggiunto nel 2009, le conseguenze sono ancora notevoli e tangibili come quelle in termini occupazionali. Gli effetti negativi hanno determinato l’ulteriore riduzione dei redditi e, di conseguenza, dei consumi (come nel caso del 2010). Riguardo agli effetti della crisi economica, è stata posta scarsa attenzione all’impatto sull'agricoltura. Il settore agricolo presenta alcune caratteristiche che lo rendono particolarmente sensibile dal punto di vista dell'andamento dei prezzi, i quali mostrano una variabilità maggiore, rispetto ad altri settori, legata agli andamenti del ciclo economico. In questo modo, le performance dell’agricoltura peggiorano e, a causa della maggiore rigidità della domanda e dell’offerta di beni agro-alimentari, gli effetti della crisi economica si avvertono in ritardo. L’impatto della crisi, per il comparto agricolo, è aggravato dal fatto che essa si colloca in un quadro delicato, caratterizzato da prezzi in forte calo e da problemi specifici di alcune filiere, già caratterizzate da una struttura di mercato imperfetta, in cui le imprese agricole si collocano tra le figure più deboli, mentre, gli intermediari a monte e a valle, sono dotati di potere di mercato (e quindi contrattuale) maggiore. Questo vuol dire che, nella dinamica dei prezzi specialmente in questa fase, essendoci queste asimmetrie lungo la filiera agroalimentare, si assiste ad un deterioramento del potere di scambio degli agricoltori e, dunque, della loro redditività d’impresa. In questo modo gli effetti si avvertono in maniera anche molto pesante. In tale scenario, per evitare che gli effetti macroeconomici si traducano in ulteriori penalizzazioni per le aziende agricole, è necessario intervenire per assicurare che una maggiore quota di valore aggiunto possa essere corrisposta alla fase agricola.

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