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Capitale sociale: una prospettiva di analisi attraverso la network analysis

La concettualizzazione del capitale sociale attraverso l’analisi strutturale pone in rilievo un rapporto di influenza reciproca tra individuo e struttura, in cui l’investimento sociale è orientato alla riproduzione delle relazioni sociali stesse che ampliano la capacità di agire dell’individuo.

Il paradigma di rete è stato utilizzato nello studio delle organizzazioni di Terzo settore, in particolare per rendere conto di quale tipo di contesto possa favorire o meno l’azione collettiva e di conseguenza la mobilitazione del consenso, oltre che di risorse materiali e simboliche.

Il concetto di rete può efficacemente essere utilizzato per studiare la “relazionalità diffusa” che assume la valenza di una chiave interpretativa fondamentale per la ricerca e che caratterizza il modus operandi di molte organizzazioni, in particolare del Terzo settore.

La Facoltà di Scienze della Comunicazione – Osservatorio sulla comunicazione sociale e l’editoria del Terzo settore Terza.com – in collaborazione con il Centro Servizi del Volontariato del Lazio Spes e il forum permanente del Terzo settore, ha condotto un’indagine sull’uso degli Strumenti di Comunicazione nelle organizzazioni di Terzo settore.

In particolare l’analisi è stata effettuata mediante la somministrazione di un questionario ad un campione di 79 organizzazioni di volontariato iscritte al Regionale del Lazio ed operanti sul territorio della Provincia di Roma, tutte di dimensioni medio – piccole.

L’assunto fondamentale è che il Capitale Sociale è ricavato dalle risorse embedded nelle reti sociali, per questo attraverso il paradigma di rete, si argomenta la possibilità delle associazioni di attingere a determinate risorse, in base alla configurazione delle relazioni e alla struttura complessiva della rete in cui si trovano: questo dipende dalla posizione di un attore all’interno della rete, in un rapporto di influenza reciproca tra attore e struttura, la quale determina una serie di vincoli ed opportunità in termini di accesso a determinate risorse simboliche o materiali

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5 INTRODUZIONE Negli ultimi anni, il concetto di Capitale Sociale e la sua interpretazione attraverso il paradigma della Rete, ha assunto una posizione di crescente rilievo nelle scienze sociali. Le relazioni che abbiamo nella vita di tutti i giorni, sono molteplici e di varia natura; mantenendosi e alimentandosi nel tempo, ci consentono di riscontrare valori e interessi comuni, e ci offrono la possibilità di cooperare con l’intento di conseguire risultati che individualmente non si potrebbero raggiungere, se non con un uno sforzo maggiore. Queste reti che attiviamo tramite le relazioni che abbiamo con gli altri possono essere considerate una delle più chiare e potenti forme di capitale sociale, nella misura in cui costituiscono una risorsa per le persone incluse. È intorno al concetto di capitale sociale e della sua attivazione all’interno delle relazioni sociali che prende forma questa tesi. Nel primo capitolo si affronta il concetto di capitale sociale, partendo dalle posizioni spesso anche contrastanti degli studiosi che maggiormente si sono occupati di questo concetto, tra cui in particolare J. Coleman, P. Bourdieu, e R. Putnam, la cui opera, “La tradizione civica nelle regioni italiane” ha contribuito agli inizi degli anni Novanta, al rinnovato interesse nei confronti del concetto di capitale sociale. Le origini di questo concetto affondano le radici nella riflessione classica sul capitale, basato sulla razionalità formale, mentre le caratteristiche delle nuove forme di capitale comprendono anche le altre forme dell’agire sociale, sempre meno circoscritte all’aspetto materiale e strumentale, e sempre più orientate verso risorse intangibili e legate al soggetto che agisce.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Claudia Ravagnoli Contatta »

Composta da 234 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 760 click dal 21/06/2013.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.