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La disciplina delle intercettazioni, de iure condito e de iure condendo, alla luce delle più recenti prospettive di riforma. Aspetti e garanzie costituzionali nel bilanciamento tra diritti costituzionalmente garantiti.

Informazioni tesi

  Autore: Pietro Cinquemani
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Antonino - Spataro Agnello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 119

Il lavoro si articola in quattro capitoli e si pone l’obiettivo di analizzare compiutamente l'attuale disciplina delle intercettazioni adombrando, al tempo stesso, quelle che potrebbero essere le prospettive "de iure condendo". A nostro dire questa tesi rappresenta l'esempio lampante di come la perfetta simbiosi tra il costituzionalismo moderno e i precetti tipici del diritto processuale penale può davvero costituire uno degli strumenti più efficaci attraverso cui difendere e tutelare i diritti inviolabili della persona dai poteri dello stato. In particolare, dall'analisi storica del nuovo codice di rito - così come modificato nel 1989 dalla Commissione Pisapia - sono emersi certi precetti normativi che meriterebbero particolare attenzione: si prevede che il ricorso alle intercettazioni venga subordinato al verificarsi di apposite fattispecie delittuose individuate dal legislatore secondo due criteri, uno quantitativo, l'altro qualitativo; la possibilità di ricorrere alle intercettazioni - rispetto alla previgente disciplina - viene condizionata dall'esistenza congiunta di due presupposti "gravi indizi di reato e assoluta indispensabilità delle intercettazioni per la prosecuzione delle indagini"; deroghe a tali presupposti solo al verificarsi di apposite fattispecie delittuose (criminalità organizzata e minaccia col mezzo del telefono); ruolo garante del Giudice per le indagini preliminari chiamato a controllare l'azione investigativa del Pubblico ministero a difesa dei diritti dell'indagato. Sebbene il codice di rito contenga precetti coerenti ed in linea con i dettami costituzionali - così come sopra evidenziato - tuttavia, è bene precisare come, a nostro dire, tale testo normativo risente della presenza di norme caratterizzate da una certa ambiguità; la prova di questo va ricercata sia nella previsione normativa relativa alla durata delle intercettazioni, sia nel regime di pubblicità delineato dal codice di rito: ed è stata nostra intenzione avallare in quest'ultimo caso soluzioni idonee a superare tali criticità. Inoltre, la predetta tesi, dal taglio tanto costituzionalistico, quanto processualpenalistico,ha ricevuto l'apprezzamento dei relatori i quali l'hanno ritenuta completa, articolata, attuale ed interessante.

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2 INTRODUZIONE In questi ultimi anni si è parlato, e si parla sempre più spesso, di intercettazioni, un termine che è diventato, oramai, d'uso comune e che è entrato a far parte della nostra vita quotidiana con una forza tale da presentare aspetti problematici di acclarato interesse collettivo, sia in termini giuridici che pratici. Indipendentemente dalla percezione esterna, la questione è diventata di indubbio interesse collettivo quando l’allora governo italiano, nel giugno 2008, decise di presentare un disegno di legge che potesse arginare la pubblicazione e la diffusione incontrollata del contenuto di intercettazioni da parte del mondo giornalistico, “colpevole” di aver fatto un uso troppo mediatico del materiale intercettato. Al di là delle legittime preoccupazioni, che un utilizzo spregiudicato e sistematico che le nuove tecnologie possono suscitare, va rilevato come lo spazio pubblico è stato invaso da una miriade di intercettazioni anche a causa dell'uso massiccio che ne hanno fatto i mezzi di comunicazione di massa: da una parte sono arrivate le proteste sempre più accese di chi si è sentito leso nel suo legittimo diritto alla privacy, dall'altra parte, la stampa nazionale ha manifestato il suo oltremodo legittimo diritto ad informare, obiettando che il diritto alla riservatezza deve cedere il passo di fronte all'interesse della collettività a ricevere informazioni e notizie indispensabili per l'informazione e la formazione dell'opinione pubblica. Il dibattito non poteva non coinvolgere giuristi e parlamentari, non solo perché i colloqui intercettati e divulgati coinvolgevano proprio quest'ultimi ma perché sono state diverse le iniziative parlamentari che, in tal senso, hanno cercato di regolamentare determinati aspetti, prova della delicatezza della materia trattata e della difficoltà di bilanciare i due opposti interessi: da una parte la tutela della privacy, dall'altra il diritto all'informazione È proprio in questo contesto che dobbiamo inserire la parte sperimentale di questo nostro lavoro di ricerca: la c.d. disciplina de iure condendo che abbiamo volutamente individuato nel D.D.L. n. 1415 C c.d. D.D.L. "Alfano". Questo è il nome del provvedimento ispirato a due chiare ratio: 1) proteggere la

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Parole chiave

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