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Il Microcredito: strumento di sviluppo socio-economico per i più deboli

Lo studio presentato nelle seguenti pagine ha lo scopo di introdurre e analizzare il fenomeno del Microcredito, visto il suo costante espandersi nei mercati globali e il grande interesse suscitato dagli esperienze finora condotte in diverse realtà mondiali.
Con il passare degli anni, con il proliferare di tecnologie, e nonostante gli sforzi di migliaia di istituzioni e di volontari, la povertà sta dilagando e il divario tra paesi ricchi e paesi sottosviluppati si sta accentuando in maniera irreversibile. Accanto a tali considerazioni è nato uno strumento finanziario, il Microcredito, che sta dimostrando di poter essere un valido alleato per sconfiggere la povertà. L’obiettivo della microfinanza, infatti, è quello di interrompere il vortice del circolo vizioso in cui cadono migliaia di famiglie che, essendo soggetti “non bancabili”, si rivolgono a strozzini piuttosto che alle banche convenzionali, divenendo così schiavi del proprio debito. Bisogna essere consapevoli del fatto che il Microcredito non costituisce un rimedio a tutti i problemi dello sviluppo economico, ma sicuramente può rappresentare un modello concreto di relazione tra chi aiuta e chi riceve aiuto. Già oggi promuove la coesione sociale, sia attraverso l’attivazione di energie produttive, ma anche mediante investimenti in capitale umano, in una prospettiva globale di crescita basata sulla mobilitazioni di tutte le risorse esistenti. Il Microcredito, favorendo l’accesso al credito e l’avvio di attività produttive, svolge un ruolo fondamentale in tale processo di sviluppo, includendo nell’economia quei soggetti “non bancabili”, troppo poveri per fornire garanzie alle banche e quindi esclusi dal settore formale del credito. In tal modo si instaura un circolo economico anche nelle aree meno sviluppate. Povertà, sviluppo dal basso, fiducia, reciprocità: sono questi i temi che hanno attirato l’interesse degli economisti.
Non stupisce, dunque, che il microprestito stia acquisendo sempre più importanza nei mercati finanziari globali, tanto che le Nazioni Unite hanno proclamato il 2005 come “Anno Internazionale del Microcredito”. La motivazione di tale decisione si può leggere nella frase di apertura di tale Assemblea:
“Il microcredito ha continuato, e continua, a cambiare l’esistenza delle popolazioni, e a ridar vita alle comunità sin dall’albore dei commerci. Al giorno d’oggi, i micro-imprenditori utilizzano microprestiti, dell’ordine dei cento dollari, per sviluppare attività di successo e, di conseguenza, prendersi cura delle loro famiglie, dando così vita a economie locali forti e in sviluppo. L’anno del microcredito 2005 propone la creazione di settori finanziari capaci di includere, e il rafforzamento del potente, ma spesso inutilizzato, spirito imprenditoriale esistente nelle comunità presenti nel mondo”.
Il microcredito appare dunque come uno strumento carico di speranze, di opportunità. È un tema sul quale riflettere, poichè genera molte domande: cos’è il microcredito? Dove può essere applicato? Come si può espendere l’accesso ai servizi finanziari anche ai più poveri? È davvero efficace? Sono solo alcune delle numerose domande che bisogna affrontare. Molti personaggi di fama internazionale hanno affermato che il microcredito può rappresentre un valido strumento di lotta alla povertà. Tra i più noti, Hillary Clinton, che nel Vertice del Microcredito sostiene:
“[Il microcredito] non è soltanto un modo per offrire agli individui maggiori opportunità sul piano economico. E’ un intervento che modifica i rapporti all’interno della comunità, che mobilità il senso di responsabilità delle persone; che parte dal principio che nel mondo di oggi tutti gli esseri umani esistono in un rapporto di interconnessione e di interdipendenza. [Agire con il microcredito] significa capire che nel nostro paese la sorte di un beneficiario della pubblica assistenza di Denver o di Washington è inestricabilmente intrecciata con la sorte di tutti noi; significa capire che sollevare i poveri dalla miseria in India o in Bangladesh si ripercuote beneficamente sull’intera comunità, creando un fertile terreno perché la democrazia possa vivere e prosperare, e perché la gente possa avere speranza nel futuro”.

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- 1 - Introduzione In una società la qualità della vita non dovrebbe essere giudicata dallo stile di vita dei ricchi, ma da quello di coloro che sono ai gradini più bassi della scala sociale. Muhammad Yunus Lo studio presentato nelle seguenti pagine ha lo scopo di introdurre e analizzare il fenomeno del Microcredito, visto il suo costante espandersi nei mercati globali e il grande interesse suscitato dagli esperienze finora condotte in diverse realtà mondiali. Con il passare degli anni, con il proliferare di tecnologie, e nonostante gli sforzi di migliaia di istituzioni e di volontari, la povertà sta dilagando e il divario tra paesi ricchi e paesi sottosviluppati si sta accentuando in maniera irreversibile. Accanto a tali considerazioni è nato uno strumento finanziario, il Microcredito, che sta dimostrando di poter essere un valido alleato per sconfiggere la povertà. L’obiettivo della microfinanza, infatti, è quello di interrompere il vortice del circolo vizioso in cui cadono migliaia di famiglie che, essendo soggetti “non bancabili”, si rivolgono a strozzini piuttosto che alle banche convenzionali, divenendo così schiavi del proprio debito. Bisogna essere consapevoli del fatto che il Microcredito non costituisce un rimedio a tutti i problemi dello sviluppo economico, ma sicuramente può rappresentare un modello concreto di relazione tra chi aiuta e chi riceve aiuto. Già oggi promuove la coesione sociale, sia attraverso l’attivazione di energie produttive, ma anche mediante investimenti in capitale umano, in una prospettiva globale di crescita basata sulla mobilitazioni di tutte le risorse esistenti.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Clara Pasqualetto Contatta »

Composta da 54 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2208 click dal 20/06/2013.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.