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Web 2.0 e Inbound Marketing: il caso Hubspot

Inbound è una nuova filosofia di marketing. L’Inbound Marketing rappresenta la soluzione integrativa adatta al superamento del vecchio marketing. Invero il c.d. Outbound Marketing costoso, spesso importuno e perciò meno efficace, è parzialmente in via di sostituzione.
HubSpot è la società che nel panorama attuale è riuscita ad applicare l’Inbound Marketing in maniera più intelligente e proficua: lo pratica, potendolo annoverare nel nocciolo delle sue core competencies; inoltre vende ad altre aziende prodotti e servizi di Inbound Marketing. In questa maniera, esso rappresenta il fulcro del business model di HubSpot.
Questa tesi per prima cosa tratteggerà le caratteristiche del Web 2.0, che ha portato un’ondata innovativa talmente vasta da convincere a rivedere il modo in cui Internet era pensato. Descriverò quali mutamenti abbia comportato questo fenomeno.
In un secondo momento la trattazione si soffermerà più a lungo su quale sia stata la reazione di numerose aziende nel campo del marketing: tratterò allora di Inbound Marketing.
Infine, il caso di studio verterà sulla compagnia americana di internet marketing HubSpot.
Seguendo insomma il cammino del web, osserveremo in che modo si è evoluto, e con quali applicazioni.
In aggiunta, nel finale getteremo pure un rapidissimo sguardo ai prodromi di quella che già viene definita “Terza era di Internet”, e la cui estrinsecazione centrale è il c.d. Web Semantico. Infatti proprio HubSpot, tra gli altri, potrebbe verosimilmente esserne portavoce.

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2 CAPITOLO 1: IL WEB 2.0 INTRODUZIONE “Dal futuro ci aspettavamo le macchine volanti e invece abbiamo avuto i messaggi in 140 caratteri” asserisce THIEL P. (n.d.), sulla homepage del Founder’s Fund di cui è direttore. Il ritmo del cambiamento tecnologico oggi è frenetico. Eppure nessuno, nella nostra epoca, è stato ancora testimone di un’invenzione che sia utile almeno la metà di una ruota, una macchina a vapore, un telefono. Ecco il nodo della questione: oggi l’innovazione è una curva che cresce a tassi decrescenti, senza picchi ma con inclinazioni modeste. I miglioramenti sono quasi banali, ma continui. D’altra parte, il corso costante di innovazioni incrementali crea rivoluzioni in settimane e anni. In maniera simile fu concepita l’idea di Web 2.0. Esso non è propriamente stato inventato, ma definito tramite la coscienza di una sommatoria di innovazioni che contribuiscono tutte alla stessa causa. 1.1 BREVE STORIA Il concetto di Web 2.0 nacque nel corso di una sessione in brainstorming, durante una conferenza cui partecipavano il pioniere del web Tim O’Reilly, il suo socio Dale Dougherty e la MediaLive International. Si notò che il ruolo del web andava diventando via via più autorevole: nuove applicazioni sbocciavano sempre più spesso e venivano creati siti web con sorprendente regolarità. Così fu coniata, appunto durante la O’Reilly Media Conference del 2004, la definizione di “Web 2.0”. Già un anno e mezzo dopo, il termine si era affermato con più di 9.5 milioni di citazioni su Google. Allo stato attuale non è più possibile considerare il Web 2.0 solo una trovata pubblicitaria, ma la moderna evoluzione del World Wide Web (il “Web 1.0”) in una piattaforma di interazione profonda e prolifica tra l’utente ed il web stesso, permessa in particolar modo da più accessibili tecniche di programmazione.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Gabriele Iommazzo Contatta »

Composta da 71 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.