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Status giuridico e responsabilità internazionale dei caschi blu nelle operazioni di peacekeeping

La scelta di condurre un’analisi sulle operazioni di peacekeeping a comando Onu e sullo status giuridico e la responsabilità internazionale dei caschi blu in tali operazioni, nasce dalla considerazione che il tema non ha dei contorni così marcati da poter comportare una immediata comprensione del quadro politico-istituzionale e giuridico che vi sta intorno.
Da quante parti è composto questo quadro giuridico? È un terreno facilmente districabile? Quali sono le conseguenze di questa intricata “matassa” in merito alla responsabilità dei peacekeepers che commettano atti illeciti? E infine, come si pone la “nuova” giurisprudenza dei tribunali penali istituiti ad hoc e della Corte Penale Internazionale? Sono questi i quesiti di partenza che sottendono al ragionamento. Per una migliore e più approfondita analisi è stato deciso di porre l’accento sulle problematiche relative alle operazioni peacekeeping a comando Onu, accennando solo alle missioni multinazionali meramente “autorizzate” dal Consiglio di Sicurezza, in cui il comando spetta agli Stati facenti parte della coalizione e non all’Organizzazione.
All’analisi sottostà anche la profonda convinzione che i diritti umani vadano garantiti sempre, quindi anche in situazioni di particolare gravità o emergenza quali sono le operazioni di peacekeeping. Per questo motivo, oltre alla disamina prettamente normativa sull’evoluzione negli anni delle operazioni di pace e sulle norme a protezione del personale che afferisce all’Organizzazione ai più diversi livelli, verrà anche posto in evidenza come condotte collaterali in completa antitesi con lo spirito delle missioni - sfruttamento e abuso sessuale – si siano verificati in svariati casi.

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3 Introduzione La scelta di condurre un’analisi sulle operazioni di peacekeeping a comando Onu e sullo status giuridico e la responsabilità internazionale dei caschi blu in tali operazioni, nasce dalla considerazione che il tema non ha dei contorni così marcati da poter comportare una immediata comprensione del quadro politico-istituzionale e giuridico che vi sta intorno. Da quante parti è composto questo quadro giuridico? È un terreno facilmente districabile? Quali sono le conseguenze di questa intricata “matassa” in merito alla responsabilità dei peacekeepers che commettano atti illeciti? E infine, come si pone la “nuova” giurisprudenza dei tribunali penali istituiti ad hoc e della Corte Penale Internazionale? Sono questi i quesiti di partenza che sottendono al ragionamento. Per una migliore e più approfondita analisi è stato deciso di porre l’accento sulle problematiche relative alle operazioni peacekeeping a comando Onu, accennando solo alle missioni multinazionali meramente “autorizzate” dal Consiglio di Sicurezza, in cui il comando spetta agli Stati facenti parte della coalizione e non all’Organizzazione. All’analisi sottostà anche la profonda convinzione che i diritti umani vadano garantiti sempre, quindi anche in situazioni di particolare gravità o emergenza quali sono le operazioni di peacekeeping. Per questo motivo, oltre alla disamina prettamente normativa sull’evoluzione negli anni delle operazioni di pace e sulle norme a protezione del personale che afferisce all’Organizzazione ai più diversi livelli, verrà anche posto in evidenza come condotte collaterali in completa antitesi con lo spirito delle missioni - sfruttamento e abuso sessuale – si siano verificati in svariati casi. La scelta di concentrare l’attenzione anche su queste realtà è stata difficoltosa sia per i rischi di facile moralismo in cui si può

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Letizia Pitruzzello Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.