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Origini della questione tibetana - Da Simila al “17 Point Agreement”

Informazioni tesi

  Autore: Nicola Berto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Elena Calandri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

Nel periodo tra il 2009 e i primi mesi del 2013 si sono immolati, dandosi fuoco in segno di protesta contro l'annessione del Tibet alla Cina, ben 118 monaci buddisti di etnia tibetana. Questi tragici episodi sono solo la punta dell'iceberg di un conflitto che divide il popolo tibetano da quello cinese, che affonda le sue radici nella storia e riguarda in primis lo status politico del Tibet nei confronti della Cina.
Soprattutto nei primi anni del secolo scorso la cosiddetta "questione tibetana" ha assunto i tratti del nazionalismo, colorando emotivamente il dibattito intorno a sé. In ultima analisi, infatti, si scontrano il diritto di un popolo, quello tibetano, ad invocare la propria autodeterminazione, contro il diritto di uno Stato multietnico, come la RPC (Repubblica Popolare Cinese) a mantenere ciò che ritiene la sua storica integrità territoriale.
Un simile conflitto intriso di caratteri nazionalistici non può avere delle risposte facili, per di più, la stessa Carta di San Francisco del 1945, su cui si fondano le Nazioni Unite, è ambigua e la comunità internazionale non è arrivata ad un consenso univoco rispetto ai casi nei quali una minoranza etnica può essere legittimata a far valere il proprio diritto all'autodeterminazione e quando ad uno stato multietnico apparterrebbe il diritto di preservare la propria integrità territoriale prevenendo la secessione.
Sebbene il territorio tibetano si trova in una posizione assai remota, la sua sorte ha catturato l'immaginazione e le simpatie di molti occidentali. Spesso perciò si è tentati di guardare con ottica occidentale una parte di mondo alla quale invece tale ottica non si addice e può indurre in errori o malintesi che, nei casi più gravi, possono agitare le acque nel mare delle relazioni internazionali.
Nelle pagine seguenti si proverà a ripercorrere i tentativi che si sono intrapresi allo scopo di porre un argine all'emergente carattere nazionale della "questione tibetana". Saranno quindi analizzati i fatti che condussero alla stipulazione della Convenzione di Simila nel 1914 che istituì come compromesso la suzerainty cinese sul Tibet, e del "17 Point agreement" che nel 1951 diede legittimazione all'annessione alla RPC del Paese delle nevi. Si analizzeranno altresì le condizioni sociali e politiche in capo al popolo tibetano nel periodo precedente la completa occupazione del suo suolo da parte del PLA (People's Liberation Army). Attraverso lo studio di molte comunicazioni telegrafiche saranno poi confrontati i reali punti di vista dei principali interessati: Beijing e Lhasa, non mancando di riportare le reazioni e gli atteggiamenti che assunsero le potenze straniere quando gli appelli tibetani, che seguirono all' "aggressione" cinese, giunsero alle neonate Nazioni Unite.
Si è scelto di fermare l'analisi al periodo storico che termina nel 1951 con l’accoglimento da parte tibetana del "17 Point agreement", senza continuare la narrazione di vicende che, per il loro forte impatto emotivo, avrebbero potuto facilmente portare ad assumere le parti di una, piuttosto che dell'altra fazione, cosa che, non sempre riuscendoci, si è tentato di fare.

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5 INTRODUZIONE Nel periodo tra il 2009 e i primi mesi del 2013 si sono immolati, dandosi fuoco in segno di protesta contro l'annessione del Tibet alla Cina, ben 118 monaci buddisti di etnia tibetana. Questi tragici episodi sono solo la punta dell'iceberg di un conflitto che divide il popolo tibetano da quello cinese, che affonda le sue radici nella storia e riguarda in primis lo status politico del Tibet nei confronti della Cina. Soprattutto nei primi anni del secolo scorso la cosiddetta "questione tibetana" ha assunto i tratti del nazionalismo, colorando emotivamente il dibattito intorno a sé. In ultima analisi, infatti, si scontrano il diritto di un popolo, quello tibetano, ad invocare la propria autodeterminazione, contro il diritto di uno Stato multietnico, come la RPC (Repubblica Popolare Cinese) a mantenere ciò che ritiene la sua storica integrità territoriale. Un simile conflitto intriso di caratteri nazionalistici non può avere delle risposte facili, per di più, la stessa Carta di San Francisco del 1945, su cui si fondano le Nazioni Unite, è ambigua e la comunità internazionale non è arrivata ad un consenso univoco rispetto ai casi nei quali una minoranza etnica può essere legittimata a far valere il proprio diritto all'autodeterminazione e quando ad uno stato multietnico apparterrebbe il diritto di preservare la propria integrità territoriale prevenendo la secessione. Sebbene il territorio tibetano si trova in una posizione assai remota, la sua sorte ha catturato l'immaginazione e le simpatie di molti occidentali. Spesso perciò si è tentati di guardare con ottica occidentale una parte di mondo alla quale invece tale ottica non si addice e può indurre in errori o malintesi che, nei casi più gravi, possono agitare le acque nel mare delle relazioni internazionali. Nelle pagine seguenti si proverà a ripercorrere i tentativi che si sono intrapresi allo scopo di porre un argine all'emergente carattere nazionale della "questione tibetana". Saranno quindi analizzati i fatti che condussero alla

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Parole chiave

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lhasa
simila
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17 point agreement

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