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Il diritto costituzionale alla sicurezza

In questi ultimi anni si parla sempre più spesso di sicurezza o meglio, si cerca di capire come l’evoluzione dei fenomeni socio-criminali in Italia e nel mondo possa mettere in crisi concetti una volta ritenuti certi e fuori discussione quali la sicurezza stessa. Pertanto ci si è soffermarti su diverse situazioni, sia globali, sia locali che alimentano la percezione di insicurezza tra i cittadini.
Se a livello mondiale la preoccupazione maggiore è rappresentata dal terrorismo islamico, a livello locale le cose sono diverse. Lo studio, infatti, delle tre diverse dinamiche socio-criminali in Italia, rispettivamente, microcriminalità, consolidamento delle organizzazioni criminali ed osservazione del terrorismo di matrice islamica, ha prodotto una maggiore presa di posizione circa i nuovi connotati della sicurezza in senso moderno.Sulla base dei risultati ottenuti si è potuto affermare che la sicurezza necessita, ora più che mai, di un riconoscimento a livello di diritto costituzionale perché conditio sine qua non per l’esercizio delle altre libertà costituzionalmente garantite. A supporto di questa teoria circa l’esistenza di tale diritto, da collocare nella Carta Costituzionale, ha fatto seguito una breve ricerca, in opere storiche - letterarie nonché Costituzioni del passato, per affermare che già a partire dalla seconda metà del XVIII secolo si parlava di diritto alla sicurezza.
Tali esperienze storiche, alla luce di osservazioni costituzionali attuali, hanno permesso di dare del diritto alla sicurezza una definizione che potesse coglierne il suo significato più profondo. Non solo: nel definire il diritto alla sicurezza si è affrontato il difficile bilanciamento tra lo stesso diritto e altri diritti costituzionalmente garantiti: il risultato finale ha fatto emergere la preoccupazione che in stati d’emergenza, come nel caso di attacchi terroristici, tali libertà costituzionalmente garantite - la vita, la riservatezza, il domicilio - siano molte volte oggetto di deroghe in nome di un valore superprimario identificato nella sicurezza stessa. A sostegno, invece, di un corretto bilanciamento tra libertà tutte quante di pari valore ho citato l’esperienza processualpenalistica italiana relativa alle intercettazioni nei reati di mafia e terrorismo: in tale normativa, infatti, si riscontra un giusto equilibrio tra sicurezza e privacy, poiché tale disciplina è limitatamente derogatoria delle garanzie costituzionali, esempio questo che può essere preso come modello di scuola per gli ordinamenti nelle altre nazioni.
Un ulteriore esempio di sicurezza dello Stato e bilanciamento dei diritti inviolabili è stato trovato nella recente disciplina delle Agenzie per la sicurezza interna ed esterna. L’esperienza italiana ha ulteriormente evidenziato come il mancato riconoscimento del diritto alla sicurezza quale libertà di rango costituzionale sia stato sopperito da strumenti giudici di diversa natura: l’introduzione del reato di terrorismo internazionale e le modifiche introdotte dal c.d. Decreto Pisano costituiscono in tal senso un valido esempio.
Nell'analizzare la sicurezza si è volutamente tenuto in considerazione il periodo storico in cui la civiltà umana si trova: l’era del terrorismo rappresenta il contesto della nostra analisi. In tal senso si è visto quale ruolo abbia svolto la giurisprudenza italiana nella definizione delle problematiche legate al terrorismo, dalla differenza tra terrorismo e guerriglia al difficile bilanciamento dei diritti inviolabili con la tutela della sicurezza nazionale, problematica questa di difficile soluzione. Anche la giurisprudenza straniera ha svolto un grosso lavoro nel bilanciamento dei diritti e tutela della sicurezza: in Canada è stato ridimensionato il potere di espulsione riconosciuto al Ministro dell’Interno così come in Inghilterra è stato ritenuto illegittimo il potere riconosciuto alla Commissione per l’immigrazione di espellere sospetti terroristi sulla base di informazioni sommarie.
Il lavoro finale, così come esposto, consente al lettore la massima chiarezza circa l’esperienza normativa italiana e straniera nel campo della sicurezza e tutela dei diritti nell'epoca del terrorismo.Ci si augura che nel futuro la civiltà umana sia in grado di evitare che situazioni legate al terrorismo possano minare le basi costituzionali di ogni ordinamento, segno questo di una matura esperienza giuridica.

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4 CAPITOLO 1 ESISTE UN DIRITTO COSTITUZIONALE ALLA SICUREZZA? 1.1. Analisi geo-politica sui fenomeni criminali. Negli ultimi tempi in Italia e, in generale, in tutto il resto del mondo, si sta svolgendo un ampio dibattito che ha come oggetto la tutela del diritto alla sicurezza. La sicurezza dei cittadini di ogni Paese, quella di intere comunità statali e addirittura quella mondiale sono costantemente ritenute a rischio. Il perché di un così ampio interesse trova la sua naturale spiegazione nell’aumento della paura, conseguenza dei mutamenti globali e locali (sul piano sociale, nazionale, politico ed economico). La sicurezza è, infatti, una questione giuridica di portata sia globale che locale. La nostra indagine vuol iniziare ponendosi come primo quesito la ricerca del dies ad quo relativo all’aumento della percezione dell’insicurezza. In tal senso la scelta ricade all’11 settembre 2001 quando i terroristi di un noto gruppo jiadista, denominata Al-Qā‘ida (arabo: ة د ع اق لا), decisero di proclamare la loro guerra santa contro l’occidente. Gli attacchi furono effettuati attraverso il sequestro di alcuni aerei di linea americani, dirottati e usati nell’impatto contro edifici simbolo degli U.S.A. quali le Torri Gemelle a New York e il Pentagono poiché sede del ministero della Difesa americano. Da allora tutto il mondo vive nella paura che il terrorismo rappresenti per le generazioni attuali e future il

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Pietro Cinquemani Contatta »

Composta da 74 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.