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I futuri contingenti in Ockham

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Potenza
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia teoretica, morale, politica ed estetica
  Relatore: Riccardo Fedriga
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 39

Ockham considera in accordo con la dottrina cristiana che Dio abbia una prescienza infallibile dei futuri contingenti. Pertanto sviluppa il suo punto di vista sulla verità e sui futuri contingenti e lo usa per risolvere i problemi sulla predestinazione e sulla prescienza di Dio. Qui però si presenta il problema del fatalismo. Per spiegare cos'è il fatalismo in una frase: se qualcuno ha agito in qualche modo doveva agire così; e se qualcuno agirà in qualche modo deve necessariamente agire così. Aristotele , nel De interpretatione, 9 , argomenta così: ogni proposizione, sia concernente il passato sia concernente il futuro, è o vera o falsa. Si consideri la proposizione concernente il futuro: domani pioverà alle 7. Questa proposizione è vera o falsa. Se è vera niente potrà impedire che domani pioverà alle 7, se è falsa domani non pioverà alle 7 e niente potrà impedirlo. Quindi, se è vero ora e da sempre che domani pioverà alle 7, allora necessariamente domani pioverà alle 7; e se è falso ora e da sempre che domani pioverà alle 7, allora è impossibile che domani pioverà alle 7. Ockham, nel suo commento al De interpretatione, 9, cerca di riportare in vita la contingenza, annullata nel mondo fatalistico e necessario generato dagli esiti di tale argomento, riflettendo sulle nozioni di modalità, verità e falsità. Le modalità in questione sono logiche e reali: 'piove' è contingente se e solo se 'piove' ha validità e 'non piove' ha validità ; 'piove' è necessario se e solo se 'non piove' non ha validità; e 'piove' è impossibile se e solo se 'piove' non ha validità. Da un lato, la validità è considerata causalmente: se qualcosa è sufficiente causalmente a favore di 'piove', 'non piove' non ha validità e 'piove' è necessario; ma laddove non ci sia sufficienza causale a favore di 'piove' e di 'non piove', entrambi hanno validità e 'piove' è contingente. Dall'altro, la contingenza è indeterminatezza ontologica, poiché laddove i contrari hanno validità, la validità di 'piove' non permane dopo che 'non piove' sia diventato realtà a tutti gli effetti. Quindi, Ockham asserisce che solamente gli eventi, le azioni e le relazioni passate sono necessari, non nel senso che i loro contrari siano logicamente impossibili, ma nel senso che le cose non possono andare più diversamente da come sono andate . Ockham attribuisce ad Aristotele la visione della proposizione come ciò che può essere vero o falso a seconda della sua adeguatezza o non adeguatezza alla realtà. Ma laddove le proposizioni sui futuri contingenti abbiano una doppia validità così deve essere anche per i loro valori di verità. Dato che le cose (eventi ,azioni e relazioni) sono determinate o indeterminate solo in un istante prestabilito, allo stesso modo le proposizioni corrispondenti sono vere o false in modo determinato o indeterminato, non in modo assoluto, ma in un istante prestabilito. Le proposizioni sui futuri contingenti,dato che riguardano il futuro, non saranno né vere né false in modo determinato. Ciò non significa per Ockham che una proposizione disgiuntiva sui futuri contingenti manchi di valori di verità. Anzi, essa è sempre vera o falsa, poiché i futuri contingenti corrisponderanno in un modo o in un altro, all'istante futuro in questione. Ockham ricostruisce la fallacia del primo argomento fatalista di Aristotele in questo modo: ciò che accade per caso non è determinato ad essere da una parte della contraddizione piuttosto che dall'altra. Pertanto, se sarà così o non sarà così, non accadrà per caso ma necessariamente. Ockham espone la fallacia del secondo argomento di Aristotele in questo modo: l'argomento si basa sulla proposizione che una proposizione vera concernente il passato sia necessaria. Pertanto se 'la pallina è nera' è vero adesso, 'era vero che la pallina sarà nera 'è necessario. Quindi, è necessario che ciò accada, e non può essere altrimenti. Aristotele prevede la possibilità che l'efficacia della scelta venga meno sostenendo che nel futuro le azioni libere vadano considerate come futuri contingenti. Per Ockham niente di ciò che concerne questa posizione attribuita ad Aristotele è contingente in modo casuale eccetto ciò che ricada sotto il potere di ciascuno di agire liberamente. Ma se ogni proposizione fosse vera o falsa in modo determinato, non ci sarebbe bisogno di scegliere , dato che, proprio perchè il fatto è determinato, accadrà come era stato determinato ad accadere, che si scelga o no.

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Conoscenza divina dei futuri contingenti L'argomento degli avversari di Ockham citato nella Quaestio I,Obiectio 2 del Tractatus utilizza la strategia della reductio aristotelica. C'è l'applicazione del principio di bivalenza alle proposizioni concernenti il futuro e , muovendo da tale principio, si deduce la conclusione assurda che la beatitudine suprema o la pena eterna non abbiano niente a che fare con la libera scelta dell'uomo. Il rifiuto di tale conclusione assurda li porta alla negazione del principio di bivalenza se applicato alle proposizioni concernenti i futuri contingenti. La risposta di Ockham a tali obiezioni nasce dal bisogno di conservare la dottrina della prescienza divina universale rispetto alla disputa sul fatto che le azioni future e libere vadano considerate come futuri contingenti o no. Ockham considera tali argomenti come una reductio ad absurdum delle condizioni di verità aristoteliche sulle quali si fondano. Per Ockham se si accettano come vere o false in modo determinato tali condizioni di verità si arriva a conclusioni incompatibili con la fede e la verità; pertanto devono essere sostituite con altre condizioni di verità che permettano un'applicazione non problematica del principio di bivalenza alle proposizioni concernenti i futuri contingenti. La sostituzione di Ockham è la seguente: l'essere predestinato di Pietro a tm è determinato a tn, se e solo se in un istante o in un altro non ha validità il non essere predestinato di Pietro a tm, che permette che qualcosa di futuro relativa a tn sia determinata a tn, anche se niente di reale nel passato o nel presente relativo a tn abbia bisogno della sua esistenza futura, ammesso che qualcosa che esista in un istante o in un altro ne stabilisca l'esistenza futura. Sulla base della teoria aristotelica della verità – le proposizioni sono vere o false in modo determinato in quanto si adeguano o non si adeguano alla realtà – Ockham opera le seguenti sostituzioni: 'Pietro è predestinato a tm è vera in modo determinato a tn, se e solo se in un istante o in un altro non ha validità il non essere predestinato di Pietro a tm' e 'Pietro è predestinato a tm è falsa in modo determinato a tn, se e solo se in un istante o in un altro non ha validità l'essere predestinato di Pietro a tm', che forniscono valori di verità alle proposizioni sui futuri contingenti e conservano il principio di bivalenza. Ockham salva la dottrina della prescienza 4

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