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Le Bucoliche di Virgilio: una risposta alla sfida del cambiamento

Questo lavoro propone una rilettura della silloge bucolica virgiliana tenendo presente come filo conduttore la tematica del cambiamento, e del cambiamento l'aspetto storico - politico e parimenti quello letterario, intesi non come a sé stanti, bensì uno come il risvolto dell'altro e dunque intimamente connessi.
Tale lettura riconosce nelle Bucoliche la risposta tutta virgiliana alla sfida del cambiamento considerato nella duplice veste sopra citata.
Da un punto di vista diacronico la raccolta virgiliana viene analizzata tenendo come costante il genere letterario tentando così di rilevare, nell'ambito della lirica pastorale, gli elementi di novità che il poeta intende apportare al modello costituito dalla bucolica teocritea.
Inoltre il poema pastorale viene inserito, partendo dall'analisi del testo stesso, nel travagliato periodo storico in cui fu composto e di tale periodo vengono puntualmente rilevati gli echi all'interno delle varie ecloghe, mostrando come la poesia dovesse, secondo Virgilio, trasfigurare in immagine poetica le tempeste della Storia, riavvicinando nuovamente il mondo letterario e il mondo reale attraverso gli esiti, nuovi per la letteratura latina, della poesia bucolica.
Sempre in un approccio sincronico infine l'opera viene sovrapposta agli Epodi oraziani, opera coeva rispetto alle Bucoliche, e che dunque, nata in grembo alla medesima temperie storica e socio-culturale, finisce col rivelare, negli elementi non sovrapponibili, motivi e spunti dovuti esclusivamente a Virgilio.

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Introduzione L'epoca che va dalla seconda metà del II secolo a.C. agli ultimi anni del I secolo a.C. non fu certamente la più felice per Roma dal punto di vista storico - politico. Le agitazioni della repubblica e le successive sanguinose lotte civili innescate dagli eventi del primo e del secondo triumvirato avevano dimostrato come l'ordinamento repubblicano, ormai giunto ad una irrimediabile sclerosi dei suoi principi fondanti, non fosse più in grado di fornire una risposta efficace al corso degli eventi e come dunque fosse necessario ed urgente un cambiamento etico, politico ed istituzionale. Nel 43 a.C., con la morte di Cicerone, se ne andava l'ultimo e più grande interprete di un'epoca in cui il letterato, civis prima ancora che intellettuale, concepiva la propria opera a supporto e a coronamento dell'impegno politico e, pur tuttavia, riusciva comunque ad incidere sulle dinamiche della Storia. In quello stesso anno, Virgilio, non ancora trentenne, s'apprestava ad avviare la composizione delle Bucoliche, prima raccolta poetica a lui attribuibile con certezza e, nonostante ciò, già "opera stilisticamente, artisticamente matura, meravigliosamente matura"   . 1 Al poeta mantovano, in un periodo storico così difficile, dovette apparire chiara l'urgenza di un cambiamento non solo politico, ma anche letterario, che fosse a quello intimamente connesso e che si dimostrasse in grado di riavvicinare la poesia, ormai caratterizzata dal disimpegno estetizzante dei neoterici, alla realtà contemporanea. Così Virgilio si propone di colmare questa distanza sin dall'esordio della sua raccolta e si trova a riflettere, all'interno dell'opera, su come tale processo debba essere condotto, proponendo le proprie scelte poetiche come modello e dunque innalzandosi consapevolmente al ruolo di "classico". 3 A. La Penna, Virgilio e la crisi del mondo antico, in Tutte le opere/Publio Virgilio Marone, 1 versione introduzione e note di E. Cetrangolo, Sansoni, Firenze 1992, p. XI.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Salvatore Di Bianca Contatta »

Composta da 117 pagine.

 

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