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La tutela dell'assicurato in qualità di consumatore

Il presente elaborato si pone quale strumento di indagine circa le problematiche e i rimedi apprestati dal legislatore nazionale in relazione alla condizione di debolezza contrattuale in cui versa il consumatore, nello specifico di servizi assicurativi, rispetto alla sua controparte contrattuale.

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5 Capitolo I LA TUTELA DELL’ASSICURATO NEL CONTRATTO DI ASSICURAZIONE. Sommario: 1. Profili generali: la tutela dell’assicurato nel Codice Civile del 1942 (il principio di inderogabilità “in peius”). – 2. La rivalutazione della posizione dell’assicurato nel contratto di assicurazione alla luce dei D.lgs. 174 e D.lgs. 175 del 1995. – 3. Il Codice delle Assicurazioni. – 4. Il Codice del Consumo. 1. PROFILI GENERALI: LA TUTELA DELL’ASSICURATO NEL CODICE CIVILE DEL 1942 (IL PRINCPIO DI INDEROGABILITA’ “IN PEIUS”). L’assicurazione, dalla sua genesi ai giorni nostri, è stata chiamata a soddisfare il bisogno di sicurezza dell’uomo, e questa, ora come allora, è la sua utilità principale perché consente all’assicurato di essere liberato dall’ansia e dalle preoccupazioni procurategli dall’incertezza circa il proprio avvenire, cioè dal timore delle conseguenze economicamente sfavorevoli che incombono sulla sua persona e sui suoi beni, che uniti alla consapevolezza della incapacità di fronteggiare individualmente tali eventi, hanno portato l’individuo a ricercare protezione e sicurezza in altri soggetti, accomunati dallo stesso rischio, in un sentimento di reciproca solidarietà che li associa nella sua sopportazione (rischio collettivo) e nella ripartizione del danno (individuale) (1) . Tutto ciò ha portato l’assicurazione a configurarsi quale strumento a servizio di una moltitudine di utenti e ad oggi il contratto di “massa” per eccellenza (2) . Al contempo si è posta la necessità di interventi legislativi tesi a riequilibrare un rapporto contrattuale, quale quello nascente dal contratto di assicurazione, segnato dal grande potere del (1) Questo sentimento di solidarietà reciproca è l’essenza stessa del concetto di mutualità che nelle comunità più arcaiche e primitive trovava la propria espressione nella famiglia, nel clan, o nella tribù. Non si trattava di assicurazione in senso proprio ma di una forma embrionale di previdenza che nel tempo andò assumendo connotati ben più complessi e articolati fino alla nascita, nel XIV sec., del contratto di assicurazione a premio, quale strumento creato “dai mercanti per i mercanti”. Per approfondimenti vedi BATTISTING e MAESTRO, Radici storiche dell’immagine dell’assicurazione e contributi al suo miglioramento, in Ass., 1992, pp. 295 ss.; LA TORRE, L’assicurazione nella storia delle idee, Milano, 2000, pp. 6 ss.; DONATI - VOLPE PUTZOLU, Manuale di diritto delle assicurazioni, Milano, 2002, pp. 8 ss. (2) In questa logica il singolo rapporto risulta conforme ad una polizza tipo, cioè ad un modello standard o di serie già predisposto dall’impresa assicuratrice. Ciò è dovuto sia alla stretta interdipendenza che soprattutto in questo campo esiste tra i singoli atti e l’attività nel suo insieme, sia per l’esigenza, peculiare nell’assicurazione e funzionale alla sua riuscita, di determinare con la massima precisione possibile il costo della copertura, ossia il premio, così che esso incida su ciascun assicurato per una somma non maggiore né minore della misura corrispondente alla frazione individuale del rischio collettivo. Vedi LA TORRE, Contratti di assicurazione e tutela del consumatore, in Ass., 1996, pp. 130 ss.; sul contratto standard vedi infra, cap. II § I.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Barbara Longu Contatta »

Composta da 147 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.