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La coltivazione del mais nei sistemi biologici e convenzionali: risultati da una sperimentazione poliennale

Informazioni tesi

  Autore: Danluigi Bertazzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali
  Relatore: Paolo Benincasa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

Il mais, uno dei principali cereali primaverili-estivi coltivati in Italia, può essere coltivato con sistemi di coltivazione biologici e convenzionali. Nei sistemi di coltivazione convenzionali si utilizzano spesso alti input di energia e di sostanze chimiche di sintesi che hanno impatto negativo sullambiente. In questi ultimi anni, si assiste ad un aumento dell’attenzione verso i problemi ambientali da parte di tutti gli operatori del settore che ha portato alla messa a punto di sistemi di coltivazione a basso input, convenzionali o biologici. In questa tesi viene esaminata la letteratura scientifica sulle più recenti sperimentazioni relativa alla comparazione tra sistemi di coltivazione biologico e convenzionale. Verranno riportati anche i dati pubblicati dal Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali – Sez. di Agronomia dell’Università di Perugia in merito alla coltivazione del mais in una prova di lunga durata in corso presso la Stazione sperimentale di Papiano, relativa al confronto tra un sistema convenzionale a basso input e un sistema biologico.
In dettaglio verranno analizzate le problematiche relative a:
- gestione della fertilità;
- gestione delle infestanti;
- gestione dei parassiti;
- irrigazione;
- scelta varietale;
- rese.

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5 1. INTRODUZIONE Ai sistemi colturali “full input” va riconosciuto il merito di aver assicurato finora alti livelli di produzione alimentare per soddisfare così le esigenze di una popolazione mondiale crescente; tuttavia l’intensificazione dei processi ha comportato dei costi ambientali in termini di riduzione della biodiversità, degradazione del suolo e inquinamento delle acque superficiali (Papa, 2009). Negli ultimi decenni, in agricoltura, ci si è orientati verso strategie di coltivazione a minor impatto ambientale, volte quindi a salvaguardare le risorse naturali (suolo, sostanza organica in esso contenuta, risorse idriche, aria, ecc.), e ad assicurare elevate caratteristiche qualitative del prodotto in termini sia nutrizionali che sanitari. Le strategie di coltivazione a minor impatto ambientale sono state introdotte sia nei sistemi colturali convenzionali (o tradizionali), cioè quelli che fanno uso di prodotti chimici di sintesi (come concimi, diserbanti e agrofarmaci), sia in quelli biologici (o organici), nei quali l’uso di prodotti chimici di sintesi non è consentito. Queste strategie, sia nei sistemi convenzionali che in quelli biologici, sono volte a ridurre gli input e migliorare l’efficienza d’uso delle risorse del sistema, in tutte le sue parti. In aggiunta, in agricoltura biologica, i limiti tecnici connessi al divieto di utilizzo delle sostanze chimiche di sintesi, rendono necessarie strategie volte a migliorare l’autosufficienza del sistema. Così, la protezione delle colture fa molto affidamento sulla resistenza di genotipi meno migliorati e sul mantenimento di un alto livello di biodiversità; la gestione della fertilità si basa su pratiche agronomiche sempre raccomandabili come avvicendamenti,

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mais
coltivazione biologica e convenzionale
biosyst
coltivazione del mais
parassiti
nitrati
varietà
infestanti
irrigazione
fertilità azotata
rese

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