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L'utilizzo degli strumenti derivati negli enti locali italiani. Il caso del Comune di Milano

Informazioni tesi

  Autore: Romano Amato
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2012-13
  Università: Università Telematica "E-Campus"
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Francesco Bollazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 151

Nozione e definizione generale dei derivati. Storia e ordinamento degli strumenti derivati. Tipologie, classificazione e caratteristiche di derivati. Le diverse derivazioni dei macro tipi principali. Le combinazioni, i derivati complessi, i derivati di credito i derivati di secondo livello. Confronto degli strumenti derivati con strumenti finanziari tradizionali e di nuova generazione. L'origine della crisi finanziaria, il mercato e la speculazione sui prodotti derivati. Il ruolo degli enti locali in Italia nella finanza derivati. Casi pratici, il caso del comune di Cassino, il caso di Poste italiane S.p.A., il caso del comune di Acqui Terme, il caso di una società privata. Il caso dei casi: gli strumenti derivati nel comune di Milano. Note conclusive e possibilità di risoluzione del problema dell'asimmetria informativa.

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L’utilizzo degli strumenti derivati negli Enti Locali Italiani. Il caso del comune di Milano. 5 Capitolo 1. Nozione e definizione generale La categoria dei derivati comprende tutti quei contratti di natura finanziaria, che si attualizzano nella negoziazione a termine di un’entità economica e nella relativa valorizzazione autonoma del differenziale emergente dal raffronto fra il prezzo dell’entità al momento della stipulazione e il suo valore alla scadenza pattuita. In altre parole il valore del derivato “deriva” dall’andamento di mercato delle attività sottostanti. Il termine trova la propria origine dalla parola “inglese” derivative, ma la derivazione, in ambito finanziario, assume un diverso duplice significato. a) I derivati sono contratti che “insistono su elementi di altri schemi negoziali, quali titoli, valute, tassi di interesse, tassi di cambio, indici di borsa” 1 . b) I derivati, secondo la dottrina straniera, per lo più di matrice anglosassone, sono uno strumento finanziario basato su un altro strumento elementare, e il valore del derivato finanziario dipende dall’ulteriore strumento di base. Coerentemente la nostra dottrina si esprime in termini non dissimili: i derivati possono definirsi come contratti il cui valore deriva (dipende) dal prezzo di “un’attività finanziaria sottostante”, in altre parole dal valore di un parametro finanziario di riferimento (indice, tasso, cambio, ecc.). Sono considerati derivati, secondo le disposizioni della Banca d’Italia 2 in attuazione del D.Lgs. n. 87 del 1992 3 : - i contratti derivati con titolo sottostante; - i contratti derivati su valute; 1 Banca d’Italia, Circolare 29 marzo 1988 n. 4 – Aggiornamento 23 giugno 1994 n. 112, art. 3 2 Circolare del 30 luglio 1992 n. 166, Capitolo 1, Paragrafo 5 – Aggiornamento del 30 luglio 2002 3 D.Lgs. 27 gennaio 1992 n. 87, Attuazione della direttiva 86/635/CEE e della direttiva 89/117/CEE

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