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La configurazione discorsiva dell' "operatore dell'emergenza" : una ricerca esplorativa

Con “operatore dell’emergenza” si intende colui che, a titolo volontario o professionista, è chiamato a gestire situazioni di emergenza all’interno di agenzie operative con differenti campi di applicazione (Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine, Croce Rossa Italiana, associazioni private di soccorso sanitario, Esercito Italiano, Protezione Civile, ecc.).

L’operatore dell’emergenza risulta pertanto essere un ruolo il cui profilo viene definito e costruito in virtù di competenze specifiche, necessarie per poter mettere in campo processi organizzativi finalizzati al perseguimento degli obiettivi dell’organizzazione cui appartiene, e che si acquisiscono attraverso una formazione specifica.

Il lavoro che ci si accinge a presentare, il cui obiettivo è “descrivere la configurazione discorsiva della realtà ‘operatore dell’emergenza’” generata dall’interazione delle pratiche discorsive di differenti voci (letteratura di settore, normativa, senso comune e operatori stessi), nasce sulla scorta dell’esplicitazione della richiesta, a livello sia nazionale sia internazionale, di rispondere agli aspetti critici relativi ai “vissuti psicologici” che coinvolgono gli operatori dell’emergenza, trasversalmente alle differenti strutture operative, durante e dopo l’intervento in eventi critici.

A livello normativo, tale richiesta compare nella Direttiva emanata dal Presidente del Consiglio dei Ministri in data 13 giugno 2006 “Criteri di massima sugli interventi psico-sociali da attuare nelle catastrofi” (G.U. 29 agosto 2006, n.200), in cui si evidenzia l’importanza di porre attenzione alle problematiche psichiatrico-psicologiche provocate dagli eventi calamitosi nelle persone coinvolte, siano esse soccorsi oppure soccorritori, e di intervenire rispetto ad esse in termini sia di prevenzione che di trattamento.

Nella I Parte, denominata Senso scientifico e letteratura di settore, si offre una riflessione epistemologica che consente di tracciare i confini entro cui un atto conoscitivo possa essere definito scientifico. A fronte di questo, viene delineato l’oggetto d’indagine del lavoro, “operatore dell’emergenza”, esplicitando la filiera della conoscenza su cui si impernia la ricerca condotta e presentata nella seconda parte, ovvero: statuto epistemologico dello stesso, scienza all’interno della quale se ne rende praticabile la conoscenza, paradigma assunto come riferimento coerente, cornice teorica adottata e costrutti utilizzati che all’interno di essa trovano definizione (Capitolo 1).
Successivamente, vengono offerte alcune definizioni del costrutto di “emergenza”, utilizzando come riferimenti l’etimologia e la normativa nazionale. Si entra quindi nel merito del campo di applicazione della Psicologia dell’Emergenza, offrendone alcune coordinate definitorie e lo stato dell’arte nazionale e internazionale in termini di contributi di ricerca e d’intervento. Proseguendo, si traccia un’analisi epistemologica dei presupposti fondativi della disciplina e si mettono in luce le possibili ricadute pragmatiche di questi nell’operatività del ruolo dell’operatore dell’emergenza. Infine, si presenta quella che intende essere una proposta di “scarto paradigmatico” in ambito di Psicologia dell’Emergenza (Capitolo 2).

Nella II Parte, intitolata La ricerca, viene presentata la ricerca fondata sui presupposti resi espliciti nel Capitolo 1. Più dettagliatamente: si descrive la metodologia utilizzata per l’indagine, necessariamente aderente allo statuto epistemologico e coerente con il riferimento paradigmatico su cui si colloca l’oggetto d’indagine affinché si possa parlare di un contributo scientifico (Capitolo 3); si riportano i risultati della ricerca in termini di descrizione e di commento, suddividendoli per area d’indagine (Capitolo 4).

Nella III Parte, dal titolo Conclusioni, si riportano da un lato le considerazioni formulate dal ricercatore integrando le argomentazioni relative alla Psicologia dell’Emergenza (Capitolo 2) e le argomentazioni inerenti alla ricerca svolta, dall’altro offrendo quelle che si configurano come proposte di possibili linee operative fondate sui presupposti teorico-epistemologici presentati in termini di “scarto paradigmatico” nel campo di applicazione della Psicologia dell’Emergenza (Capitolo 5).

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1 INTRODUZIONE Con “operatore dell’emergenza” si intende colui che, a titolo volontario o professionista, è chiamato a gestire situazioni di emergenza all’interno di agenzie operative con differenti campi di applicazione (Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine, Croce Rossa Italiana, associazioni private di soccorso sanitario, Esercito Italiano, Protezione Civile, ecc.). L’operatore dell’emergenza risulta pertanto essere un ruolo il cui profilo viene definito e costruito in virtù di competenze specifiche, necessarie per poter mettere in campo processi organizzativi finalizzati al perseguimento degli obiettivi dell’organizzazione cui appartiene, e che si acquisiscono attraverso una formazione specifica. Il lavoro che ci si accinge a presentare, il cui obiettivo è “descrivere la configurazione discorsiva della realtà ‘operatore dell’emergenza’” generata dall’interazione delle pratiche discorsive di differenti voci (letteratura di settore, normativa, senso comune e operatori stessi), nasce sulla scorta dell’esplicitazione della richiesta, a livello sia nazionale sia internazionale, di rispondere agli aspetti critici relativi ai “vissuti psicologici” che coinvolgono gli operatori dell’emergenza, trasversalmente alle differenti strutture operative, durante e dopo l’intervento in eventi critici. A livello normativo, tale richiesta compare nella Direttiva emanata dal Presidente del Consiglio dei Ministri in data 13 giugno 2006 “Criteri di massima sugli interventi psico- sociali da attuare nelle catastrofi” (G.U. 29 agosto 2006, n.200), in cui si evidenzia l’importanza di porre attenzione alle problematiche psichiatrico-psicologiche provocate dagli eventi calamitosi nelle persone coinvolte, siano esse soccorsi oppure soccorritori, e di intervenire rispetto ad esse in termini sia di prevenzione che di trattamento. Nella I Parte, denominata Senso scientifico e letteratura di settore, si offre una riflessione epistemologica che consente di tracciare i confini entro cui un atto conoscitivo possa essere definito scientifico. A fronte di questo, viene delineato l’oggetto d’indagine del lavoro, “operatore dell’emergenza”, esplicitando la filiera della conoscenza su cui si impernia la ricerca condotta e presentata nella seconda parte, ovvero: statuto epistemologico dello stesso, scienza all’interno della quale se ne rende praticabile la conoscenza, paradigma assunto come riferimento coerente, cornice

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Alexia Vendramini Contatta »

Composta da 283 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.